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LA VIA FRANCIGENA

Una App scaricabile gratuitamente ci guida nel percorso laziale a sud di Roma
mercoledì 1 maggio 2013 di Nica Fiori

Argomenti: Turismo


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“Movesi il vecchierel canuto et biancho…”, scriveva il Petrarca in un sonetto, presentando il viaggio a Roma di un vecchio pellegrino come l’atto estremo di una vita, un faticoso cammino verso la liberazione finale, sostenuto dal desiderio di vedere, prima della morte, le reliquie del Salvatore e i luoghi dove erano stati martizizzati i santi Pietro e Paolo. Per tutto il Medioevo il viaggio a Roma, al pari di quello a Santiago di Compostela, è stato vissuto come un itinerario iniziatico verso un’altra dimensione. Roma era la nuova Gerusalemme e, poiché la Terrasanta era difficilmente raggiungibile, i pontefici avevano incoraggiato la prassi del pellegrinaggio romano come sostitutivo di quello d’oltremare.

Il sistema dei pellegrinaggi mosse, in effetti, attraverso l’Europa medievale una quantità impressionante di persone, fondendo motivazioni di ordine spirituale e religioso con altri economici e di prestigio. Tra la fine del primo millennio e l’inizio del secondo la “strada proveniente dalla Francia”, ma che attraversava anche la valle del Reno e i Paesi Bassi, divenne lo snodo centrale delle grandi vie della fede che univano Santiago, Roma e Gerusalemme, e che costituivano le cosiddette “peregrinationes maiores”, per distinguerle dai pellegrinaggi a santuari minori. Da quando il cammino della via Francigena venne inaugurato da Sigerico, vescovo di Canterbury, nel 990, il percorso dei pellegrini divenne una via di collegamento importantissima tra il nord e il sud d’Europa e un terreno fecondo di scambi culturali.

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Le vie franchigene in Europa

Di queste importanti vie di pellegrinaggio, solo il cammino di Santiago si è mantenuto nei secoli fino ai nostri tempi, mentre della via Francigena si era quasi perso il ricordo, finché a partire dal Giubileo del 2000 abbiamo assistito ad un fenomeno di riscoperta e rinascita degli antichi percorsi. Eh sì, perché i percorsi possibili erano più di uno, dal momento che, tra i principali luoghi di passaggio, l’itinerario poteva subire dei cambiamenti, dettati dalla presenza di briganti, paludi, problemi stagionali, tant’è che ora si parla più correttamente di vie Francigene.

Nell’ambito di questa valorizzazione va segnalata la guida “La Via Francigena nel Lazio. Radicofani, Proceno, Roma” (Touring Editore), che ripropone l’itinerario a piedi che dalla Toscana, passando dalle bellezze naturali del lago di Bolsena al basolato della via Cassia, dall’incanto di Viterbo ai paesaggi della Tuscia e dell’Agro Romano, trova il suo approdo alla città eterna da Monte Mario, e da qui, finalmente, a San Pietro. Recentemente è stato inoltre stampato il volume “Cesano. Borgo fortificato sulla via Francigena”, a cura di Adelaide Trezzini e Luisa Chiumenti (Gangemi editore), che ci fa conoscere un itinerario alternativo sempre a nord di Roma.

Ma, a sud di Roma, come si sviluppava la via? Per fare il punto sulle iniziative attuali di valorizzazione del percorso meridionale della via Francigena, si è svolto il 16 aprile 2013 presso l’Università Lateranense il convegno “La via Francigena nel sud”, promosso dalla Fondazione Percorsi Giubilari. Abbiamo appreso così che è stato ripristinato l’itinerario che dalla basilica di San Pietro conduce a Piglio, nel Frusinate, costruendo le prime tappe del percorso verso le coste pugliesi, da dove ci si imbarcava per proseguire alla volta di Gerusalemme (o, al contrario, il cammino da sud verso Roma, che dovevano aver percorso per primi San Pietro e San Paolo).

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La via franchigena del sud

In occasione del convegno è stata presentata la prima App (in italiano, inglese o spagnolo), da scaricare gratuitamente su smartphone e tablet, che fornisce informazioni utili a chi vuole percorrere il cammino della direttrice Prenestina Latina, ma soprattutto una serie di spunti culturali, storici e turistici per apprezzare la ricchezza del territorio che si attraversa. Sono ben 20 gli itinerari proposti in questa guida audiovisiva creata da Nova Itc, con 200 foto e 30 punti d’interesse. Pensiamo per esempio a Gabii, dove recentemente sono venuti alla luce edifici romani di età regia, al tempio della Fortuna Primigenia a Palestrina (l’antica Praeneste), al ponte romano a Gallicano, ma anche al Museo del Giocattolo a Zagarolo e a numerosi palazzi, chiese e castelli lungo 90 km di percorso.

La situazione è certo cambiata rispetto a quando ci si muoveva a piedi perché le proprie gambe erano spesso l’unico mezzo per muoversi: adesso ci si muove a piedi sugli antichi selciati animati da spirito sportivo oltre che religioso, ma si sente l’esigenza di supporti tecnologici che siano a passo con i tempi, e quindi questa applicazione informatica è quanto mai gradita per conoscere i luoghi di interesse, i siti archeologici, le sagre e le manifestazioni paesane, gli ostelli e i posti di ristoro. I luoghi che si attraversano sono cambiati profondamente, ma il percorso presenta sorprendenti analogie con il pellegrinaggio originario.

Rispetto all’uomo medievale che, animato da una fede incrollabile, rivolgeva la propria attenzione alle tante reliquie (non sempre autentiche) che trovava lungo il suo itinerario, una maggiore informazione permette ora di apprezzare maggiormente altri aspetti, ma comunque il pellegrinaggio rimane un’occasione di crescita spirituale. E se è vero che, secondo quanto scrive Marcel Proust, “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”, è automatico che il pellegrinaggio comporti un cambiamento, e quindi una “rinascita”.