INFORMAZIONE
CULTURALE
Ottobre 2020



HOME PAGE

ARCHIVI RIVISTA

Articoli on-line 5432
Articoli visitati
4426468
Connessi 9

INDICE GENERALE
INDICE MENSILE
EDITORIALE
RUBRICHE
PASSATO E PRESENTE
EVENTI
ITINERARI E VIAGGI
PARERI LEGALI
COSTUME E SPETTACOLI
QUADRIFOGLIO
TERZA PAGINA
LETTURE CONSIGLIATE
CULTURA
SCIENZA E DINTORNI
FILATELIA
LIBRI RECENSITI
AUTORI
Argomenti

Monitorare l'attività del sito RSS 2.0
SITI AMICI

a cura di
Silvana Carletti (Dir.Resp.)
Carlo Vallauri
Giovanna D'Arbitrio
Odino Grubessi
Luciano De Vita (Editore)
On line copyright
2005-2018 by LDVRoma

Ultimo aggiornamento
1 ottobre 2020   e  



Sito realizzato con il sistema
di pubblicazione Spip
sotto licenza GPL

Rubrica: EVENTI


Teotihuacan in mostra a Roma

La più antica città americana
sabato 15 gennaio 2011 di Elvira Brunetti

Argomenti: Mondo
Argomenti: Mostre, musei, arch.


Segnala l'articolo ad un amico

Nel centenario della rivoluzione messicana il Palazzo delle Esposizioni di Roma ricorda ed onora una delle più importanti civiltà precolombiane quella fiorita a Teotihuacan.

Dagli Aztechi fu chiamata "Dimora degli Dei" e ad essa fu collegato il mito della creazione del mondo. Nonostante al loro arrivo in Messico nel XII secolo fosse stata già distrutta ed abbandonata da secoli, restavano ugualmente misteriose ed eloquenti testimonianze dell’antico splendore.

Anche ai conquistatori spagnoli parve inverosimile l’opera di costruzione di quei templi enormi nella giungla indomabile e nella terra riarsa. Eppure "La piramide del Sole", "La Piramide della luna" insieme al "Tempio del dio Serpente" erano li’ ad accogliere Hernan Cortés col suo seguito all’epoca della scoperta del Nuovo Mondo.

Pietre silenziose, altezze svettanti, offrirono il guanto di sfida allo straniero.

Pensiamo allo stupore degli indigeni alla vista dei cavalli che non conoscevano o delle ruota che ignoravano. Mentre sulla loro pelle avrebbero provato l’altra grande meraviglia: le armi da fuoco.

La magnifica capitale di Mactezuma nel 1519 sorgeva su fondamenta sopraelevate in una laguna poco profonda attraversata da una rete di canali, nei quali fiorivano tanti giardini galleggianti.

Era una grande città con più di 100.000 abitanti al suo apogeo nel 500 d.C., la prima vera metropoli del continente con edifici religiosi e civili abitazioni secondo una precisa pianta urbanistica, riscontrabile ancora in alcune città moderne nord americane.

A somiglianza, con un pizzico di fantasia, di Pompei, le dimore private erano costituite da un atrio per la luce e l’acqua con camere tutt’intorno.

L’alimentazione della popolazione come oggi era a base di mais (Fig.1), prezioso cereale che ha permesso lo sviluppo della civiltà mesoamericana, allo stesso modo della patata che ha fatto fiorire quella del sud America.

Inoltre la città era tutta dipinta con colori vivaci, simili ai Murali moderni, vanto nazionale dell’attuale Città del Messico.

Recentemente si è aperto a Teohituahacan un bellissimo museo della pittura murale sull’arte del Messico precolombiano.

Non é quindi un caso che alla rivoluzione del 1910, prima vera protesta sociale del ventesimo secolo, s’ispirasse il Muralismo di quella famosa triade di pittori del popolo che furono Orozco, Rivera e Siquieros.

La mostra in corso fino al 23 febbraio si svolge lungo ben sette gallerie del Palazzo delle Esposizioni che gravitano sulla sala centrale dove è stato situato un importante reperto archeologico:" Il Giaguaro"(circa 500 d.C.), una scultura monumentale proveniente come la maggior parte dei 400 manufattiesposti dallo splendido Museo Nazionale di Antropologia di Città del Messico.

E’ un percorso che tenta un approccio illuminante nei vari settori della vita di un popolo avvolto ancora da un velo di mistero.

Ci sono tra l’altro statuette di guerrieri realizzati in ossidiana che pare fosse l’unico minerale conosciuto, il cui commercio questo popolo controllava in tutta l’area mesoamericana. Nelle aree di conquista successive lavorarono la giada e altre pietre preziose (Fig.2).

Un ruolo determinante avevano i guerrieri-giaguaro (Fig.3), rappresentati dovunque su vasi, su tripodi. I copricapi o le maschere (vedi la figura principale con le piume di serpente) presentavano elementi decorativi in relazione alle tre divinità principali: il Dio della Pioggia, Il Serpente Piumato e il Giaguaro. Le associazioni di animali e guerrieri innalzavano i comuni mortali a ranghi divini, rendendoli più forti.

Secondo alcuni studiosi la civiltà di Teotihuacan (II sec.a.C.-VIsec.d.C.) era piuttosto pacifica rispetto alla bellicosità degli Aztechi (XIIsec.- XVIsec.). L’aspetto religioso era molto curato attraverso rituali propiziatori e funerari, ma anche le arti della pittura e della ceramica (Fig.4,5,6,7). Quest’ultima era molto rappresentata, soprattutto del tipo arancione. Non conoscevano l’uso del tornio. L’enorme diffusione della lavorazione a mano ha permesso la datazione di provenienza.

Come i Maya anche i Teotihuacani conoscevano la scrittura, un sistema di numerazione e il calendario.

L’aspetto cruento e macabro all’occhio moderno è quello sacrificale (Fig.8), noto da sempre presso gli Aztechi nelle sue varie forme esagerate, in maniera più soft era noto anche ai Teotihuacani. Negli scavi eseguiti recentemente all’interno della Piramide della Luna si sono trovati i resti di offerte sacrificali umane e animali, i cosiddetti sacrifici di consacrazione.

In base alla cosmologia mesoamericana se il mondo offriva cibo agli uomini attraverso le piante e gli animali, anche questi dovevano ricambiare una forma di nutrimento agli dei. Spesso le vittime erano prigionieri di guerra, il che giustficava l’attività bellica e motivava l’espansione territoriale.

In un allestimento davvero suggestivo la galleria espositiva del sacrificio umano, imperniata su una gigantesca fiamma viva proiettata sulla parete converge lo sguardo del visitatore verso le vetrine che mostrano vari oggetti dai cuori umani fino all’autosacrificio rappresentato da alcuni punzoni in osso con il quale l’individuo si colpiva e offriva il proprio sangue alle divinità. Viene da pensare al rito dei Battenti, che si svolge ogni sette anni a Guardia Sanframondi in Campania.

Nella mitologia greca, che è quella che ci appartiene, le divinità hanno sembianze antropomorfe, pensiamo al superbo affresco di Raffaello e bottega "Il Concilio degli Dei" della Farnesina. Nella civiltà in esame invece le sembianze sono zoomorfe. Gli esseri umani sono assimilati agli animali in un confronto di valore paritario, per cui il loro sacrificio è pari a quello animale.

Sono esaltate e divinizzate anche le forze oscure della natura, come il Dio della Pioggia o il Dio del Fuoco.

Percio’ Città degli Dei gli uomini sono come gli animali, tra questi e quelli contano solo gli Dei, cioè quegli esseri viventi che per la loro forza e il mistero assurgono a simbolo divino.

P.S.

Dal 9 novembre 2010 al 7 febbraio 2011
Palazzo delle Esposizioni di Roma