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Il mitreo di Caracalla e il Terzo Paradiso di Pistoletto

Nelle Terme di Caracalla riapre al pubblico dopo 10 anni il più grande dei mitrei romani e viene allestita un’opera d’arte contemporanea
venerdì 2 novembre 2012 di Nica Fiori

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Architettura, Archeologia


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Riapre al pubblico, dopo dieci anni di restauro, il mitreo delle Terme di Caracalla, ovvero uno di quei santuari sotterranei dove si svolgevano i riti misterici del dio Mitra. Il culto di questo dio, di origine indo-iranica, arrivò a Roma probabilmente nel 67 a. C., portato dai soldati di Pompeo reduci dalle campagne in Oriente, ed ebbe ampia diffusione tra il II e il IV secolo d. C., in contemporanea con il primo cristianesimo. 1000000000000140000000D5D2A7CD55Il dio solare Mitra sarebbe nato invincibile (Sol Invictus era uno dei suoi appellativi) da una roccia generatrice il 25 dicembre (solstizio d’inverno), giorno che diventerà poi il Natale di Cristo, e sarebbe stato assunto in cielo dopo aver ucciso un toro, simbolo di vita, per allontanarlo dal Male e rendere possibile col suo sangue la rigenerazione del creato. Agli adepti venivano prescritte abluzioni simili al battesimo e vi era una cerimonia in cui la fronte veniva segnata per divenire “soldati di Mitra”.

Alla base del mitraismo era la credenza in un complesso sistema astrologico, in cui i pianeti e i segni zodiacali venivano divinizzati e instauravano con l’uomo un rapporto di fiducia e devozione. Mitra, ereditando dal dio Sole il compito di guidare la corsa dei pianeti, è descritto nell’atto di far ruotare gli astri nel cielo. Ma quest’ordine cosmico è il risultato della sua vittoria sul toro selvaggio. Con la sua uccisione, Mitra compie un atto di animazione del cosmo e si fa garante di salvezza eterna per i fedeli. Tutto il creato beneficia di questa infusione di vita, a cominciare dalla terra, e infatti dalla coda del toro morente spuntano le spighe, dal sangue la vite e dal seme gli animali utili. Il serpente e lo scorpione, mandati dal dio del male Ahriman, cercano di contrastare la dispersione di questi elementi vivificanti, ma inutilmente. Dopo essersi purificato, Mitra festeggia la vittoria insieme al Sole con un banchetto, quindi sale in cielo sulla quadriga solare.

1000000000000177000000F96B38B06AQuesto racconto mitico era raffigurato nei mitrei, chiamati “spelea” perché simili a grotte, dove gli adepti si riunivano per compiere il sacrificio rituale e partecipare al pasto sacro. Luoghi che Tertulliano, uno dei più noti padri della Chiesa del II-III secolo, definisce “castra tenebrarum” (accampamenti delle tenebre), in contrapposizione ai “castra lucis” dei cristiani, evidenziando l’organizzazione dei fedeli in milizie sacre e l’oscurità degli ambienti di culto: scelta questa che veniva giudicata contraddittoria rispetto alla natura essenzialmente solare del dio.

La liturgia mitraica era talmente diffusa che vi aderirono anche alcuni imperatori, tra cui Caracalla (211-217). Proprio a lui si deve il mitreo costruito sotto le sue terme, il più vasto tra quelli romani. Il mitreo fu scavato in occasione dei grandi sterri eseguiti nella zona all’inizio del Novecento. A esso si accede dall’ingresso che si affaccia sulla via Antoniniana e dal quale si entra anche nelle gallerie. Si articola in una serie di più ambienti, il primo dei quali è una sorta di vestibolo d’ingresso. Da questo, oltrepassando una soglia in travertino e un passaggio, si giunge in un altro ambiente, chiuso anch’esso da una porta o da un cancello, dove è stata trovata una statua di Afrodite Anadiomene, ora conservata nell’ex Planetario.

Si entra quindi nel santuario vero e proprio, consistente in un’aula rettangolare con volte a crociera, pavimento a mosaici bianchi e neri e pilastri in mattoni. Tra i pilastri corrono i banconi inclinati che ospitavano i fedeli durante le cerimonie sacre. L’aula, che è stata oggetto di una pulitura completa, misura 25 m di lunghezza per 10 di larghezza. Purtroppo non si è conservato l’apparato decorativo, presumibilmente distrutto dai cristiani, tranne che per un blocco di marmo, di fattura molto rozza, che doveva rappresentare la petra genetrix, con un serpente tra le rocce, dalla quale doveva uscire il busto del dio. 10000000000000FA000000FCCF5846C1

La particolarità di questo mitreo è data da una buca rettangolare, un unicum nei mitrei romani, dove secondo molti studiosi si potrebbe riconoscere la fossa sanguinis per il sacrificio del toro (taurobolium), che veniva ucciso su una grata in ferro posta sopra la buca, dentro la quale si trovava l’iniziato, pronto a ricevere il bagno del sangue dell’animale. Altri ritengono invece che fosse una botola per qualche apparizione spettacolare, perché il taurobolium era più tipico della religione di Attis e Cibele. Ma, come si legge nella guida delle Terme di Caracalla edita da Electa, “la prima ipotesi ben si collega con la religiosità di Caracalla e della sua famiglia, indirizzata a un sincretismo che quasi accomunava divinità classiche e orientali in un unico culto e che mescolava, nello stesso edificio, già all’interno di un bagno imperiale, una statua di Afrodite, un’iscrizione dedicata a Serapide Kosmokrator a cui poi è stato eraso il nome del dio egizio per sostituirlo con quello di Mitra, e infine la fossa per il taurobolium connessa con il culto di Mitra e di Attis”.

La cosa può sembrare raccapricciante, ma i riti cruenti nell’antichità erano tutt’altro che rari. L’immolazione della bestia selvaggia assumeva un valore di redenzione universale e quindi, aspergendosi del suo sangue, si otteneva la purificazione dai peccati. La partecipazione al banchetto mistico dava invece agli iniziati vigore fisico e saggezza spirituale, ovvero l’energia per combattere contro i demoni del Male.

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Michelangelo Pistoletto

In concomitanza con la riapertura del mitreo, nel giardino delle Terme di Caracalla è stata inaugurata, con un progetto a cura di Achille Bonito Oliva, l’opera di arte contemporanea “Il Terzo Paradiso”, di Michelangelo Pistoletto, in cui il nuovo segno dell’infinito è realizzato con 109 reperti appartenenti alle Terme stesse, selezionati dall’artista tra marmi e mosaici. Pistoletto, originario di Biella, ha raggiunto notorietà internazionale con le sue superfici specchianti, ma dal 2003 ha intrapreso un nuovo corso artistico. È in quella data che ha tracciato il nuovo segno d’infinito, simbolo del Terzo Paradiso. Da allora, il progetto ha girato l’Italia e alcune città straniere come Marsiglia, Tunisi, Londra e Mosca.

L’intero progetto nasce dalla riflessione sullo stato della vita sulla terra. È così che lo spiega l’artista stesso: “Il Terzo Paradiso è la fusione tra il primo e il secondo paradiso. Il primo è il paradiso in cui la vita sulla terra è totalmente regolata dalla natura. Il secondo è il paradiso artificiale, sviluppato dall’intelligenza umana attraverso un processo che ha raggiunto oggi proporzioni globalizzanti.

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Terzo paradiso
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Terzo paradiso

Questo paradiso è fatto di bisogni artificiali, di prodotti artificiali, di comodità artificiali, di piaceri artificiali e di ogni altra forma di artificio. Si è formato un vero e proprio mondo artificiale che, con progressione esponenziale, inquina, ammorba e corrode il pianeta naturale ingenerando processi irreversibili di estinzione. Il progetto del Terzo Paradiso consiste nel condurre l’artificio, cioè la scienza, la tecnologia, l’arte, la cultura e la politica a restituire vita alla Terra. Il Terzo Paradiso è il nuovo mito che porta ognuno ad assumere una personale responsabilità in questo frangente epocale. Con il Nuovo Segno d’Infinito si disegnano tre cerchi: quello centrale rappresenta il grembo generativo del Terzo Paradiso”.

P.S.

Le visite al mitreo saranno possibili per gruppi di massimo 25 persone a turno, su prenotazione obbligatoria, dal martedì alla domenica.