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Rubrica: EVENTI


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Madonna dei Santi Cosma e Damiano

Tavole miracolose in mostra a Palazzo Venezia

Le icone medioevali di Roma e del Lazio del Fondo Edifici di Culto
lunedì 19 novembre 2012 di Nica Fiori

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Mostre, musei, arch.


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La tradizione cristiana attribuisce a San Luca la prima raffigurazione della Madonna e altre volte ci parla di immagini “acheropite”, ovvero non dipinte da mano umana, per esaltare la sacralità della figura che un anonimo pittore ha reso trasportandola in un’aura simbolica di trascendenza spirituale, accentuata dell’uso del fondo d’oro.

Nella prestigiosa sede di Palazzo Venezia possiamo ammirare, dal 13 novembre al 15 dicembre, 14 straordinarie immagini sacre nella mostra “Tavole miracolose. Le icone medioevali di Roma e del Lazio del Fondo Edifici di Culto (FEC)”.

Tra gli oltre 750 edifici sacri del FEC (Fondo edifici di culto), istituito nel 1985 a seguito di un accordo tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede per tutelare e conservare edifici di grande pregio storico e artistico, ricordiamo a Roma, tra le altre, le importantissime chiese dell’Aracoeli, di Sant’Ignazio, di Santa Maria sopra Minerva, di Santa Maria del Popolo, di Santa Francesca Romana.

Le immagini in mostra, quasi tutte della Madonna, sono di norma esposte in altari poco illuminati e non si riesce quindi ad apprezzarne appieno la bellezza, pertanto la mostra è un’occasione unica per poterle guardare da vicino, dopo un’importante campagna di restauro, prima che ritornino nelle rispettive sedi.

Pur essendoci state nel passato diverse esposizioni di icone (soprattutto russe), è la prima volta che si tiene a Roma una mostra sulle icone medievali romane, eppure la venerazione per queste immagini è stata ed è alla base della pietà romana: non dimentichiamo, infatti, che questa volta non abbiamo a che fare con semplici opere d’arte, ma con “tavole miracolose”, immagini che si sono trasformate nel tempo in oggetti di culto. Alla diffusione del culto mariano a Roma, e nell’Occidente in genere, contribuisce proprio l’immagine su tavola, l’icone o icona, tipica dell’arte bizantina, che facilitava notevolmente il trasporto e la riproduzione delle immagini cultuali.

Sono esposte due rarissime immagini sopravvissute all’iconoclastia, la prima delle quali è quella conservata nella sacrestia della basilica di

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Madonna di Santa Maria Nova

Santa Maria Nova (ora Santa Francesca Romana) al Foro Romano, risalente al VI secolo e considerata la più antica immagine su tavola di Roma (ricordiamo, però, che nelle catacombe di Priscilla esiste un affresco con la Madonna ben più antico, databile ad età severiana). È stata realizzata a encausto su tela, e in un secondo momento applicata su tavola, e raffigura l’Odigitria (colei che indica la strada).

I volti della Vergine e del Bambino sono quello che resta di un’antichissima icona, recuperata da Pico Cellini nel 1950 al di sotto di uno strato pittorico di una tavola con la stessa iconografia (ma chiamata Madonna del Conforto), pure esposta in mostra, datata alla fine del terzo decennio del Duecento e conservata nell’abside della chiesa. Dato l’aspetto frammentario, non si può dire che sia formalmente bella, ma lo sguardo ipnotico della Madonna ci colpisce, come doveva colpire anticamente i fedeli quando veniva trasportata in processione, come nel caso dell’epidemia di peste del 590 al tempo di San Gregorio Magno.

L’altra Madonna preiconoclasta è la straordinaria immagine bizantina della chiesa di Santa Maria del Rosario a Monte Mario, del VII secolo, la prima che testimonia a Roma l’iconografia della Avvocata, corrispondente alla originaria Aghiosoritissa (della sacra urna) di Costantinopoli, iconografia che ritroviamo in mostra anche nelle immagini delle madonne dell’Aracoeli, della chiesa dei Santi Bonifacio e Alessio, di S. Maria del Rosario a Campo Marzio e della chiesa di S. Maria Maggiore a Tivoli.

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Madonna di Tivoli

Questa immagine mostra la Vergine senza il Bambino, leggermente rivolta verso destra con le mani in atteggiamento supplice, ed è stata dipinta a encausto direttamente su tavola. Dal punto di vista stilistico viene accostata ad alcune icone del monastero di Santa Caterina del Sinai, derivanti dalle pitture dell’Egitto romano di El Fayyum (tardo-ellenistiche).

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Madonna Avvocata a Monte Mario

La Madonna Avvocata dell’Aracoeli, caratterizzata in questo caso dal mantello decorato a croci dorate, è datata all’XI secolo ed è stata realizzata a tempera. La sua fama di immagine miracolosa crebbe quando, portata in processione, liberò dalla peste Roma nel 1348, tant’è che subito dopo si iniziò la costruzione della grande scalinata di accesso alla chiesa. Nel corso del recente restauro, il legno di faggio del supporto è stato datato all’VIII secolo, quindi si potrebbe ipotizzare per l’opera una datazione più antica di quella attualmente consolidata (dovuta evidentemente ad una ridipintura).

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Madonna di Campagnano

Dalla chiesa di San Giovanni Battista a Campagnano proviene la Madonna col Bambino in trono, detta Madonna del Sorbo, la cui tipologia è quella dell’Odigitria e insieme della Madonna regina. È una tempera su tavola realizzata da un pittore romano nel XIII secolo.

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Madonna di S.Silvestro al Quirinale

Pure di ambito romano e databile al XIII secolo è la Madonna che allatta il Bambino, detta Madonna della Catena, o anche della Purità, proveniente dalla chiesa di San Silvestro al Quirinale, che costituisce uno dei primi esempi in Italia dell’iconografia della Virgo lactans, corrispondente alla bizantina Galaktotrophousa.

Dall’Abbazia di Farfa (Fara in Sabina) proviene la Madonna con Bambino e Angeli, detta anche Madonna di Acuziano, la cui datazione è ancora incerta, sul tipo della Kyriotissa (Madre di Dio del monastero) che tiene il Bambino davanti a sé con una o entrambe le mani. L’immagine in questo caso è ricoperta in gran parte da rame sbalzato e cesellato.

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Madonna di Farfa

Se si esclude l’immagine di San Francesco, del toscano Margaritone d’Arezzo, proveniente dalla chiesa di San Francesco a Ripa, e il piccolo altare-reliquiario con un micromosaico raffigurante Cristo in Pietà della Chiesa di Santa Croce a Gerusalemme, le 14 icone in mostra sono tutte mariane, con una netta prevalenza nell’iconografia del tipo dell’Odigitria e dell’Avvocata. Sono esposte in un ambiente austero e buio, per esaltarne la luce spirituale, e sono raccolte in quattro sezioni suddivise per ambito iconografico o aspetti devozionali, garantendo nella stessa sezione una sequenza cronologica.