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La rinascita del mito dopo 2000 anni

Il santuario di Ercole Vincitore a Tivoli


venerdì 1 luglio 2011 di Nica Fiori

Argomenti: Luoghi, viaggi
Argomenti: Architettura, Archeologia


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Il santuario di Ercole Vincitore a Tivoli costituisce uno straordinario connubio di archeologia romana e archeologia industriale, che ora, dopo tre anni di importanti lavori da parte della Direzione Regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Lazio, viene finalmente aperto al pubblico, facendo rivivere il mito dell’eroe greco, tanto caro ai Romani e ai Tiburtini. Dal 25 giugno al 7 agosto 2011, è possibile visitare il sito tutti i sabati e le domeniche, alle ore 10 e alle 12, con la guida di un archeologo.

1000000000000140000000CD98024575L’importante progetto di recupero ha interessato un’area di tre ettari (visibile dall’alto della celebre Villa d’Este), dove gli archeologi della Soprintendenza per i Beni archeologici del Lazio hanno riportato alla luce le stratificazioni che hanno interessato il sito, riutilizzato nei secoli per attività manifatturiere e industriali (prima una ferriera, poi una centrale idroelettrica e una cartiera), grazie alla disponibilità di acqua del vicino Aniene, e in parte per attività agricole. Va ad Antonio Nibby il merito di aver individuato il santuario nei resti architettonici che fino alla metà del XIX secolo venivano indicati erroneamente come Villa di Mecenate. Costruito tra il II e il I secolo a.C. sul modello dei grandi santuari ellenistici, sorgeva subito fuori dalle mura urbane direttamente sulla via Tiburtina, che passava al di sotto delle sue strutture acquisendo in quel tratto il nome di Via Tecta (ovvero coperta). Lì, in quella che anticamente era la via della transumanza, si svolgevano i commerci dei ricchi Tiburtini, che dedicarono il tempio al loro protettore Ercole, chiamato Vincitore per ribadire la loro vittoria sui Volsci.

L’area sacra, di forma rettangolare, era porticata su tre lati (con due ordini di altezza); il tempio vero e proprio sorgeva su un alto podio addossato al lato centrale e davanti ad esso vi era il teatro, che ora, dopo un lavoro di restauro e ripristino, torna ad ospitare spettacoli e concerti. Nei locali dell’ex cartiera è stato allestito un Antiquarium, che accoglie statue e reperti trovati in situ, oltre a pezzi ceduti da musei romani, ed evidenzia con stampe e pannelli le attività di scavo e le trasformazioni che hanno in parte distrutto e in parte preservato le strutture architettoniche nell’arco di molti secoli. Un grande plastico realizzato da Giuseppe Isoldi e un filmato di Piero Angela e Paco Lanciano permettono di rendersi conto di come doveva articolarsi il complesso monumentale. Il portico, ovvero l’area in cui si concentravano le funzioni civili, doveva ospitare la maggior parte delle statue celebrative e onorarie che si datano dal I secolo a.C. alla tarda età imperiale.

La visita permette di ammirare l’architettura delle strutture superstiti del porticato, e allo stesso tempo degli spazi industriali (notevole in particolare la Torretta Canevari), per la cui riqualificazione la Direzione regionale ha bandito un concorso; dopo aver percorso la suggestiva via Tecta si entra nel cuore vero e proprio degli scavi che hanno riportato alla luce le strutture di un lato del podio, con parti in travertino ben modanate, un thesaurus in pietra (una sorta di antica cassetta per le elemosine) e una fontana-ninfeo accanto alla gradinata di accesso al tempio, che presumibilmente doveva avere una fontana gemella dall’altro lato.

Come ha evidenziato il prof. Filippo Coarelli, supervisore scientifico del restauro, l’enorme santuario, largo 152 m e profondo 119, “costituisce una delle prime realizzazioni della grande architettura romana, un prototipo dove si applicarono le novità tecniche del cementizio, che permettevano di costruire economicamente e con rapidità strutture voltate gigantesche e praticamente indistruttibili”. Con la costruzione di questo complesso c’era il desiderio da parte di Tivoli, come del resto da parte di altre città laziali dove sorsero altri importanti luoghi di culto (ad es. il tempio della Fortuna Primigenia a Palestrina e quello di Giunone a Gabii), di riaffermare la propria identità culturale in contrapposizione a Roma.

Questo complesso si distingueva in particolare, oltre che per le imponenti dimensioni, per la presenza di una biblioteca. Inoltre, rispetto agli altri santuari, che erano frequentati per lo più dalle classi più basse, era gestito e frequentato da personaggi di altissimo livello sociale. Lo stesso imperatore Augusto, che aveva una villa nei paraggi, esercitava alcune delle sue funzioni davanti al tempio e con lui Ercole divenne un protettore diretto dell’imperatore. D’altra parte il mitico eroe, che nasce mortale (ricordiamo che era figlio di Zeus e di Alcmena, una donna mortale) e diventa dio per i suoi meriti, diventa il modello ideale dell’imperatore, che viene divinizzato alla sua morte con la cerimonia dell’apoteosi. Per questo motivo troviamo diversi ritratti di imperatori, come evidenzia la mostra “Ritratti. Le tante facce del potere”, che si tiene fino al 25 settembre nei Musei Capitolini (a questo proposito rimando al mio articolo “Ritratti romani” nella stessa rivista), che si sono fatti raffigurare con la clava e la pelle di leone, attributi tipici di Ercole.

La visita è possibile solo con prenotazione obbligatoria: tel. 06 39967900; 0774 382733 www.pierreci.it