INFORMAZIONE
CULTURALE
Ottobre 2019



HOME PAGE

ARCHIVI RIVISTA

Articoli on-line 5057
Articoli visitati
4179424
Connessi 17

INDICE GENERALE
INDICE MENSILE
EDITORIALE
RUBRICHE
PASSATO E PRESENTE
EVENTI
ITINERARI E VIAGGI
PARERI LEGALI
COSTUME E SPETTACOLI
QUADRIFOGLIO
TERZA PAGINA
LETTURE CONSIGLIATE
CULTURA
SCIENZA E DINTORNI
FILATELIA
LIBRI RECENSITI
AUTORI
Argomenti

Monitorare l'attività del sito RSS 2.0
SITI AMICI

a cura di
Silvana Carletti (Dir.Resp.)
Carlo Vallauri
Giovanna D'Arbitrio
Odino Grubessi
Luciano De Vita (Editore)
On line copyright
2005-2018 by LDVRoma

Ultimo aggiornamento
19 ottobre 2019   e  



Sito realizzato con il sistema
di pubblicazione Spip
sotto licenza GPL

Rubrica: EVENTI


Vetri a Roma fino al 16 settembre 2012

Fragili preziosi reperti in mostra nella Curia Iulia al Foro Romano
giovedì 1 marzo 2012 di Nica Fiori

Argomenti: Mostre, musei, arch.
Argomenti: Architettura, Archeologia


Segnala l'articolo ad un amico

Alcune tavolette in caratteri cuneiformi riportano, sia pure con un linguaggio oscuro destinato solo agli addetti ai lavori, il procedimento di fabbricazione del vetro. Una delle più antiche, proveniente da Tell Umar (Iraq) è databile al periodo medio-babilonese (XIV-XII secolo a.C.). È quindi in ambito mesopotamico che va collocata probabilmente l’invenzione del vetro, che Plinio il Vecchio attribuiva invece a mercanti fenici.

Anche se l’origine rimane incerta, il vetro è sicuramente una delle più antiche creazioni umane, che ancora oggi suscita ammirazione ed emozione. La tecnica di realizzazione moderna non è cambiata troppo da quella arcaica, basata sulla fusione di sabbia quarzifera, un componente alcalino e calce. Aggiungendo all’impasto ossidi metallici si ottengono i vetri colorati.

È stata inaugurata il 21 febbraio la mostra “Vetri a Roma”, curata da Maddalena Cima e M. Antonietta Tomei e allestita nel Foro Romano all’interno della Curia Iulia aperta fino al 16 settembre 2012. Essa ci fa conoscere una straordinaria selezione di oltre 300 pezzi, tra vasellame prezioso, gioielli e mosaici, che illustrano usi e costumi del mondo antico. Questi manufatti provengono tutti da musei italiani, tranne sei prestati dal museo archeologico di Treviri.

Nonostante la fragilità del materiale, i pezzi si sono conservati perché facevano parte per lo più di corredi funerari, e quindi non erano esposti ai rischi del continuo utilizzo. La loro presenza nelle tombe di alcune località piuttosto che di altre è legata probabilmente a un particolare gusto locale, che faceva preferire il vetro ad altri materiali, come l’avorio, l’ambra o il metallo, a Roma sicuramente più comuni nei contesti sepolcrali.

Tra i pezzi più antichi ci sono i balsamari (alabastra), databili tra il V e il IV sec. a.C., provenienti da Cuma e da Bologna, modellati su un nucleo friabile e decorati con motivi a zigzag, e un bracciale in vetro con due protomi leonine in oro, proveniente da Vulci.

Seguono gli esemplari di età ellenistica, come il prezioso piatto in vetro mosaico millefiori con inserzioni a foglia d’oro, proveniente da Canosa di Puglia, o lo splendido piatto in vetro dorato con scena di caccia, da Tresilico in Calabria.

Dalla produzione di età ellenistica, quando il vetro era considerato un bene di lusso, si arriva nel I secolo a.C. alla rivoluzionaria scoperta della soffiatura, che consente velocità e risparmio di materiale. Nasce così una vera e propria industria vetraria.
La nuova tecnica permette di soffiare entro matrici prelavorate, così da ottenere anche vetri a rilievo. Non di rado le forme soffiate vengono decorate con filamenti, granuli e frammenti di vetro applicati.

In età imperiale il più grande centro di esportazione di prodotti vitrei era Alessandria d’Egitto, ma, accanto ai manufatti orientali, erano apprezzati anche quelli di Aquileia, di Albenga, dell’Illiria. Cicerone riporta la notizia che da Alessandria giungevano delle navi con gli scarti della lavorazione locale, ovvero vetri rotti. Questi frammenti venivano nuovamente fusi e rilavorati.

Verso la fine del I secolo d.C. si diffonde il vetro trasparente, che ricorda il cristallo di rocca. E come si fa col cristallo naturale, anche questo viene inciso e sfaccettato.

Tra i reperti esposti, ve ne sono alcuni dalle forme abbastanza rare, ma il pezzo forte è senza dubbio il grande piatto blu cobalto con una scena di danza dionisiaca. Il prezioso vassoio, proveniente da Albenga, è stato colato a stampo, molato e levigato al tornio. La decorazione è a intaglio, secondo una difficile tecnica, sperimentata forse per la prima volta ad Alessandria. Prima di questo ritrovamento si riteneva che questa tecnica fosse del III secolo d.C., ma ora sappiamo che è più antica perché quest’oggetto si data alla fine del I o agli inizi del II secolo d.C.

Oltre al colore blu, erano apprezzati il verde, il viola e anche il nero, che ritroviamo in oggetti che imitano la rara ossidiana (vetro naturale vulcanico). Particolarmente belli sono anche i vasi a mosaico che si arricchiscono di nuove forme e di nuove combinazioni di disegni e colori, come la pisside in vetro mosaico a bande d’oro, da Pompei, e la coppa in vetro mosaico millefiori con motivo a stelle, da Adria.

I suggestivi effetti di luce che i sapienti artigiani sapevano trarre dalla materia ci meravigliano, anche perché alcuni di questi manufatti, che ci appaiono oggi così rari e preziosi, erano in epoca imperiale di uso quotidiano e, probabilmente, a buon mercato. Ben diverso è il caso di alcuni oggetti di lusso, come per esempio la bottiglia con decoro “a gabbia”, da Padova, certo non pensata per l’uso, ma piuttosto come prova di abilità del suo creatore e destinata sicuramente a un personaggio di alto rango.

Una buona parte dei reperti in mostra è costituita da oggetti da mensa, in particolare bottiglie, anforette, bicchieri, ciotole, piatti, salsiere, che si rifacevano nei decori ad analoghi oggetti di argento o di bronzo. Un’altra utilizzazione era quella della cosmesi e della medicina con i vari balsamari dai colli stretti e lunghi. Un’altra utilizzazione ancora era quella dei gioielli, con le innumerevoli imitazioni delle pietre colorate.

Tra i gioielli spicca il medaglione con ritratto maschile realizzato in foglia d’oro incisa e dipinta tra due strati di vetro, conservato nel Museo archeologico di Arezzo, e il cammeo in vetro molato con raffigurazione di Arpocrate. Ci sono poi alcuni esempi di decorazione parietale a mosaico, come quelli dalla Domus Transitoria di Nerone, le lastre in vetro dalla villa di Lucio Vero sulla via Cassia e quelle del tondo con pesci dalla Domus del Chirurgo di Rimini, che ricordano la tecnica dell’opus sectile, di norma realizzato in marmi colorati.

Chiudono la mostra le insegne imperiali di Massenzio, rinvenute nel 2005 sulle pendici del Palatino e conservate nel Museo nazionale romano di Palazzo Massimo. Sulla sommità dello scettro sono posti dei globi di vetro a simboleggiare il potere universale di Roma sul mondo.

P.S.

“Vetri a Roma”, Curia Iulia nel Foro Romano: tutti i giorni dalle 8,30 fino a un’ora prima del tramonto