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Una sociologia della globalizzazione (Einaudi, Torino, 2008)

NUOVE DIMENSIONI DELLE CLASSI SOCIALI NELL’ETA’ DELLA GLOBALIZZAZIONE


venerdì 3 aprile 2009 di Carlo Vallauri

Argomenti: Economia e Finanza
Argomenti: Mondo
Argomenti: Sociologia
Argomenti: Recensioni Libri
Autore del Libro : Saskia Sassen


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Saskia Sassen completa in Una sociologia della globalizzazione (Einaudi, Torino, 2008) il suo percorso di studio sui fenomeni che hanno trasformato i processi trans-nazionali di conoscenza delle scienze umane interconnesse con le novità tecnologiche.

In effetti la globalizzazione è stata vista prevalentemente nei suoi aspetti di moltiplicazione degli effetti benefici del mercato (secondo i fautori della sua esistenza) oppure – al contrario – come ulteriore prova dei rischi insiti nella dispersione mercatista del capitale senza controllo. L’autore distingue tuttavia nello stesso termine definitorio delle dinamiche effettuate a livello globale nell’ultimo venticinquennio due aspetti. Da un lato i processi finanziari globali, dall’altro le conseguenze che ne derivano nei differenti territori, facendo propria la scelta dell’esigenza di uno studio dettagliato circa le diverse strutturazioni subnazionali.

Sono così attentamente approfonditi gli effetti delle transazioni nelle forme organizzative transfrontaliere, attraverso l’analisi delle aziende statali denazionalizzate e le dimensioni nuove delle strutturazioni sub-global. È lo Stato – nella sua funzione classica – che si è trovato disadattato di fronte al dirompere della denazionalizzazione non solo nel campo economico ma anche in quello dei diritti umani. Così la globalità dell’economia ha piegato le relazioni imprenditoriali e finanziarie: alle capacità regolatrici dello Stato si è sostituita una serie di pratiche destabilizzanti. Ma – ecco una novità interpretativa – secondo l’A. i caratteri della globalizzazione economica consentono una gamma di forme partecipative dello Stato più ampia di quella normalmente prevista dalle analisi sul significato declinante dello Stato. Sono stati altri due studiosi Peter Hall e David Soskice a individuare le potenzialità competitive negli Stati democratici, mettendo in dubbio la tesi secondo cui non c’è alternativa alle relazioni strutturate dal mercato.

A questo punto nell’analisi sopravviene la rapida proliferazione delle reti digitali, che alterano i tradizionali incasellamenti istituzionali. Al riguardo osserva Sassen che i caratteri di Internet sono tali da accrescere la democrazia mediante l’apertura consentita dalla rete ma nello stesso tempo sussistono e anzi si accrescono le possibilità di controllo e quindi limitazioni dell’accesso. Come si vede, problemi sostanziali, sui quali il libro fornisce chiarimenti, quali illuminanti interpretazioni su quella che è divenuta una “città globale” ma contemporaneamente esalta pratiche sociali imperniate sulle località differenziate. Riemergono così – osserva acutamente l’A. – elementi e ragioni della localizzazione che, al di là delle vecchie categorie, possano cogliere molti aspetti nuovi della condizione urbana: “ritrovare la località” per comprendere la molteplicità delle presenze nelle singole situazioni. Una nuova geografia dei luoghi di produzione, dei centri e dei margini, sino a dar vita ad un nuovo ordinamento socio-spaziale. E la localizzazione del globale incide sugli schieramenti politici economici, modificandoli.

Lo studio si diffonde poi sugli aspetti molteplici della esportazione organizzata di lavoratori. L’esportazione della manodopera – si fa notare – serve agli Stati per far fronte alla disoccupazione e al debito esteso. Dopo essersi soffermato sulle reti di traffico organizzato delle donne, affronta il tema del significato assunto dal termine “classe sociale” in conseguenza dei mutamenti strutturali. Le dimensioni soggettive e oggettive della “classe”, osservata oggettivamente, si prestano a diverse letture (si citano in particolare Bourdieu e Giddens). Esiste una “classe globale” quale effetto delle reti transfrontaliere? La Sassen, dal canto suo, ha dubbi sul cosmopolitismo della classe transnazionale. Le classi denazionalizzate danno luogo a gruppi di espansione con propri caratteri differenti e a “forme sociali nuove”, in quanto emergono nuovi fattori organizzati. Infatti la dialettica di classe si è fatta più complessa, con formazione di interpenetrazione di scale di potere e riposizionamenti soggettivi. Nell’indebolirsi delle identità nazionali, i prodotti finanziari globali influiscono sino a determinare – attraverso i mercati globali – elites transnazionali i cui intenti fondamentali restano la realizzazione del profitto. Al riguardo l’A. fornisce alcuni esempi concreti, nel rilievo p.e. delle reti transnazionali dei funzionari pubblici rilevando come contemporaneamente si forma una nuova classe globale degli svantaggiati. Resta da vedere come queste nuove realtà si vanno collocando nei contesti territoriali.

I successivi capitoli riguardano l’analisi degli “attori locali” nella politica globale e di alcune nuove formazioni globali. La portata effettuale di questi fenomeni – richiamati o illustrati con grande penetrazione logica – fissa in questo studio le dimensioni di un punto cruciale delle trasformazioni in corso quale effetto delle capacità trasformatrici delle tecnologie digitali. Una amplissima bibliografia arricchisce un libro di grande risalto se si vogliono fronteggiare e comprendere i fenomeni così attentamente osservati dalla Sassen.