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Un’altra teologia politica? (Mimesis)

RELIGIONE E POLITICA NELLE DISPUTE DELL’OCCIDENTE IN CRISI


martedì 1 aprile 2014 di Carlo Vallauri

Argomenti: Letteratura e filosofia
Argomenti: Religione
Argomenti: Recensioni Libri
Autore del Libro : Francesco Saverio Festa


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Il libro di Francesco Saverio Festa Un’altra teologia politica? (Mimesis) muove dal confronto culturale tra Carl Schmitt ed Erik Petersen quando quest’ultimo cercava di salvaguardare il cristianesimo da improprie divinizzazione del sovrano mentre l’intellettuale tedesco imperniava la sua concezione sull’Occidente tendente ad una secolarizzazione del fenomeno. Penetrare nei nessi di una disputa teorica d’alto valore critico significa valutare la possibilità di tentare la strada d’una nuova teologia politica. La distanza tra due concezioni antitetiche costituisce un fattore di difficile comprensione ai fini di qualsiasi considerazione attinente la continuità della tradizionale visione cristiana dell’ordine sociale e politico, tendente di per sé ad una secolarizzazione. Sono questi i punti attorno ai quali il pensiero dell’autore, studioso attento della filosofia contemporanea, imposta una originale opera di trasfigurazione degli stessi concetti enunciati nella loro contrapposizione logica.

Non è facile seguire il complesso percorso della costruzione politica di una filosofia religiosa che sa cogliere il centro stesso della possibile convergenza tra credenti e non credenti in vista di rinvenire determinate finalità comuni rintracciabili nell’esperienza del rapportarsi della visione religiosa sul terreno aspro della politica. Ecco così prospettarsi una vera e propria teologia politica, capace di liberare dagli intrecci di legami con determinate strutture politico-sociali, considerando gli uomini quali prodotti della natura umana derivata da Dio. Attorno a questi alti temi il lettore si trova di fronte all’arduo percorso delle visioni politiche imperanti nel Novecento. La tesi dell’autonomia della politica ha condotto alla crescita di una fede di massa in un attivismo antireligioso. E lo stesso Schmitt si è trovato di fronte a Leo Strauss con la sua tesi di considerare il potere politico di per sé anomalo. Su questi argomenti può inserirsi l’esperienza del modo in cui nel Novecento il potere civile ha operato attraverso forme di secolarizzazione distruttiva, quindi ben al di fuori di una tolleranza culturale, superiore alla volontà dei sovrani e degli incantatori di folle.

Il monoteismo ha incontrato difficoltà di fronte al farsi concreto della storia. L’Occidente è andato perdendo i suoi valori derivati da un messaggio antico. La secolarizzazione ha colpito lo stesso pensiero teologico. E la globalizzazione ha completato il cerchio della promiscuità, ponendo una specie di limite alle promesse della religione. I pastori d’anime sono rimasti impotenti di fronte allo scatenamento dell’illusione di una trasformazione, vista solo come evento sovrastrutturale.

La possibilità di penetrare nel profondo di queste problematiche trova nel libro del prof. Festa gli elementi indispensabili per la comprensione di un fenomeno vissuto dalle generazioni del Novecento donde deriva quindi l’interesse specifico ed originale suscitato dal libro.