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Toledo, Cattedrale

Toledo. La città di El Greco

L’antica capitale della Castiglia, tra arte e fedi diverse.
sabato 1 giugno 2013 di Nica Fiori

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Storia
Argomenti: Turismo


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Posta a circa 80 km da Madrid, Toledo è una meta quasi d’obbligo per chi si reca nella capitale spagnola, essendo stata per quasi un millennio il centro della vita culturale e artistica della Spagna. Le sue strade tortuose presentano uno splendido miscuglio di edifici e stili diversi, tanto che Théophile Gautier scrisse che Toledo “ha qualcosa del convento, qualcosa della fortezza, e anche qualcosa dell’harem”.

I Romani, che vi arrivarono nel 193 a.C., furono i primi ad insediarvisi. Seguirono i Vandali, quindi i Visigoti, sotto i quali acquistò grande importanza come centro religioso. Nel 711 cadde sotto i Mori del Nordafrica. L’invasione moresca della Spagna fu sentita in tutta l’Europa come una sorta di oltraggio e, finché i musulmani non furono definitivamente cacciati, i vari regni europei si diedero da fare per liberarsene. Eppure la loro presenza fu apportatrice di civiltà in un’età oscura: basti pensare all’inventore dell’algebra Ben Musa (X secolo), o al filosofo e medico Averroè (XII secolo), citato da Dante nella Divina Commedia, in quanto traduttore e commentatore di Aristotele.

Toledo fu riconquistata alla cristianità nel 1085 da El Cid, dopo un assedio di sette anni, e divenne capitale della Castiglia, ruolo che mantenne per quattro secoli finché Filippo II, nel 1560, trasferì la capitale a Madrid.

Quando, nel 1577, il pittore cretese Domenico Theotokopulos si recò a Toledo, fu talmente affascinato dalla magia e dal mistero che l’avvolgevano che decise di rimanervi. Divenuto per tutti El Greco, visse lì per 37 anni, fino alla morte, e vi lasciò molti dei suoi dipinti. La maestosità di questa città-fortezza, così alta sul fiume Tago che a volte sembra quasi emergere tra le nuvole, era perfettamente adatta al suo stile pittorico. Le singolari forme allungate che caratterizzano i suoi dipinti non sembrano particolarmente esagerate se si confronta la cittadina di oggi con la tenebrosa “Veduta di Toledo”, conservata nella casa-museo del pittore (in realtà una ricostruzione fatta da un suo ammiratore) e con quella più celebre del Metropolitan Museum di New York. Le architetture urbane, liberamente interpretate dall’artista, si ergono drammaticamente, chiuse come sono in uno spazio stretto, svettante verso le nubi di un cielo burrascoso.

Il monumento cittadino più importante è sicuramente la grandiosa cattedrale gotica, costruita tra il 1224 e il 1493. Un luogo straordinario per i tesori artistici che conserva, sculture e pitture, ferri battuti, superbe vetrate fiamminghe dei secoli XIV-XVI e il colossale retablo della Capilla Mayor, opera di artisti borgognoni, fiamminghi e spagnoli. Pure gotica è San Juan de Los Reyes, che vanta uno splendido chiostro.

Ma è una chiesa ben più modesta a possedere il dipinto più ammirato di tutti. Si tratta della parrocchia di San Tomé, che nel 1586 commissionò a El Greco il Seppellimento del Conte di Orgaz per commemorare la sepoltura del suo nobile benefattore Don Gonzalo Ruiz de Orgaz, morto nel 1323. Si narra che, poco prima dell’inumazione del suo corpo, il cielo miracolosamente si aprì e i santi Agostino e Stefano scesero e lo deposero nella tomba con le loro mani. L’artista rappresentò la cerimonia come un fatto contemporaneo, inserendovi molti dignitari della città, in abiti dell’epoca. L’anima del defunto è raffigurata mentre viene portata in cielo per essere giudicata da Dio, ma il giudizio in questo caso è scontato: le opere di carità del conte di Orgaz lo hanno reso degno del Paradiso.

Nel punto più alto della città sorge l’Alcazar, la poderosa fortezza di origine romana, oggi sede del Museo dell’Esercito di Toledo. Da lassù la vista è stupenda, un dedalo di viuzze e slarghi dove è facile perdersi, con un profilo movimentato da torri e cupole, e tutt’intorno il verde Tago con i suoi tre ponti. Sulla sponda del fiume, vicino al ponte dell’Alcantara, sorgeva un tempo il palazzo di Galiana, del quale ora rimane solo qualche resto. Racconta una leggenda che in questo luogo Carlo Magno lottò contro il re moro di Guadalajara per assicurarsi la mano di Galiana, figlia del re Galafre e considerata la più bella donna mora. Ancora oggi, nelle notti di luna piena, c’è chi afferma di sentire le grida dei due contendenti e di veder brillare le loro armi.

Questa visione fantastica appare pienamente in sintonia con il carattere magico della città, famosa anche come centro di occultismo e di studi cabalistici. È verso il XIII secolo che a Toledo si diffonde la cabala, una dottrina mistica che deriva dall’ebraico qabbalah, che vuol dire tradizione orale, in riferimento alla consuetudine di tramandare oralmente le conoscenze esoteriche. Gli Ebrei, fin dall’inizio dell’era cristiana, si erano insediati nel quartiere sudoccidentale, che ancora oggi è chiamato Giuderia. Una tradizione vuole che vedessero con favore la presa della città da parte dei Mori e che anzi li avessero aiutati. Forse anche per questo, dopo la riconquista, l’antisemitismo culminò più volte in scontri sanguinosi. Nel 1260, comunque, la comunità ebraica poté costruire la più bella sinagoga della Spagna, trasformata nel 1405 in chiesa col nome di Santa Maria La Blanca e oggi monumento nazionale. Un solo colore, il bianco, illumina i 32 pilastri ottagonali che scandiscono lo spazio in cinque navate; una raffinata decorazione geometrica a stucco riveste i capitelli che sorreggono archi moreschi creando un insieme di impressionante bellezza. Ma anche un’altra sinagoga, quella del Transito (XIV secolo), ci colpisce per l’armoniosa architettura dell’interno. La sua unica navata è decorata con fogliami intrecciati alle armi di Castiglia e arabeschi delicati e complessi come la filigrana dei più bei gioielli. Dal 1971 ospita il Museo Sefardì che conserva iscrizioni ebraiche, oggetti di culto e testi sacri.

L’unica costruzione moresca che si è conservata, anche se trasformata in chiesa, è la moschea detta del Cristo de la Luz, del X secolo, con archi a ferro di cavallo e una copertura di nove cupolette. Si tramanda che qui i cristiani celebrarono la loro prima messa, appena rientrati in possesso della città. Nei pressi è la Puerta del Sol, la porta più importante della città. È anch’essa di stile moresco (mudéjar), ma è stata realizzata dopo la riconquista. Non bisogna meravigliarsi di ciò: la città infatti continuò a mantenere un saldo nucleo di popolazione musulmana che diede luogo a una scuola artistica validissima. Diverse chiese hanno campanili che sembrano minareti, decorati come sono con pannelli ad arcatelle a intreccio. Gli effetti pittorici ricavati dall’uso del mattone e i soffitti lignei a cassettoni, detti artesonados, sono anch’essi in puro stile mudéjar.