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Ultimo aggiornamento
1 ottobre 2014   e  
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Rubrica: SPETTACOLO E COSTUME


"NAPOLI MILIONARIA" AL TEATRO STUDIO ELEONORA DUSE

giovedì 17 maggio 2012
di Comunicato stampa

Argomenti: Teatro
Eventi segnalati: Evento avvenuto

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Teatro Studio Eleonora Duse Via Vittoria, 6 Roma, 06 36000151

dal 20 al 27 maggio 2012 ore 20.45

Napoli milionaria! di Eduardo De Filippo

Saggio degli allievi del III anno del corso di recitazione Regia Arturo Cirillo Con
Massimiliano Aceti, Roberta Azzarone, Beatrice Bassoli, Karoline Comarella, Alessandro Cosentini, Aurelio D’Amore, Vittoria Faro, Marco Feroci, Federico Horaldo Lima Roque, Michele Lisi, Chiara Mancuso, Carlotta Mangione, Valeria Moccia, Salvatore Moricca, Cristina Mugnaini, Francesco Petruzzelli, Fausto Romano, Malvina Ruggiano, Francesco Sferrazza Papa, Giulia Tomaselli

- E’ forse un’idea bizzarra quella di far recitare ad un gruppo di diplomandi attori dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico "Napoli milionaria" di Eduardo De Filippo. Considero il teatro in "lingua" napoletana come una delle grandi ricchezze drammaturgiche del nostro Paese (penso, oltre che a De Filippo, a Petito, Scarpetta, Viviani fino ad arrivare a Ruccello e Moscato). Considero la lingua di questi autori, come una delle possibili lingue del teatro in Italia, una lingua che ha una storia scenica e una notevole musicalità. Dovendo lavorare con ragazzi originari di varie parti d’Italia ho pensato che la lingua di Eduardo fosse, tra tutte quelle che conosco della drammaturgia napoletana, la più possibile, sia per la sua origine borghese, sia per la sua connotazione tutta teatrale, ed inoltre lingua di un teatro che voleva essere, ed è stato, nazionale. Attraversare un testo, percorrendo i suoi tre atti, attraverso i quali i personaggi mutano condizione sociale e storica, oltre che esistenziale, vuol dire credo fare anche esperienza di cosa sia la narrazione a teatro, il raccontare, attraverso i corpi e le parole, le mutazioni e le contraddizioni dei personaggi.

- Eduardo aveva una somma sapienza nell’arte del narrare, lo faceva attraverso rapidi passaggi, con la ricchezza delle sue didascalie, con la sapienza di far convivere l’umoristico ed il sentimentale, e riuscendo ad attraversare molteplici convenzioni teatrali, e tipologie attoriali. Anche ricordandomi della mia esperienza di allievo dell’Accademia, avvenuta molti anni fa, ho pensato che fosse utile uscire da tre anni di studi teatrali cercando di abitare una delle grandi tradizioni del teatro, confrontandosi con un uomo di scena totale, non avendo paura di non essere napoletani ma di affrontarlo come una attore credo debba sempre fare: con una buona dose di sensibilità, sentimento ed immaginazione, inventando una propria lingua, scoprendo una propria tradizione. Da anni pratico un’idea del teatro napoletano che non sia retaggio solo degli artisti di Napoli, ma possa divenire repertorio per molti, attraverso un osservazione anche da lontano, partendo anche da un sentimento di estraneità.

- Tra i tanti testi di De Filippo ho scelto questo perché dovendo, per obbligo didattico direi, dare spazio a venti attori mi permetteva, lavorando su due cast, di dare ad ognuno la possibilità di sentirsi parte di una narrazione collettiva. La parte enorme di Amalia è l’unica che viene recitata ogni sera da due allieve attrici differenti, una sorta di doppio personaggio, quello del primo atto, e quello del secondo, che alla fine, nel pianto riparatore e riconciliante si ritrovano in scena entrambe. La parte che è stata di Eduardo (Don Gennaro) ha subito vari tagli, sia perché mi sembrava giusto lavorare il più possibile su un senso di coralità, e di famiglia allargata, il vicolo e i suoi abitanti, e sia perché fatto oggi da dei ragazzi credo che il piano morale della vicenda si possa lasciare ancor più in sospeso, così come è totalmente in sospeso il suo finale, in levare, in attesa, che parla di qualcosa che dovrà passare ma che per ora è ancora lì, come una ferita aperta, come un male non dimenticato. Mi pareva inoltre interessante portare il testo verso una messa in scena meno naturalistica, sia per gusto personale e sia perché ritengo che Eduardo possa ormai anche essere letto così, essendo un classico, e "Napoli milionaria" lo è sicuramente. In questo lavoro il rapporto tra il dentro e il fuori, tra il "vascio" e il vicolo, è stato sventrato, vi è una soglia a dividere i due luoghi, in modo che vi possa essere una contemporaneità tra di loro. Anche le altre due stanze della famiglia Jovine sono divenuti luoghi abitati, volevo abolire l’idea di "quinta", di "fuori scena", ma lavorare anche su quegli spazi, fisici e temporali, in cui l’attore è nello spettacolo pur non essendo nell’azione, edificare dei luoghi di ascolto e di ricerca di un proprio stare, sia fisico che emotivo. Ecco dove si gioca, e con che cosa, questa "Napoli milionaria".

Arturo Cirillo



 



Forum

  • 18 maggio 2013 Pittura Estemporanea al Borgo Sant’Eligio e Piazza Mercato (Napoli)
    25 aprile 2013, di Luciano De Vita

    Una opportunità per gli artisti poco noti di farsi conoscere.

  • VIII RASSEGNA INTERNAZIONALE DI ARTE PITTORICA CONTEMPORANEA “PREMIO TARGA D’ORO CITTÀ DI GUBBIO – 2013”
    17 gennaio 2013, di matilde orsini

    Gentile Artista Melita Gianandrea,

    E’ con piacere che La invitiamo a partecipare all’VIII RASSEGNA INTERNAZIONALE DI ARTE PITTORICA CONTEMPORANEA - “PREMIO TARGA D’ORO CITTÀ DI GUBBIO – 2013” .

    L’invito è mirato a 35 Artisti scelti dal Comitato Selettivo composto da ARTEC, C.A.S. e NautArtis.
    La preghiamo cortesemente di volerci comunicare la Sua decisione in merito anche se negativa, entro il 27 Gennaio.

    La ringraziamo anticipatamente e porgiamo i più cordiali saluti artistici,

    Ing. Matilde Orsini - "Regina"
    Presidente NautArtis
    Associazione Culturale Gubbio
    Sul sito http://www.associazionenautartis.it... il nostro programma per il 2013 e il regolamento dell’VIII Rassegna - Gubbio 2013.

  • "IL MARITO DI MIO FIGLIO" AL TEATRO DELLA SOCIETà FILARMONICO DRAMMATICA di MACERATA
    30 aprile 2011, di CFD Macerata

    Grazie infinite per il Suo meraviglioso articolo!
    E’ stata davvero una fantastica giornata. Ci siamo molto divertiti!
    Grazie al caloroso pubblico e a tutte le dimostrazioni di affetto.
    Fabio Campetella.

  • GRANDE SUCCESSO DI "Che bella giornata"
    22 gennaio 2011, di Luciano De Vita

    CHE BELLA GIORNATA, c’è poco da ridere a parte alcune gags, anzi da piangere.
    Una spietata immagine dell’ignoranza e della prosopopea di una notevole parte degli abitanti di questo nostra Italia che celebra quest’anno il suo 150° anniversario di esistenza come nazione, cittadini che con questi atteggiamenti ci stanno portando ad un collasso dell’economia e ad un clima di sfascio morale.
    L’enfasi dei luoghi comuni più retrivi nella nomea che abbiamo all’estero, tra cui il potere dei clan familiari.

    La battuta più interessante e veritiera è quella della “terrorista” sull’aereo: “Per distruggere il paese non serve il terrorismo, basta Checco!”.

    Ho l’impressione che il grande successo del film, formalmente ben fatto, sia dovuto al compiacimento di una gran parte del pubblico per questi “andazzi”. Credo che il nostro paese abbia bisogno di ben altre storie, questa non è né leggera né divertente.

    • GRANDE SUCCESSO DI "Che bella giornata"
      10 febbraio 2011, di Silvana Carletti

      Sono perfettamente d’accordo con lei, ma in un’Italia, "drogata" dalla televisione commerciale a dir poco spudorata, che ha cancellato ogni morale, ogni ritegno e, soprattutto i sogni e le speranze dei giovani, in nome di "Un grande fratello", penso che se c’è qualcuno, anche un comico, che ha il coraggio di uscire fuori dal coro e di rappresentare il nostro Paese così come è (purtroppo!), sia un fatto positivo. Se non altro perchè dimostra, finalmente, che "non va tutto bene" come afferma da sempre chi , per proprio tornaconto, è abituato a nascondere fatti e misfatti.
      E, dato il successo del film, direi che non è poco!

  • Un grave lutto per la nostra redazione.
    24 giugno 2009, di antonella

    In morte di Zio Arturo

    ......................

    "La morte ci ha da trovar vivi"

    e Tu carissimo Zio

    con la Tua immane cultura,

    la Tua umanità,

    i valori che esprimevi,

    quando, prodigo,

    non lesinavi consigli ed incoraggiamenti

    a tutti noi,

    Eri vivo.

    Oggi che non sei più

    il Tuo ricordo sarà per noi lo sprone

    a fare sempre meglio, perchè

    "Le urne dei forti gli animi accendono".

    Tu resterai per noi l’eterno faro.

    ......................

    Antonella, Alessandro e Francesca Iovino