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MANDAMI TANTA VITA

Il romanzo di Gobetti, poesia della vita
domenica 20 gennaio 2019 di Andrea Comincini

Argomenti: Recensioni Libri


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Un libro tra storia e letteratura d’impegno

Feltrinelli 2013 euro 8,00

Dolcezza e malinconia, delicata misura e umanità attraversano le pagine di questo piccolo ma potente libro che Paolo Di Paolo, classe ’83, regala ai lettori desiderosi non soltanto di leggere un romanzo, ma di vivere un’esperienza. Mandami tanta vita (Feltrinelli 2013) racconta la breve esistenza di un uomo mingherlino, rinchiuso in un cappotto, con due occhiali sul volto smilzo e il ciuffo disordinato, tormentato dalla tosse e dalle sue idee.

Quell’uomo è Piero Gobetti. Spentosi a Parigi a 24 anni, com’è noto, Gobetti non ha certo bisogno di presentazioni agiografiche o di poderosi trattati per testimoniare la propria energia intellettuale e quanto ha donato al paese, prima e dopo la prematura scomparsa.

Di Paolo lo sa bene, e dà voce a una storia in attesa fino ad oggi di essere raccontata, perché in essa aggiunge la vita: quella quotidiana, degli ospedali, delle vetrine parigine, dei locali tra le vie, delle sigarette fumanti in attesa che altra vita appaia e dia un senso a eventi e cose altrimenti smarrite.

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L’autore Paolo di Paolo

La figura dell’intellettuale torinese ne esce rafforzata, e tenera, perché semplicemente osservata, con composto silenzio, accompagnata da una scrittura magistralmente controllata e attenta, tale da far emergere tutta la vitalità di quel corpo acciaccato, le passioni, l’amore per la moglie, le ossessioni.

È un romanzo a tratti lirico, in cui si intreccia la storia di Moraldo, giovane ammiratore dell’editore esule, e della fotografa Carlotta, di cui Moraldo si innamora - una donna capace di rapirgli il cuore e smarrirlo negli androni di un hotel.

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Gobetti con la moglie Ada

Nella diversità delle esistenze tribolate, una straordinaria e l’altra ordinaria, nonostante le loro giornate si sfiorino soltanto e siano guidate da istanze differenti, qualcosa in comune li segna, li avvicina: per entrambi, nonostante tutto, la vita vuole ancora vita, la brama, ne cerca sempre altra, e sebbene si tenti di afferrarla qualcosa scappa via, fugge continuamente, lasciandoci in uno stato febbrile, consegnandoci a una inquietudine che corrisponde spesso alla perdita della giovinezza e della ingenuità. O della vita stessa.

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Scritti di Gobetti

Si è accennato alla lettura come esperienza: ebbene, pochi libri oggi, purtroppo, sanno donare contemporaneamente un’emozione e pretendere parimenti un ragionamento. Spesso ci si perde in una letteratura “usa e getta”, con trame dimenticate non appena si chiude la quarta di copertina, o in algide stesure che nutrono solo la mente.

Di Paolo riesce a commuovere e a far ragionare contemporaneamente, impresa rara e benvenuta, soprattutto perché la narrativa italiana necessita di scrittori che sappiano osare e sfidare la vulgata comune per la quale letteratura ormai è destinata a “distrarre”, non nel senso positivo di “trar fuori”, ma di far smettere di ragionare.

Bello e calzante il commento di G. Ferroni a proposito di Mandami tanta vita: “[…] fa pensare a una politica di ricostruzione, a una letteratura della coscienza, rivolta a interrogare i nodi cruciali dell’esistenza e il senso del mondo (l’Unità)

Penso che ciò sia esattamente quello di cui il paese ha bisogno.