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Rubrica: EVENTI


Il Tesoro di Napoli

I capolavori del Museo di San Gennaro in mostra a Roma a Palazzo Sciarra
domenica 3 novembre 2013 di Nica Fiori

Argomenti: Mostre, musei, arch.


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Allo splendore degli oltre 3300 diamanti, degli smeraldi e dei rubini, sapientemente incastonati nell’argento dorato da Matteo Treglia nel 1713 per creare la Mitra del busto-reliquiario del Santo patrono di Napoli, è difficile sottrarsi, come pure alla vivace bellezza di tutte quelle sculture argentee, fantastiche creazioni del barocco napoletano, che vanno ben al di là del loro valore intrinseco. Il leggendario Tesoro di San Gennaro, proprio quello di cui si organizzava un furto nel film Operazione San Gennaro, è protagonista di una straordinaria mostra a Roma, dal 30 ottobre 2013 al 16 febbraio 2014, presso la Fondazione Roma Museo – Palazzo Sciarra. Per la prima volta vengono presentati al di fuori della città partenopea preziosissimi capolavori di oreficeria e argenteria donati da papi, imperatori, re, nobili e persone comuni, insieme a documenti originali, dipinti, sculture e arredi sacri, tutti provenienti dal Museo del Tesoro di San Gennaro.

Non a caso il titolo della mostra è “Il Tesoro di Napoli”, perché essa rappresenta sette secoli di storia di un’intera città, che ha sempre avuto con il suo patrono un rapporto particolare. I napoletani attribuiscono al santo molti miracoli importanti, come quello di aver salvato la città dalle eruzioni del Vesuvio (in virtù del fatto di essere uscito indenne da una fornace), dalla guerra o dalla peste, e allo stesso tempo si rivolgono a lui come ci si rivolgerebbe a un padre affettuoso per chiedere una piccola grazia o una parola di conforto, ma è soprattutto il miracolo della liquefazione del suo sangue, di cui si ritrova la prima testimonianza storica in una Cronaca del Trecento, a suscitare l’interesse superstizioso del popolo.

Dal modo in cui avviene il prodigio, infatti, si traggono pronostici per l’annata (e gli immancabili numeri del lotto). Ma anche il suo nome latino Ianuarius (cioè consacrato al dio Giano) può essere collegato al mese di gennaio, e ha quindi un significato augurale per l’inizio dell’anno. Secondo la tradizione Gennaro, vescovo di Benevento sotto Diocleziano, subì il martirio il 19 settembre del 305 nei pressi della solfatara di Pozzuoli. Il suo sangue sarebbe stato raccolto entro due ampolle da una vecchia, mentre i suoi resti furono sepolti nella zona di Fuorigrotta.

Le reliquie del santo, dopo varie traslazioni, furono sistemate in un busto-reliquiario realizzato nel 1305 dagli orafi di Carlo II d’Angiò. Da allora si è accumulata nel tempo una quantità enorme di preziosi doni, che costituiscono un reale “tesoro”, rimasto integro nei secoli grazie alla custodia accuratissima della Deputazione della Real Cappella del Tesoro, un’organizzazione laica nominata inizialmente per sovrintendere alla fabbrica della Cappella dedicata al Santo nel Duomo di Napoli, iniziata nel 1527 per l’adempimento di un voto fatto dalla città e sottoscritto presso un notaio con un atto esposto nella mostra. Ancora oggi la Deputazione è formata da dodici famiglie che rappresentano gli antichi Sedili di Napoli.

Tra gli illustri donatori che hanno reso omaggio al Santo, ricordiamo, tanto per fare qualche nome, Maria Carolina d’Austria e il figlio Francesco I di Borbone, Gioacchino Murat, cognato di Napoleone, e Vittorio Emanuele II.

Il percorso espositivo analizza il culto di San Gennaro, raffigurato in un bel ritratto di fantasia di Francesco Solimena, inquadrandolo nella città situata all’ombra del Vesuvio, il pericoloso vulcano che ogni tanto si risveglia. Ricordiamo in particolare l’eruzione del 16 dicembre 1631, che risparmiò miracolosamente la città. I napoletani attribuirono ciò all’intervento del loro patrono, che avrebbe fermato il fiume di lava al ponte della Maddalena, e da allora il 16 dicembre è considerato la “festa del patrocinio di S. Gennaro”.

Seguono i più raffinati manufatti della produzione argentiera napoletana (un intero Borgo era dedicato a quest’attività), apparati sacri come pissidi, calici, candelieri e crocifissi, quindi alcune straordinarie sculture, tra cui Tobiolo e l’Angelo (opera di Giuseppe e Gennaro Del Giudice, 1797), San Michele Arcangelo (alto m 1,77, opera di Gian Domenico Vinaccia, 1691), e una serie di mezzibusti di santi, che erano portati in processione come coadiutori del santo principale: notevoli Santa Maria Egiziaca, San Francesco Borgia e San Giovanni Battista, tutti e tre della fine del Seicento. Spettacolari sono i due giganteschi candelabri, arricchiti da figure allegoriche, della Cappella del Tesoro (opera di Filippo del Giudice, metà del XVIII secolo).

Clou della mostra sono i due capolavori d’inestimabile valore della collezione: la Collana di San Gennaro, in oro, argento e pietre preziose, realizzata da Michele Dato nel 1679 mettendo insieme una serie di strepitosi gioielli donati da re e regine (ma vi è anche l’anello di una popolana) nel corso di tre secoli, e la Mitra, ovvero il copricapo settecentesco da abbinare al busto del santo durante le processioni. Intrisa di significato appare la scelta delle preziose gemme usate dal maestro orafo Treglia. Secondo la tradizionale simbologia i diamanti rappresentano il simbolo della fede inattaccabile, gli smeraldi l’unione della sacralità del Santo con l’emblema dell’eternità e del potere, i rubini il sangue dei martiri e, infine, due granati simboleggiano il vero tesoro, ovvero il sangue di San Gennaro.

P.S.

“Il Tesoro di Napoli. I capolavori del Museo di San Gennaro”,
30 ottobre 2013 16 febbraio 2014
Palazzo Sciarra, via Marco Minghetti 22 - Roma.
Catalogo Skira.

Orario: il lunedì dalle 15 alle 20; dal martedì al giovedì e la domenica dalle 10 alle 20; il venerdì e il sabato dalle 10 alle 21