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Marmorari Magistri Romani (ed. «L’Erma» di Bretschneider 2010)

Il riutilizzo dei marmi antichi nel medioevo a Roma


giovedì 21 ottobre 2010 di Nica Fiori

Argomenti: Recensioni Libri
Argomenti: Architettura, Archeologia
Autore del Libro : Dario Del Bufalo


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Per tutti quelli che amano Roma è assolutamente consigliabile la lettura del volume Marmorari Magistri Romani. Il suo autore, Dario Del Bufalo, ci introduce attraverso una scrittura ricca di suggestioni alla conoscenza di quel patrimonio architettonico medievale legato al riutilizzo dei marmi antichi. Al Medioevo risalgono numerose chiese dalla decorazione particolare, chiamata cosmatesca dal nome dei Cosmati, la più celebre famiglia di marmorari romani.
Pensiamo ai pavimenti delle chiese di San Clemente, Santa Prassede, San Crisogono, Santa Croce in Gerusalemme, Santi Cosma e Damiano, San Lorenzo fuori le Mura, Santa Maria in Cosmedin, Santa Maria Maggiore, come pure a diversi altari e amboni, loggiati e chiostri, come quelli di San Giovanni in Laterano e di San Paolo fuori le mura (opera dei Vassalletto) o quello della basilica dei Santi Quattro Coronati. Proprio in questa chiesa aveva la propria sede l’Università dei Marmorari di Roma, fondata nel 1406 e attualmente ospitata nel Castello della Cecchignola.

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Dario Del Bufalo

L’autore evidenzia come, nel passaggio dalla Roma pagana alla Roma cristiana, ha luogo la creazione di un nuovo linguaggio artistico, formato da vecchi elementi riusati. “Le forme grammaticali di questo linguaggio sono i materiali antichi e il loro reimpiego, mentre la sintassi è rappresentata dalle iconografie e dai riti del loro riuso. In questo modo, sulla hereditas classica si innestano un’autonomia e un’originalità che danno alla Roma Cristiana la stessa dignità della Roma Imperiale”.
Come dire che la grandezza del passato continua a vivere, trasformata dal cristianesimo vincitore. Non bisogna pensare, quindi, al riuso dell’antico come a un barbaro saccheggio. Nel caso dei marmorari romani si tratta piuttosto della prosecuzione della tradizione lapicida classica, di cui si preserva il valore simbolico, politico e religioso. Un esempio su tutti è dato dal porfido rosso egiziano che, essendo simile al colore della porpora, esprime simbolicamente il potere imperiale di Roma, potere che viene trasmesso alla Chiesa (pensiamo alla porpora cardinalizia) direttamente da Costantino.
Ecco allora che grandi colonne di porfido vengono riutilizzate, come avviene nel battistero di San Giovanni, mentre altre vengono “affettate” per ricavare quelle bellissime rotae, intorno alle quali si dispongono con grande creatività tarsie di marmi colorati, come prima si faceva negli antichi pavimenti in opus sectile. Il serpentino verde, il giallo antico, il pavonazzetto, il marmo portasanta rivivono tutti, grazie ai marmorari che sono i legittimi eredi di un’estetica del passato.
I Cosmati, definiti magistri doctissimi, erano colti e lo studio dell’arte classica era per loro campo di meditazione e pensiero. Con loro si può parlare di una vera e propria “rinascita” artistica tra il XII e il XIII secolo.

Ma non bisogna credere che quest’arte possa essere ammirata solo a Roma. I magistri romani hanno operato ben oltre i confini italiani, in Francia, Germania e Inghilterra; attraverso le pagine di Del Bufalo riusciamo a ricostruire i percorsi che le pietre colorate dell’antica Roma hanno compiuto, continuando a sprigionare nei secoli il loro fascino indiscusso.
Emerge da tutto ciò una storia artistica di Roma ricca di riflessioni storiografiche, tracciata da uno studioso che è al tempo stesso architetto, archeologo e filologo. Il valore scientifico del volume è arricchito da numerose fotografie di architetture e manufatti marmorei (molti dei quali inediti), per la maggior parte scattate dall’autore stesso.

Alla trattazione vera e propria fanno seguito le “Notulae Marmorariae”, ovvero alcuni saggi esplorativi nella storia dell’arte, nei quali lo studio del marmo porta a svelare notizie inedite, come avviene per il vaso di serpentino disegnato da Cassiano dal Pozzo, ritrovato dall’autore a Bologna, per il pavimento raffigurato nel dipinto di Hans Holbein il Giovane “Gli ambasciatori” e per la decorazione marmorea nella “Flagellazione di Cristo” di Piero della Francesca.
Seguono due sezioni dedicate all’Abaco degli attrezzi antichi da marmoraro e al Campionario dei principali marmi colorati in uso nell’antica Roma e riutilizzati dai Cosmati.