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Storia dell’utopia (Donzelli, Roma, n.e. 2008)

DAI CASTELLI IN ARIA ALL’ORGANIZZAZIONE SCIENTIFICA

Mumford tra fantasia utopica e realtà industriale
giovedì 18 dicembre 2008 di Carlo Vallauri

Argomenti: Sociologia
Autore del Libro : Lewis Mumford


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Quale il ruolo dell’ “utopia” nella vita sociale? Franco Crespi, nell’introduzione italiana di Lewis Mumford, Storia dell’utopia (Donzelli, Roma, n.e. 2008), rileva come la crisi di progettualità sociale nel mondo d’oggi richieda la capacità di mantenere aperta la prospettiva di una progressiva emancipazione dei soggetti sociali, al di là d’intendere l’utopia come una proposta radicalmente alternativa e globale.

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Lewis Mumford

Tale osservazione appare opportuna nel ripresentare il libro del sociologo statunitense scritto nel 1922, quando forte era, non solo in America, la speranza che dalla prima guerra mondiale uscisse se non una società migliore almeno la chiarezza nel distinguere indicazioni ancora valide da quelle contingenti e mirabolanti. Se ripercorriamo infatti, in questo prezioso studio, il percorso dalle antiche utopie all’umanesimo rinascimentale – in particolare le soggettive e poco note pagine di Cristianopolis – ci rendiamo conto del rapporto tra storia naturale e prodotti della cultura nonché della ripetizione di concetti utopistici in momenti diversi della storia umana. Induce poi alla riflessione il riferimento alla ricerca di strumenti idonei a stimolare nuove energie – e quindi a favorire l’avvio e la nascita dell’industria moderna, dopo che le esplorazioni geografiche avevano rivelato il carattere delle recenti scoperte, con esiti contraddittori e spesso tutt’altro che coerenti con la vita delle persone sottoposte ai ritmi impetuosi delle macchine. Così le esperimentazioni di Fourier e le “città modello” immaginate da James Buckingham vengono ricondotte all’inesorabile sorte di confrontarsi con la realtà.

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Treehugger

Tra gli altri casi ricordati dall’autore merita attenzione Freeland di Thomas Spence, fondato sull’eguaglianza dei diritti sulla terra, sul mantenimento gratuito di quanti non siano in grado di lavorare e nonché sul suffragio universale: una utopia che dall’individualismo trae motivi per puntare a finalità sociali. Non citiamo qui Cabet o altre formule più note, tutte rivelatrici di una fiducia sulla possibilità di miglioramento unendo il principio dell’eguaglianza alla diffusione della tecnologia.

D’altronde basta dare uno sguardo ai romanzi fantasiosi in inglese o in tedesco di quell’epoca per rendersi conto di quanto il pensiero, già colto di sorpresa dalle grandi conquiste (basti pensare all’elettricità), volasse sempre più in alto.

E Mumford segnala le “utopie” unilaterali di parte, come definisce i tentativi, basati sulla “generica fratellanza nella pace e nell’obbedienza sotto le allegre bandiere rosse”. Guarda con sufficienza a questi tentativi per “organizzare la rivoluzione” o “educare le masse”.

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La bella immagine della copertina del libro
Jon Schiring, Tributes to Escher

La sua critica serrata colpisce il nodo degli specifici problemi dell’organizzazione e del controllo delle ideologie, affermando che troppo grossolanamente semplici intese appaiono soluzioni praticabili. Inoltre l’autore, pur essendo in quel momento ancora recente la prova legalitaria e proletaria della Russia Sovietica, mette in dubbio che la comunità possa trarre vantaggi da simili operazioni. Potremmo chiederci se tali considerazioni siano state conosciute e tenute presenti da scienziati dell’economia come Mises (e poi Hayek) che proprio negli stessi anni muoveva aspre critiche ai tentativi pianificatori del comunismo.

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University of Albany
Center for Comparative and Regional Research

Rimasti nel segno della fantasia le utopie che, secondo Mumford, hanno comunque spinto a dare forma e vita a ideali comunitari, potrebbero essere sostituite dall’ “eutopia” di Voltaire, cioè al posto dei “mondi incompleti” destinati a scomparire, occorrerebbe guardare alle scienze come strumentazioni atte a stabilire relazioni più efficaci tra gli uomini, Cercare allora il proprio ambiente e non sfruttare l’ambiente altrui. Suggerisce quindi di mettere insieme “piccoli mattoni” onde pervenire ad una salda costruzione. E non a caso chiude la sua suggestiva opera citando Thoreau, non un utopista, ma un pratico operatore, che oggi definiremmo un “radicale ambientalista”. Una constatazione finale nell’elenco delle utopie è indicato Theodor Herzl, ma la sua speranza nello Stato ebraico ha rivelato di non essere un’utopia.

P.S.

Lewis Mumford (1895-1990),
- sociologo e urbanista statunitense, ha insegnato nelle Università di Harvard, Yale e Princeton. Nel 1933, con H. Wright e A. Meier, ha fondato lo Housing Study Guild.

Tra le sue opere tradotte in italiano:
- Architettura e cultura in America dalla guerra civile all’ultima frontiera (Marsilio, 1977),
- La condizione dell’uomo (Bompiani, 1977), La città nella storia (Bompiani, 1981) e
- Passeggiando per New York.
- Scritti sull’architettura della citta (Donzelli, 2000).