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Acque, pietre, fuochi, alberi. Rituali di guarigione nei santuari e luoghi di culto del Lazio (Di Virgilio Editore, Roma 2014)

Le acque taumaturgiche

Una interessante pubblicazione che aiuta a scoprire i luoghi sacri del Lazio fuori dalle rotte del turismo di massa.
domenica 1 giugno 2014 di Nica Fiori

Argomenti: Recensioni Libri
Autore del Libro : Elisabetta Silvestrini (a cura di)


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Nella nostra società medicina e credulità popolare si contrappongono nettamente, eppure sappiamo bene che la guarigione non dipende soltanto dalle terapie mediche, ma anche dalla forza di volontà del paziente, dalla fede nei miracoli, e non di rado da tutte quelle preghiere, che nella loro capacità persuasiva non sono così dissimili dai rituali superstiziosi dell’antichità precristiana. Si credeva molto un tempo alla sacralità delle acque e di altri elementi naturali, tanto che molti santuari sorgevano nei pressi di sorgenti, grotte e boschi meta di pellegrinaggi: credenze che, accompagnate da invocazioni ai santi o alla Madonna, sono ancora vive ai nostri giorni, come apprendiamo dal libro, pubblicato dalla Soprintendenza per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici del Lazio, “Acque, pietre, fuochi, alberi. Rituali di guarigione nei santuari e luoghi di culto nel Lazio”, a cura di Elisabetta Silvestrini.

Per la Soprintendente per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici del Lazio, Anna Imponente, “questo libro è motivo di orgoglio perché è il primo di un progetto ambizioso, curato dalla Soprintendenza, che riguarda i luoghi sacri del Lazio”. Si tratta di luoghi che per lo più sono fuori dalle rotte del turismo di massa e che ci appaiono particolarmente interessanti, perché qui l’etnoantropologia con i suoi beni immateriali interagisce con i beni artistici e storici, come avviene, per esempio, nel parallelismo con il motivo iconografico della Madonna lactans, come quella di Greccio, raffigurata nel retro della copertina.

Questo perché tra le acque “terapeutiche” ci sono anche quelle preposte a curare la sterilità, a favorire il parto e la lattazione. Presso queste acque, che possono essere “sorgive, stagnanti, fluenti lungo il letto dei fiumi, stillanti all’interno di grotte”, come scrive Milvia D’Amadio, sono stati eretti santuari dedicati alle dee madri fin dal neolitico, passando poi alla dea etrusca Uni, quindi a Cerere, a Giunone e infine alla Vergine Maria, più volte riprodotta come Madonna del latte. Nel Lazio il culto di acque legate alla maternità poste sotto la protezione della Vergine è attestato a Ischia di Castro (VT), presso il fosso Cellerano, nel luogo di un’apparizione mariana dove sorge la chiesa della Madonna del Giglio.

Altre acque terapeutiche per favorire la fecondità femminile sono poste sotto la protezione di alcune sante, tra cui Sant’Agata a Cineto Romano, Sant’Anna ad Antrodoco (RI), Santa Fortunata a Sutri (VT), Santa Romana a Sant’Oreste (Roma). Non di rado le fonti sacre sono connesse con le grotte. Infatti, come spiega Elisabetta Silvestrini, “l’acqua e la pietra sono legate da una profonda relazione simbolica: l’acqua nasce dal grembo della montagna e ancora più intenso è questo rapporto quando l’acqua scaturisce dall’interno, o nei pressi, di una grotta”.

Nella tradizione cristiana le grotte, così vicine alle viscere della terra, possono nascondere tenebrose presenze, ma l’arcangelo Michele, il difensore del giudizio divino, è lì pronto a contrastare i demoni e a guidare le anime nell’aldilà. Ecco perché il culto verso San Michele Arcangelo è spesso praticato in ambienti rupestri, come per esempio nella grotta sulle pendici del Monte Tancia, in Sabina, o nel santuario di Montorio in Valle a Pozzaglia Sabina (RI), dove si pratica un rito litoterapico, o nell’eremo di San Michele sul monte Scalambra a Serrone (FR), dove c’è una sorgente dall’acqua taumaturgica.

Le pietre grezze, secondo credenze antichissime, traggono il loro potere magico sacrale o perché cadute dal Cielo, come le meteoriti, o perché legate al mondo sotterraneo. Le pietre, spesso di forma o colore particolare, possono essere anch’esse apportatrici di fecondità, di pioggia e, se sono forate, ci si possono far passare all’interno i neonati, per simulare una rinascita e tutelarne la salute. Ma anche le pietre lavorate, come sarcofagi, altari, colonne, possono avere un potere terapeutico, come avviene per le colonne dell’abbazia di San Domenico a Sora (lo stesso santo protagonista della festa dei Serpari a Cocullo), perché ritenute intrise dello stesso potere taumaturgico del santo.

A Roiate (Roma) si conserva un masso di pietra calcarea dove San Benedetto, secondo la tradizione, lasciò l’impronta del suo corpo, dopo che vi si era disteso una notte a riposare in occasione di una sua visita al paese durante una pestilenza. Si dice che la pietra il 21 marzo trasudi gocce di sudore che i locali chiamano “manna” e che questo liquido abbia il potere di guarire da alcune malattie, soprattutto degli occhi. La stessa “manna” trasudava anche dalle pareti della grotta di san Benedetto a Subiaco.

Tra i rituali legati al fuoco si ricordano i falò che si accendono in alcune feste, come in quella di Sant’Antonio Abate il 17 gennaio o in quella di San Giovanni Battista il 24 giugno. Sul fuoco si può saltare, per favorire la crescita dei prodotti coltivati, come pure dei bambini, come avveniva ad Arpino (FR) e a Campagnano Romano. Nella notte di San Giovanni riaffiorano altri riti solstiziali, per cui anche le acque e le erbe acquistano poteri particolari. A Civitella Roveto, in provincia dell’Aquila, ci si bagna nel fiume Liri, come in una piscina probatica, prima che il sole faccia svanire l’effetto terapeutico dell’acqua di San Giovanni.

Sempre legati al fuoco sono alcuni oggetti prodotti dai fabbri. Già Plinio, nella sua “Storia Naturale” scriveva che il ferro è efficace contro i malefici e le allucinazioni notturne. Questo perché il metallo è indissolubilmente legato a un simbolismo cosmologico. Tra le “reliquie di ferro” utilizzate in particolari rituali nel Lazio vengono ricordate la catena di San Michele di Montasola (RI) e le chiavi di San Eleuterio, il cui bacio rappresentava ad Arce (FR) un rito di protezione contro l’idrofobia.

Al mondo vegetale, e più precisamente a un albero, è legato un rito di guarigione dall’ernia inguinale, la “passata” di Subiaco, che veniva praticato presso una cappella dedicata a San Giovanni Battista alla vigilia della festa del santo, e anche in questo caso non possiamo non pensare alla connotazione magica del solstizio d’estate. Questo è l’unico rito di magia arborea praticato nel Lazio, almeno fino agli anni Sessanta. I bambini affetti da ernia infantile venivano fatti passare attraverso una fenditura ricavata in un piccolo albero di quercia, pratica che è ancora documentata a Noci (BA) presso il Santuario della Madonna della Croce, come scrive Giuseppe Bonifazio, che l’ha pure filmata.

Questo volume con parole e immagini suggestive introduce il lettore in un universo simbolico straordinario. Fondendo suggestioni diverse, che vanno dall’antropologia alla metafisica, gli autori esprimono tutta la loro passione di studiosi nel voler far conoscere quelle tradizioni che ormai stanno scomparendo, e che dimostrano una costante ricerca da parte dell’uomo di un contatto con l’invisibile.