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MASSIMILIANO TIMPANO

LA VITA SE ALTRO SI DICE
sabato 16 aprile 2022 di Andrea Comincini

Argomenti: Recensioni Libri


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Alcune biografie sono attraversate da un fremito, un sentimento indefinito di struggimento. La vita di Giacomo Leopardi fu senz’altro una di queste. “Recluso” nella sua Recanati per troppo tempo, certo, ma anche imprigionato in un corpo che tradiva le proprie aspettative, il giovane Giacomo crebbe, lottò e soffrì prima di ogni passo, di ogni poesia, e nonostante tutto non si arrese, viaggiò, si aprì, consegnandosi a un’immortalità essenziale e autentica; fu anche l’artista a cui si affibbiarono la maggior parte degli aggettivi negativi, indubbiamente: pessimista, malinconico, triste, malato, quasi a voler ridurre il genio a patologia, e non a benedizione.

Chi fu infine l’autore de L’infinito? Agli esperti lasciamo dettagli e garbugli; qui preferiamo seguire la strada intrapresa da Massimiliano Timpano, scrittore e voce rara nel panorama italiano, e grande conoscitore di Leopardi. Ne La vita, se altro si dice, l’autore romano tenta una impresa difficilissima – riuscendoci perfettamente –, ovvero immaginare un’altra vita, un’altra fine per il filosofo dello Zibaldone. Nel breve romanzo edito da Bompiani nel 2017, Timpano ci parla di un Leopardi in fuga all’estero. Sì, altro che triste rammollito e fiacco: Leopardi fugge! Fugge da tutto e da tutti, organizza un piano perfetto e lascia casa e amici, soprattutto quel falso del Ranieri, per rifugiarsi in Francia, dove lo attendono persone più fidate e, forse, una vita migliore, libera. Perché Leopardi vuole solo vivere, e riconoscersi: “quello che ho scritto, i viaggi, la fuga, quello che vi lascio, e chissà se piacerà anche a quelli dopo, tra un secolo magari – io vi domando, non è una prova, la mia seppur brevissima esistenza, di quello che il corpo, per quanto malato e umiliato, accompagnato da un animo giusto, temprato e forte, possa compiere?” - così confessa Giacomo il ragazzo, l’uomo.

Leopardi pensa di andare a Calais e poi a Parigi, di inscenare a Napoli la sua morte, con l’ausilio di chi veramente gli vuole bene. Troppi lo circondano per rubargli un pezzo di gloria o qualche denaro suonante, troppi cercano di sfruttare Leopardi dimenticandosi di Giacomo. Ma lui è altro, lui sa di potercela fare, perché il suo animo è ben più sano dei troppi delinquenti intorno a lui. In questo viaggio frastornato e frastornante, incontra personaggi bizzarri, anime epifaniche, e pure due occhi che sanno vedere oltre quelle gobbe e la pelle livida, malaticcia, scorza dura intorno al cuore.

Leopardi avrà un erede, Josephine sarà colei che gli regalerà qualcosa di più prezioso di ogni verso, ovvero uno sguardo d’amore sincero. L’ateo Leopardi chiuderà gli occhi chiedendosi: “Verrà Cristo, dico?” Oltre le carte sudate, gli studi matti e disperatissimi, cosa resterà, sembra chiedersi? Questo l’arrovella, questo ci domandiamo anche noi, e per tal ragione l’opera di Timpano sfiora le corde delle nostre anime, con una sensibilità insolita e matura. È un libro a tratti commovente, perché lo scrittore non racconta Leopardi, ma sembra raccoglierne i pensieri segreti, custodendoli con delicatezza, rendendo l’immaginario più vero del reale.

La vita vissuta, le sue tempeste, son forse un sogno, come questa storia, o qualcosa resta? Forse, proprio come la notte in cui Josephine lo guardò per quel che era, quando altro fu detto, allora sì, vita fu. E così è per ognuno di noi. Come pagine scompaginate di un romanzo ancora da scrivere, La vita, se altro si dice rappresenta un piccolo testamento di un ragazzo che ha seguito i suoi personaggi troppo presto.

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L’Autore

Massimiliano Timpano ci ha giocato un pessimo scherzo, proprio come il suo Leopardi, ma parimenti non possiamo far altro se non perdonarlo e forse, un giorno, ridere insieme a lui per questo viaggio inaspettato che oggi ci lascia attoniti, e spezzati, in attesa di nuovi incontri, di nuovi lidi. Se altro si dirà.