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Napoli capitale di santi e beati

Una città sacra abitata da diavoli
martedì 1 gennaio 2013 di Achille della Ragione

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Opinioni, riflessioni
Argomenti: Religione
Argomenti: Racconti, Romanzi


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Secondo la definizione di molti dei viaggiatori del Grand Tour Napoli era un paradiso abitato da diavoli, ma si trattava semplicemente di poveri lazzari e di scugnizzi senza famiglia, mentre Napoli può e deve a tutti gli effetti essere considerata una città sacra per eccellenza per il numero di chiese, superiore a quello di Roma, per la cospicua concentrazione di monasteri ed ordini monastici, che un tempo copriva gran parte del centro storico, ma soprattutto per il gran numero di santi, indigeni o di adozione, tra cui alcuni dei più importanti e famosi del cattolicesimo.

Napoli, a partire dal Seicento, possiede addirittura 52 compatroni che si affiancano al protettore per eccellenza San Gennaro, di cui non parleremo perché ne abbiamo diffusamente trattato nel primo volume.

Cominceremo viceversa la trattazione con una santa, legata al più celebre, collega dallo stupefacente prodigio della liquefazione del sangue, un fenomeno estremamente diffuso all’ombra del Vesuvio, e che nel suo caso avviene, oltre che nel giorno del suo onomastico, tutti i martedì dell’anno sotto gli occhi stupefatti ed increduli degli osservatori, nella chiesa di San Gregorio Armeno, dove sono conservati i suoi resti mortali.

Santa Patrizia (Costantinopoli, ? – Napoli, post 685) fu una religiosa bizantina, nata da una ricca e nobile famiglia discendente dall’imperatore Costantino e secondo alcune fonti era destinata a sposare Costante II, ma lei con la fida nutrice Aglaia si recò a Roma per ricevere dal papa la consacrazione verginale.

Tornata in patria alla morte del padre lasciò il palazzo imperiale, distribuì la sua eredità ai poveri e partì verso la Terra Santa, ma durante il viaggio, secondo la leggenda, naufragò a Napoli presso l’isolotto di Megaride, dove fondò una comunità di preghiera e di assistenza ai bisognosi, ma dopo breve tempo morì.

Sant’Aspreno (IV secolo – Napoli, IV secolo) fu il primo vescovo di Napoli ed il suo carisma fece crescere di numero la locale comunità cristiana.

Ricevette l’apostolo Pietro in viaggio da Antiochia verso Roma, il quale compì alcuni miracoli. Aspreno fondò la basilica di San Pietro ad Aram, prima chiesa napoletana, dove è ancora conservato l’altare dove Pietro celebrò il sacrificio eucaristico.

San Gaetano Thiene (Vicenza, 1480 – Napoli, 1547), dopo un apostolato svolto al nord e dopo essere stato cofondatore dell’ordine dei chierici regolari Teatini, nel 1533 giunge a Napoli per fondarvi una casa dell’ordine ed il viceré Pedro de Toledo gli concesse la basilica di San Paolo Maggiore. Egli curò anche la formazione dei sacerdoti impegnati nell’ospedale degli Incurabili. Diresse il monastero delle domenicane della Sapienza e guidò Maria Lorenza Longo nella fondazione delle monache Cappuccine.

E’ invocato come santo della Provvidenza.

San Tommaso (Aquino, 1225 – Fossanova, 1274), di famiglia nobile (il padre era imparentato col Barbarossa ed occupava una carica importante alla corte di Federico II a Foggia), consacrava allo studio ed alla preghiera il tempo che i coetanei dedicavano al gioco._ Il padre lo inviò a Napoli dove all’Università insegnavano i più celebri maestri d’Europa, quindi voleva recarsi a Parigi per specializzarsi in teologia, ma la famiglia era contraria e la madre lo fece rinchiudere in una cella del castello, dove cercarono di convincerlo mandandogli una procace ragazza nuda per sedurlo, ma lui la indusse alla fuga brandendo un tizzone acceso. Anche la sorella cercò di farlo ragionare ma il risultato è che si fece suora._ Nel 1272 fu nominato a Napoli professore di teologia con uno stuolo di allievi da ogni parte d’Europa._ Chiamato al Concilio di Lione da papa Gregorio X, dove si discuteva la riunificazione della Chiesa romana con quella greca, durante il viaggio cadde da cavallo, battè la testa e dopo pochi giorni chiuse la sua esistenza a soli 49 anni.

San Tommaso lasciò alla Chiesa un’eredità immensa: la Summa, che si divide in 38 trattati, 631 questioni e 10000 obiezioni riguardanti non solo la teologia ma anche la metafisica, l’ontologia, l’etica, la politica e il diritto.

Al Concilio di Trento, che sanzionò la spaccatura del mondo cristiano in cattolici e protestanti, la sua Summa fu posta sull’altare al fianco dei Vangeli e la sua dottrina divenne quella ufficiale della Chiesa.

Tra le numerose sante, oltre a Santa Patrizia, di cui abbiamo parlato, non possiamo dimenticare Santa Restituta, Santa Candida e Santa Maria Francesca delle cinque piaghe, l’ultima a raggiungere l’onore degli altari e la cui casa, sita nei Quartieri Spagnoli è continua meta di visite, soprattutto da spose sterili, perché vi è conservata una sedia dotata di poteri prodigiosi perché molte donne dopo essersi sedute sono rimaste gravide.

Ed infine vogliamo completare questa carrellata con San Giuseppe Moscati (Benevento, 1880 – Napoli, 1927), un medico che dovrebbe essere preso ad esempio dai suoi avidi colleghi di oggi, il quale nel suo studio aveva in bella evidenza una cesta dove si poneva l’onorario, sul quale campeggiava un cartello esplicativo: “Chi può dia, chi non può prenda”._ Originario di Benevento, si trasferisce con la famiglia a Napoli, dove, dopo la laurea, farà carriera nell’Ospedale degli Incurabili, ma dedicandosi anima e corpo alla cura dei poveri dai quali rifiutava qualsiasi ricompensa. E quando nel 1921 a Napoli scoppiò il colera, fu uno dei pochi che si prodigò giorno e notte senza alcun timore di contrarre il terribile morbo.

Beatificato nel 1975, è divenuto santo nel 1987 e nella chiesa del Gesù Nuovo vi è una cappella a lui dedicata, stracolma di ex voto e dove si può ammirare il suo studio, il suo letto e la poltrona dove serenamente si spense il 12 aprile del 1927 ad appena 47 anni.