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Rubrica: CULTURA


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Raimon Panikkar

PANIKKAR, Profeta del dopodomani (San Paolo, Cinisello Balsamo, 2011)

IL DIALOGO INTERRELIGIOSO NEL PENSIERO DI PANIKKAR

Alla scoperta di una delle personalità mistiche più importanti degli ultimi cento anni
domenica 1 aprile 2012 di Carlo Vallauri

Argomenti: Letteratura e filosofia
Argomenti: Religione
Argomenti: Recensioni Libri
Autore del Libro : Raffaele Luise


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Tra gli studiosi che negli ultimi decenni più hanno influito nel dibattito sul pensiero religioso rivolto al superamento delle frontiere “spirituali” e culturali per restituire il senso più profondo delle ragioni, dei limiti nonché delle prospettive per un dialogo interreligioso, chiaro e fecondo è certamente Raimon Panikkar. Ed alla sua esperienza è ora dedicato il bel libro di Raffaele Luise, valente vaticanista. Oltre al nome e cognome del pensatore nel titolo è aggiunta l’espressione “Profeta del dopodomani” (San Paolo, Cinisello Balsamo, 2011), che definisce esattamente il ruolo proprio svolto attraverso molteplici incontri, iniziative, pubblicazioni, da un maestro del confronto interculturale. Dall’iniziale condivisione del cattolicesimo aperto allo scambio di conoscenza e sensibilità, all’iniziazione induista e poi buddhista sino alla scelta “secolare” trovate in queste dense pagine le radici, i percorsi e le motivazioni che hanno accompagnato una così intensa partecipazione intellettuale ed umana alla ricerca di una dimensione ulteriore nell’affermazione dei valori di una pace interna che si muove nel dinamismo di una esistenza dedicata a diffondere un “amore” infinito per l’ “altro” ritrovato in tante circostanze ed evenienze di vita.

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La copertina del libro di Luise Raffaele
Panikkar "Profeta del dopodomani"

Contro un Occidente materializzato qui si confrontano sensazioni e ricerche religiose di un’ “anima irrequieta” nell’analisi attenta di diverse civiltà. Egli non si è preoccupato infatti di andare “avanti” o “indietro” ma di sollevarsi “in alto” verso nuove forme mentali di testimonianza di relazioni interpersonali, quali presupposti per oltrepassare il monismo materialista (“che ha accecato il mondo”) e per far proprie le novità che altre esperienze dell’anima gli apportavano, man mano che egli pensava, viaggiava, si muoveva da pregiudizi per farsi “tollerante” all’insegna di una esigenza evangelica. Abbandonato l’insegnamento di Escrivà de Balaguer egli passa da una istituzione “integralista” quale l’Opus all’induismo: ne riporta l’impressione che “si aprisse d’improvviso il diaframma che tratteneva l’uomo occidentale, sprofondandole in uno spazio sconfinato” dove ritrovava l’ “infinitamente più grande”.

Di fatto si troverà a Benares, in una città del più povero tra gli Stati arretrati dell’India, dove si poteva vivere “senza quasi niente” ma dentro “un minimo di amore e di ideali”. Panikkar parla quindi del dialogo induista-cristiano, superando ogni incompatibilità. Il Dio “indicibile” parla ad una umanità che si ritrova nella diversità delle confessioni religiose, rivolte a “rendere ogni giorno migliore e più ospitale”: un confronto incessante che avvicina un monaco camaldolese a quello che vive sul monte Athos o sull’Himalaya. Giungiamo così all’ “uomo vedico”: Veda diceva che non esiste nulla di unicamente spirituale o unicamente materiale. Contro l’individualismo senza sbocco c’è urgente bisogno di celebrare il senso di umana fratellanza, al di là di ogni visione esteriore ed egocentrica, alla ricerca di “un dio amico dell’uomo” e non divinità fredde, astratte e distanti, temibili.

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Panikkar Pellegrinaggio e ritorno allla sorgente
Il nuovo libro di Carrara Pavan Milena e Raimon Panikkar edito da Joca Book 2012

Il cattolicesimo – aggiunge – se vuol essere veramente cattolico, cioè universale, non può ridursi ad una dottrina, perché la dottrina è sempre limitata ai postulati. L’esperienza unica e personale vive nel segno non di un Dio astorico, né attraverso un messaggio che non sia di sollievo all’uomo. “I cristiani – osserva – non hanno il monopolio di Cristo, che va liberato” da ciò che lo sminuisce. Il passaggio successivo è all’iniziazione buddhista, che per P. rappresenta una possibilità di salvare da una concezione (una “deriva”) permanente antropomorfica. Richiamata l’osservazione di Simone Weill che “qualsiasi affermazione su Dio è una bugia” viene sottolineata la spinta verso la “perfezione”. La religione non è riducibile ad un fatto razionale e occorre un amore che “convince” come la conoscenza. E P. vede nel buddhismo una religione non vincolante ad alcuna “dottrina”, passando successivamente ad analizzare i vari tipi di ateismo, tra i quali inserisce gli attuali “atei credenti” dell’Occidente, e differenzia poi il relativismo pessimista dalla “relatività” che lascia in piedi i criteri di “verità” senza assolutezza. Il pensiero affronta il problema del “male”: Dio non è onnipotente, altrimenti avrebbe potuto evitare il male e il dolore, e non è buono perché potendolo fare non lo ha evitato. Non c’è un Dio trascendente o immanente ma un Dio collocato nel cuore dell’uomo.

Il dialogo interreligioso è intrareligioso è perciò la motivazione più profonda, raccogliendo le diverse tradizioni religiose, costituisce il “cuore” delle diverse religioni. Una lotta con l’angelo, con il demonio, con la realtà. Una interpenetrazione reciproca delle religioni che non mette in causa la particolarità di ciascuna tradizione, ecco il punto di arrivo di una profonda meditazione capace di smontare le roccaforti identitarie nella concezione dell’infinito. Contro gli odi potenti, mutando le lance e le spade in aratri e in falci, si arriva alla comprensione reciproca. Non saranno gli “atei devoti” a fermare il percorso di comprensione reciproca. Nei dialoghi che Panikkar ha avuto con credenti in varie religioni, viene ricordato Benedetto XV che ha definito “impossibile” il dialogo tra le religioni. Altrettanta attenzione non viene invece prestata a chi vorrebbe il cristianesimo ridotto a religione civile. All’incrocio delle strade si può pervenire ad una chiara conoscenza religiosa, superando tutto ciò che l’uomo è ora.

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Raffaele Luise
Giornalista Rai e vaticanista, autore del libro

Da interreligioso il dialogo diviene “interculturale”. Viene altresì citato Gandhi per le affermazioni (1945) dopo lo scoppio dell’atomica: “se prima avevamo l’opzione tra violenza e non violenza, ora l’unica opzione è tra non-violenza e non-esistenza”. Contro ogni visione monistica, lo studioso passa a considerare l’islamismo e osserva che storicamente il cristianesimo è stato più intollerante dell’islam e critica i cosiddetti “teo-con” (come Bush) nonché gli atei devoti come la Fallaci, maestri dell’ateismo. Sul multiculturalismo P. sostiene l’interculturalità, indispensabile per non cadere in una visione monolitica che può sfociare nel fatalismo. L’interculturalità (esperienza elaborata assieme a Ivan Illich), secondo il principio: tu “ospite” hai tanto diritto quanto me, ospitante, di avere la “tua cultura”, nel rispetto di ogni altre religione, superando ogni conflitto religioso, aprendo quindi alle altre cittadinanze, nella convinzione che non si può assolutizzare nessuna verità, nessuna realtà. La relatività presuppone il pluralismo, contro la dottrina del relativismo.

Ricordato come Bush pregava ogni mattina prima di ordinare gli attacchi nella guerra preventiva viene poi citato Massimo Cacciari nella sua definizione del laico non come “colui che rifiuta, o peggio, deride il sacro” ma letteralmente “colui che vi sta di fronte”. Il positivismo non convince più: l’Occidente ne ha chiarito i limiti. Il rifiuto della politica, ma “non-violenza e pace, come luci”. La politica apre al trascendentale, in quanto consapevole dei suoi limiti.

Un discorso chiaro, in grado di affrontare i problemi nuovi che la scienza pone oggi all’uomo quando si avverte la crisi delle religioni contemporanee. Guardare più in alto. Così il “cristiano Panikkar” – come egli si definisce – nel segno di una vita di “amore e di libertà”, in una visione non dualistica della realtà. Allora la “non violenza” può divenire autentica. Dalla morte e resurrezione di Cristo viene una concezione della vita che va oltre la sua esperienza umana, Nel chiudere questa lettura di Panikkar, va sottolineato come sia condivisibile il suo richiamo alla “mia goccia d’acqua” che si scioglie nel mare, perché allora “io divento mare, senza pericolo di dissolvermi”: l’acqua comune è “sigillo” della mia personalità. Scompare l’individuo, l’ego, non la persona in relazione con le altre persone, ma senza più recinti. Questo il messaggio in un libro certamente ricco di pensiero profondo: la religione non come idolatria ma una fede che va oltre la religione, come scriveva l’ultimo Bonhoeffer.

ALCUNI VIDEO IMPORTANTI PER CAPIRE L’UOMO

(da YouTube)