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Rubrica: EDITORIALI


PINOCCHIO, PERSONAGGIO SIMBOLO DELL’EVOLUZIONE UMANA

Dal libro di Collodi al film di M. Garrone. Siamo veri esseri umani o ancora burattini?
martedì 31 dicembre 2019 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Opinioni, riflessioni


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Benedetto Croce affermò: “II legno in cui è tagliato Pinocchio è l’Umanità e reputo il libro una fra le grandi opere della letteratura italiana”. In effetti il burattino che vuole diventare bambino, è un capolavoro mondiale che ha ispirato centinaia di edizioni, traduzioni in 260 lingue, trasposizioni teatrali, televisive e animate, come quella di Walt Disney. La storia dell’emblematico burattino, non solo è centrata sull’infanzia di ogni tempo, ma anche su quello dell’ evoluzione spirituale, possibile per ogni essere umano, se attraverso varie esperienze, impara a discernere tra bene e male.

Il film di Matteo Garrone “Pinocchio”, tratto dal famoso libro “Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino”, pubblicato nel 1883 e scritto da Carlo Collodi, pseudonimo del giornalista e scrittore fiorentino Carlo Lorenzini, riporta ancora una volta alla ribalta un classico della letteratura per ragazzi, e non solo, annoverato fra le grandi opere della letteratura italiana e internazionale.

Questo ennesimo adattamento cinematografico del libro di Collodi, molto rispettoso dell’originale, riconduce sul grande schermo tutti i personaggi da lui creati, con una ricerca accurata degli interpreti, degli scenari, dei costumi, del trucco, in particolare l’effetto legno sulla faccia del piccolo attore, nel delineare i personaggi, veri archetipi nella letteratura.

Bravissimi gli interpreti, come Benigni, umano e sensibile Geppetto, il piccolo Federico Ielapi, magistrale interprete di Pinocchio, Massimo Ceccherini e Rocco Papaleo, rispettivamente Volpe e Gatto, Gigi Proietti, il burbero Mangiafuoco, le due fatine (bambina e adulta) Alida Baldari Calabria e Marine Vacht, la prima compagna di giochi e birichinate, la seconda mamma, Davide Marotta, il grillo parlante, Maria Pia Timo la Lumaca, Enzo Vetrano il Maestro, Nino Scardina, Omino di burro, il piccolo Alessio Di Domenicantonio ,Lucignolo. Manca Melampo e Lucignolo è meno cattivo, il che rende il tono del film meno trasgressivo e più pacificatorio, anche se on mancano scene quasi horror che Garrone non evita, come già aveva fatto in altri film, come “Il racconto dei racconti”

In un’intervista Garrone ha ammesso di subire il fascino della favola: “È cominciato con Il racconto dei racconti che mi ha permesso di esplorare il soprannaturale, un territorio dove realtà e fantastico si mescolano, e ora continua con Pinocchio, un grande classico, riportato in vita per sorprendere e incantare il pubblico”. Secondo il regista “La storia di Pinocchio può essere letta in molti modi. Racconta la ribellione all’ordine, la forza delle tentazioni, l’importanza dell’amore e della redenzione”.

Per quanto riguarda Benigni, tra lui e Pinocchio c’è senz’altro un forte legame: aveva interpretato Pinocchio nel film da lui diretto nel 2002. Secondo Benigni “La storia di Pinocchio appartiene a tutti, ci avvolge e affronta molti temi cruciali, primo fra tutti il rapporto tra padre e figlio. Insieme a san Giuseppe, Geppetto è il padre più famoso del mondo: i due sono entrambi falegnami, hanno un figlio “adottivo” che fugge per il mondo, che muore e che risorge”. -Il mio Geppetto- ha poi aggiunto- segnato dalla vita e dall’età, è un uomo povero, di una povertà meravigliosa però, che fa sembrare la vita un miracolo. Una dignitosa povertà, come quella di Chaplin, che si trasforma nella più grande ricchezza. Pinocchio guadagna la vita e non potrebbe essere più ricca. Una storia che va oltre la classicità, densa di significati, simboli, metafore, allegorie, insegnamenti. Ci invita a non mentire, e lo fa attraverso la meravigliosa trovata del naso che si allunga, a diffidare di chi ci promette ricchezza in breve tempo, a credere nei miracoli, ad amare e rispettare chi ci ama, a cominciare dai genitori-.

Le riflessioni di Benedetto Croce, nonché quelle di Matteo Garrone e Benigni, ci fanno riflettere sul principio dell’evoluzione spirituale e ancor più sul futuro della nostra Terra e dell’Umanità. Più che un evoluzione, purtroppo, ci sembra che la nostra epoca decadente sia segnata da una preoccupante involuzione tra crollo di ideologie, corruzione, indifferenza del mondo verso migliaia di migranti morti in mare, odi razziali, guerre, armi micidiali, disastri climatici e quant’altro.

Ci fanno, tuttavia, ben sperare alcuni movimenti giovanili, come quello di Greta Thunberg a favore del clima che nel 2015 coinvolse migliaia di persone in una storica marcia. Greta aveva appena dodici anni e continua a lottare coinvolgendo ora milioni di persone a livello mondiale con le proteste di “Fridays for Future”. In Italia il movimento delle “Sardine” contro le destre estremiste, nato a Bologna per iniziativa di Mattia Santori, può almeno considerarsi come valido anticorpo ad odio, violenza, razzismo e deriva etica.

Concludendo siamo pieni di dubbi sul 2020 e il futuro in genere, poiché a parte questi segnali positivi lanciati dai giovani, ci chiediamo dove stia andando l’Umanità in questo particolare momento storico. Molti sono ancora al livello di burattini, oppure Il numero dei “veri” esseri umani è in crescita? Non osiamo nemmeno rispondere, ma continuiamo a sperare.

Giovanna D’Arbitrio