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DIARI DI VIAGGIO DI HERMAN MELVILLE

Per la prima volta integralmente in italiano
martedì 28 dicembre 2021 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Recensioni Libri


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Il libro Diari di viaggio (Ed. Carta Canta) illustra i racconti di viaggio di Herman Melville per la prima volta tradotti integralmente in italiano in modo pregevole da Andrea Comincini, filosofo e autore di diversi libri, che ha conseguito un Ph.D. in Italianistica presso lo University College Dublin dove ha lavorato come Senior Tutor. Helm-Everett Fellow presso la Indiana University nel 2011, ora collabora con varie riviste filosofiche e letterarie e ha tradotto e curato vari testi di letteratura anglo-americana (Fitzgerald, Bennett, Melville).

Nel risvolto anteriore di copertina il contenuto del libro viene così illustrato: il primo diario è il racconto dell’itinerario da New York a Londra; il secondo racconta il viaggio in Europa e Terrasanta e poi da Gerusalemme a Londra, passando per la Grecia e l’Italia, dove visitò Messina, Napoli, Roma, Firenze, Torino e altri luoghi; l’ultimo diario infine è un resoconto del percorso fatto a bordo del Meteor, battello guidato da suo fratello Thomas.

Il lettore viene poi introdotto all’opera dal suo curatore, Dario Pontuale, con una prefazione intitolata “Il Pentacolo di Herman Melville” in cui viene delineata la figura storica e artistica di Melville. Partendo dal significato simbolico del pentacolo le cui le punte rappresentano acqua, aria, fuoco, terra e spirito, definito da Aristotele “quintessenza”, si considera il rapporto tra suddetti elementi e ciascun essere umano. Secondo Pontuale lo ”spirito melvilliano”, la sua quintessenza, propende verso l’elemento acqua che esercita su lui una forte attrazione, come evidenziano i suoi numerosi viaggi che lo condussero ad attraversare mari ed oceani.

Il libro, pertanto, viene così presentato dalla casa editrice: “Dove nascono le grandi opere se non nelle profondità dell’anima di chi le scrive, dopo essere state forgiate da viaggi, ricordi ed esperienze? I diari di viaggio di Herman Melville, rivelano al lettore ricordi, sensazioni ed esperienze fondamentali per comprendere la biografia irrequieta di uno dei più grandi scrittori dell’ottocento. Accompagnati da una introduzione che ne delinea la figura storica e artistica e tradotti in Italia per la prima volta - dalle prime lettere giovanili fino alla corrispondenza del 1850 - i Diari rappresentano un contributo inedito ed essenziale per apprezzare l’intera produzione melvilliana e comprenderne il background artistico e intellettuale da cui sono nate opere immortali come Moby Dick, Omoo o Typee”

Nel risvolto posteriore di copertina vengono brevemente sintetizzate vita e opere di Melville che qui cercheremo di ampliare con ulteriori notizie. Insieme a N. Hawthorne, R.W. Emerson, H.D. Thoreau, W. Whitman, in effetti, Herman Melville fece parte di un importante gruppo di scrittori che nel decennio del 1850 crearono a una nuova letteratura. Nato a New York nel 1819, di origine olandese da parte materna e bostoniana e calvinista da parte paterna, dovette interrompere gli studi dopo la morte del padre. Terzo di otto figli, dopo vani tentativi di trovare un lavoro, s’imbarcò come mozzo sulla nave Highlander diretta a Liverpool: fu il primo di una lunga serie di viaggi che avrebbero fornito il materiale e profonde riflessioni per i suoi libri. Nel 1841, dopo aver peregrinato all’Ovest e al Sud, attraversò il Pacifico sulla baleniera “Acushnet” e dopo cica un anno trascorso alle isole Marchesi, visse per quattro mesi tra i Taipi, poi ritornò a New York dove scrisse il suo primo romanzo di successo, Typee (1846),illusorio paradiso terrestre, seguito da Omoo (1847), pungente satira sociale sulla negativa influenza degli europei, in particolare dei missionari protestanti, sui popoli primitivi. Seguirono Mardi (1849), narrazione più allegorica che avventurosa. Redburn (1849) e White Jacket, (1850), un ritorno al tema marinaresco e autobiografico. A partire dal 1850 prevale la riflessione sul tema shakespeariano del rapporto tra apparenza e realtà. Nel 1851 fu pubblicato Moby Dick, il suo capolavoro, ma l’anno successivo cominciò il declino della sua popolarità dopo l’insuccesso di Pierre or the ambiguities (1852), romanzo considerato melodrammatico e inverosimile. A 33 anni riusciva a stento a mantenere la famiglia e solo nel 1866 ottenne un posto alle dogane di New York dove restò fino al 1885. Continuò a scrivere e tra le sue ultime opere ricordiamo The piazza Tales, (1856) sulle isole Galápagos, The Confidence Man (1857), romanzo in cui il demonio appare nelle vesti di un contemporaneo venditore di inganni su un battello fluviale. Fino alla morte (New York 1891). scrisse poesie, ricordi di viaggio, saggi, un lungo poema, Clarel, e il suo ultimo capolavoro, Billy Budd, sailor.

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Herman Melville

Concludendo, varietà di esperienze, acuta percezione di realtà storiche, grandiosità fantastica, complessità psicologica, fanno senz’altro di Melville uno dei protagonisti della letteratura moderna.

Giovanna D’Arbitrio