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Rubrica: EVENTI


L’età dell’equilibrio (98-180 d.C.)

Traiano, Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio
sabato 13 ottobre 2012 di Nica Fiori

Argomenti: Mostre, musei, arch.


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Traiano, Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio, gli imperatori romani che si sono succeduti tra il 98 e il 180 d.C., sono i protagonisti della mostra di arte antica “L’età dell’equilibrio”, terzo appuntamento della serie “I giorni di Roma”, che si tiene nei Musei Capitolini dal 4 ottobre 2012 al 5 maggio 2013. Come hanno sottolineato i curatori Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce, questi quattro imperatori hanno consentito all’impero di raggiungere la massima espansione e una complessa forma di equilibrio tra potere imperiale, potere del senato e potere dell’esercito, che dopo di loro si perderà. Il perché di questo positivo equilibrio va forse ricercato nella formula dell’adozione (questi imperatori sono detti “adottivi”), ovvero della designazione a successore in virtù dei meriti personali e non per diritto ereditario, formula favorita inizialmente dal fatto che i primi di essi non avevano avuto figli maschi.

Il primo, Traiano, di origine iberica, è succeduto a Nerva nel 98, dopo essere stato da questi adottato e associato al trono nel 97. Nella storia romana sono ben poche le personalità che hanno lasciato di sé un buon ricordo come lui. Tutte le doti che si richiedevano all’uomo di stato, dalla gloria militare alla saggezza legislativa, dal mecenatismo al rispetto dei valori civili, erano concentrate in Traiano, tanto da essere idealizzato nei secoli come l’optimus princeps. Il suo principato coincise con il periodo di maggiore espansione dell’impero, grazie alle sue vittorie contro i Daci (illustrate nella Colonna Traiana) e contro i Parti.

Il successore fu suo cugino Adriano (117-138), il cui nome è legato a grandi opere edilizie (Mausoleo di Adriano e Villa Adriana) e militari (Vallo di Adriano in Britannia). Egli amministrò oculatamente e rinunciò a parte delle conquiste militari di Traiano. Amante della cultura greca, favorì la sua fusione con quella romana e sotto il suo principato l’arte raggiunse il massimo splendore.

Antonino Pio, imperatore dal 138 al 161, assicurò all’impero un periodo di pace. Contenne la pressione barbarica e conciliò la tradizione religiosa romana con la tolleranza per altri culti.

Marco Aurelio, adottato da Antonino Pio, del quale aveva sposato la figlia Faustina Minore, gli succedette nel 161, dividendo inizialmente l’impero col fratello d’adozione Lucio Vero. Combattè Parti, Quadi e Marcomanni e cercò di rafforzare la frontiera sul Danubio. La cosiddetta Colonna Antonina ne ricorda le imprese militari. Filosofo stoico (scrisse i Ricordi), lasciò alla sua morte nel 180 l’impero al figlio Commodo, che si rivelò tutt’altro che all’altezza del suo compito, ponendo fine così al periodo “aureo” della storia imperiale.

Ma, ovviamente, non è tutto oro quel che luccica. Anche nei periodi di pace relativa di quel periodo, si avevano focolai di rivolta (tant’è che il pur “pacifico” Adriano nel 135 distrugge brutalmente la Giudea), e buona parte del budget imperiale era utilizzato per le spese militari. Tutto questo si riflette anche nell’arte, dove tutti i munumenti parlano di guerra, con scene di vinti, di battaglie e di dominio (in un rilievo l’imperatore vittorioso schiaccia col piede il nemico). Questo stato di tensione permanente si avverte soprattutto con Marco Aurelio, quando in campo artistico si passa da un’immagine classicistica a una più chiaroscurale, con effetti di autentica drammaticità sia nei sarcofagi, sia nei ritratti.

Articolata in sei sezioni, la mostra consta di 150 opere, provenienti per un terzo dalle Collezioni capitoline e per il resto da musei europei. Da Torino proviene il ricchissimo tesoro di Marengo restaurato per l’occasione. La prima sezione I protagonisti è dedicata ai quattro imperatori e offre una ricca selezione di ritratti e statue a figura intera in grado di far riflettere sull’uso propagandistico della loro immagine e dei loro familiari, ma è presente anche la ritrattistica di privati cittadini che imitavano l’imperatore regnante. Segue Il linguaggio artistico, ovvero l’evoluzione del gusto dalle forme classiche a quelle più drammatiche con Marco Aurelio, quindi la sezione Ville e dimore ci dà un’idea della straordinaria qualità degli arredi imperiali (in particolare villa Adriana, ma anche la villa di Antonino Pio a Lanuvio e la villa del ricchissimo Erode Attico a Louku, nel Peloponneso nord-orientale), seguono I rilievi storici (in realtà solo qualche frammento perché i pezzi monumentali sono inamovibili), con scene di processione trionfale, di sacrifici e di conclusione di trattati, quindi Vincitori e vinti, ovvero la rappresentazione di scene di guerra e sottomissione di barbari, per finire con l’ultima sezione dedicata alle Tombe.

Nel II secolo si passa dall’incinerazione all’inumazione, prediligendo l’uso di lussuosi sarcofagi istoriati per lo più con scene mitologiche o relative all’aldilà. In un piccolo sarcofago è raffigurata una corsa di amorini al circo. Sono ricostruiti in mostra il sepolcro degli Haterii (interessante il rilievo con raffigurazione di edifici prestato dai Musei Vaticani) e il ricco mausoleo di Claudia Semne, di età traianea. È esposta, inoltre, la tomba della giovane Crepereia Tryphaena (età antoniniana), col suo straordinario corredo funerario.

Il suo ritrovamento, il 10 maggio 1889, suscitò una forte emozione perché il sarcofago era pieno d’acqua e il teschio appariva coperto da una folta e lunga capigliatura fluttuante. Con l’acqua, infatti, erano penetrati nel sarcofago i bulbi di una pianta acquatica che produce lunghissimi filamenti color d’ebano. La notizia colpì la fantasia di Giovanni Pascoli, tanto che egli immaginò in una poesia che la giovinetta fosse morta poco prima del matrimonio. Né sfuggì al poeta la strana coincidenza che il suo sepolcro fosse stato aperto proprio nei giorni in cui i Romani celebravano i riti delle Lemuria per placare le anime dei defunti. Nel suo corredo, oltre a ricchissimi gioielli di splendida fattura, vi è una bambolina d’avorio, snodabile, con i capelli intagliati secondo la moda dell’epoca e il corredo in miniatura della stessa bambola.

Questi oggetti costituiscono un’attrattiva alla quale è difficile sottrarsi, ma, al di là della bellezza degli ori e delle gemme, la cosa che colpisce maggiormente è la nuda presenza di un fragile e minuto scheletro femminile entro il suo sarcofago, che inesorabilmente richiama il pensiero della morte e della caducità umana.

P.S.

“L’età dell’equilibrio. Traiano, Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio”
Musei Capitolini, Piazza del Campidoglio, Roma
Orario: dalle ore 9 20, chiuso il lunedì
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