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Rubrica: EVENTI


Subiaco celebra il 550° anniversario del primo libro stampato in Italia a caratteri mobili

Subiaco città della stampa
mercoledì 1 aprile 2015 di Nica Fiori

Argomenti: Celebrazioni/Anniversari
Argomenti: Mostre, musei, arch.


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“Potrei rinunciare a tutto, ma non ai libri”, ho pensato più volte immergendomi nella lettura di testi che mi coinvolgevano profondamente. Probabilmente non tutti la pensano così, ma è indubbio che senza libri la nostra vita sarebbe più povera, perché nei libri è racchiusa l’intelligenza e la conoscenza di coloro che hanno pensato e scritto prima di noi. Ed è per questo che possiamo considerare l’invenzione della stampa a caratteri mobili (1455) da parte di Johannes Gutenberg una delle più importanti della nostra civiltà: un’invenzione che, favorendo l’alfabetizzazione e la cultura di massa, ha generato la “civiltà della conoscenza”.

Correva l’anno 1464 quando due allievi di Gutenberg provenienti da Magonza e diretti a Roma, i chierici Arnold Pannartz e Konrad Sweynheim, si fermarono a Subiaco dove era attivo un nutrito gruppo di religiosi tedeschi. Rimasero per ben tre anni presso il monastero di Santa Scolastica trasformando Subiaco nella “Città della Stampa”. In quegli anni i due prototipografi stamparono una grammatica latina per bambini, il De civitate Dei di Sant’Agostino e il De Oratore di Cicerone.

Ora, a 550 anni dalla pubblicazione del primo libro in Italia, questa ricorrenza viene festeggiata con l’iniziativa “Subiaco 2015”, che ha “la cultura come fattore attrattivo”, secondo le parole del sindaco Francesco Pelliccia, che l’ha presentata il 28 marzo 2015 nella chiesa di Santa Scolastica insieme al padrone di casa, l’abate Don Mauro Meacci, all’assessore alla cultura della Regione Lazio Lidia Ravera e ad altri relatori. Eventi clou sono l’edizione anastatica in 275 copie del De Oratore, che avrà un posto d’onore nello stand della Regione Lazio all’Expo di Milano, e l’inaugurazione del Borgo dei Cartai, un museo-opificio didattico nato per recuperare la storia e la tradizione della cartiera di Subiaco, voluta da Sisto V nel 1587 e chiusa nel 2004. Come sede del museo è stato scelto il vecchio Mulino Carlani, situato sulle sponde dell’Aniene, all’altezza del Centro Rafting. Seguiranno molti altri appuntamenti che si concluderanno il 2 e 3 ottobre con un convegno sull’editoria sublacense.

Celebrando il primo libro a stampa, viene celebrato anche il territorio di Subiaco che vanta memorie mistiche, culturali e artistiche straordinarie e merita indubbiamente una visita non affrettata. Il paesaggio è quello dell’Alta Valle dell’Aniene, dalla pittoresca bellezza arcadica, gioiosa d’estate, un po’ malinconica d’inverno.

La cittadina è sorta sul luogo ove Nerone aveva edificato una grandiosa villa, nel 54 d.C., che si specchiava in alcuni laghi artificiali ottenuti sbarrando le acque dell’Aniene, i Simbruina stagna. Da qui deriverebbe il nome di Subiaco (Sublaqueum, sotto il lago). Anche nell’abitato il corso dell’Aniene è romanticamente suggestivo per la presenza di grandi alberi ed è scavalcato dal ponte medievale di San Francesco. A schiena d’asino, fu fatto costruire nel 1358 dall’abate Ademaro per pareggiare la via Sublacense, via che Pio VI portò avanti fino alla Rocca abbaziale nel 1789.

All’uscita del fiume dalla gola calcarea che lo contraddistingue si trovano i monasteri benedettini del Sacro Speco e di Santa Scolastica. Ricordiamo che San Benedetto da Norcia (ca. 480-547), proclamato nel 1964 primo patrono d’Europa, è stato un santo dalla fortissima personalità, mistica e pratica allo stesso tempo. Appartenente alla nobile famiglia degli Anici, ricevette, insieme alla sorella Scolastica, un’ottima educazione. Per volontà del padre, intorno ai quattordici anni si recò a Roma per perfezionare gli studi umanistici, ma abbandonò dopo poco tempo quella che era stata la capitale dell’Impero, perché la sentiva estranea e piena di corruzione. Risalì la valle dell’Aniene e si stabilì in una grotta nei pressi di Subiaco, per fare vita contemplativa. Ben presto però si raccolsero intorno a lui alcuni discepoli e allora sentì che era tempo di “entrare in comunione con gli uomini”, dando vita così alla prima forma di monachesimo occidentale.

Intorno al 530, ormai maturo per la sua rivoluzione monastica, stese la Regola basata sull’impegno della ricerca di Dio, sulla lettura dei testi sacri e sulla fatica del lavoro, indispensabile per il proprio sostentamento. Concezioni che verranno poi sintetizzate nel motto ora et labora, decisamente innovativo rispetto al monachesimo orientale, che era solo contemplativo. L’enorme importanza religiosa, politica e sociale che il suo Ordine ebbe nel Medioevo si è riflessa su tante e tanto varie manifestazioni artistiche, improntandole di un particolare carattere, che si può parlare a tutti gli effetti di arte benedettina. Grazie poi al lavoro da amanuensi dei monaci, pazientemente svolto negli scriptoria, la tradizione culturale classica è stata tramandata fino a noi.

Il Sacro Speco, realizzato intorno alla grotta del suo eremitaggio nel XII secolo, è spettacolare per l’intreccio di ambienti, tutti affrescati, che vanno dalla chiesa superiore con le raffigurazioni di scuola senese della Passione e Resurrezione di Gesù e della vita di San Benedetto (vi è raffigurato anche il tentato avvelenamento da parte di monaci di Vicovaro) alla chiesa inferiore, dove troviamo affreschi del 1270 di allievi della scuola romana di Pietro Cavallini, con il ritratto di Innocenzo III e la bellissima volta con l’Agnello mistico e la raffigurazione simbolica dei quattro evangelisti. Da una scala a chiocciola si accede alla Cappella di San Gregorio Magno (biografo ufficiale di San Benedetto) dove è conservato un ritratto ad affresco di San Francesco di Assisi, eseguito quando era ancora in vita in occasione di una sua visita nel convento benedettino, che reca graffita anche la firma di Pio II Piccolomini.

Una statua marmorea di San Benedetto, opera di Antonio Raggi (allievo prediletto di Bernini), è collocata nella grotta dalle pareti rocciose, da dove pendono dodici lampade a ricordare gli altri dodici monasteri, oltre a questo, fondati dal santo nella valle sublacense. Dal piano inferiore si scende ancora lungo la Scala Santa (notevoli sulle pareti gli affreschi con il Trionfo della Morte) che porta alla Cappella della Vergine e da qui si esce al Roseto, le cui rose sarebbero state innestate da San Francesco sul roveto dove si sarebbe gettato Benedetto, all’epoca del suo eremitaggio, per vincere le tentazioni della carne.

Il monastero di Santa Scolastica, che conserva ben tre chiostri di epoca differente, è celebre per essere stato nei secoli fucina di cultura, sede di un importante scriptorium e, come abbiamo già detto, la sede della prima tipografia italiana. Nella Biblioteca Nazionale ospitata nel monastero, con ingresso dal chiostro gotico, sono conservati numerosi volumi manoscritti e a stampa, tra cui i primi incunaboli impressi a Subiaco con i caratteri detti sublacensi, che univano allo stile dei caratteri gotici alcune caratteristiche dei manoscritti conservati in loco, che ci meravigliano per la bellezza calligrafica e il prezioso cromatismo dei capilettera.

Sito ufficiale: 
http://www.comune.subiaco.rm.it/

http://www.subiacoturismo.it/