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GOSSIP E FAKE NEWS

La calunnia è un venticello...
martedì 3 dicembre 2019 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Recensioni Libri


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Secondo la famosa aria del Barbiere di Siviglia di Rossini la calunnia “è un venticello” che all’inizio sussurra e ronza nelle orecchie della gente in modo sottile e subdolo, poi pian piano acquista forza e potenza, fischia e si gonfia simile a tempesta e alla fine, rimbombando come un tuono o come un colpo di cannone, si diffonde in modo irrefrenabile, causando tremendi danni alla reputazione dei malcapitati.

Senz’altro pettegolezzi ce ne sono sempre stati in tutte le epoche e sempre ve ne saranno forse, ma veramente oggi nell’epoca dei social, gossip e fake news, insomma più volgarmente “l’inciucio”, sta diventando un dilagante, insopportabile malcostume, così grave da suscitare l’interesse di molti sociologi, psicologi ed esperti nel campo della comunicazione.

In “Rumor e pettegolezzi”, scritto da Volli, docente universitario e semiologo, insieme a Marino Livolsi, ordinario di sociologia della comunicazione, si cerca di analizzare il fenomeno con concrete ricerche. Secondo i suddetti autori "i rumor, nati dai discorsi a tu per tu o quelli che vengono riportati dai media, sono la grande rete dei discorsi più vicini alla vita concreta delle gente comune, quelli che danno calore a una socialità che le "notizie vere" non riescono a riempire di significati e di interesse. Sono anche la forma più elementare della controinformazione, che smaschera le verità ufficiali, anche solo per sostituirle con le fantasie e le ossessioni collettive”.

Jennifer Bosson, docente di psicologia presso dell’università di Tampa, Florida, afferma invece che “malignare” aiuta a stringere nuovi rapporti sociali, poiché se si danno giudizi negativi su altre persone, ci si sente superiori e più forti e quindi si solidarizza più facilmente. Pare che ciò aiuti anche molti arrampicatori sociali nella loro “scalata”.

In “Social Gossip” Francesco Pira e Antonia Cava, sociologi della comunicazione, evidenziano la funzione so­cio-comunicativa del pettegolezzo, "interpretando i media come spazio pri­vilegiato del voyeurismo verbale". I due autori, sfidano il "pregiudizio che lega il chiacchiericcio al frivolo, invitandoci a prenderlo sul serio". Attraverso l’analisi dei linguaggi televisivi e delle narrazioni del web il "libro restitu­isce l’importanza dei rumor come pratica collettiva che coinvolge l’intero corpo sociale nella produzione di significati".

Uno studio di Eta Meta Research, realizzato da psicologi e psicopedagogisti, in effetti evidenzia che tv e mass media non possono più fare a meno del gossip: ogni 11 minuti va in onda un pettegolezzo! E’ il nuovo oppio dei popoli! E ormai se ne fa largo uso anche in politica: il fango vola qua e là, da destra a sinistra e da sinistra a destra, populisti inclusi, le idee si confondono e il qualunquismo aumenta.

Enrica Perucchietti nel suo libro “Fake News” analizza il rapporto tra i mezzi di comunicazione, il potere e le strategie del controllo delle masse, riprendendo e attualizzando le tematiche trattate da George Orwell nel suo capolavoro, “1984”. Il mondo totalitario descritto da George Orwell in 1984 è più attuale che mai e il “reato di opinione” è una realtà sempre più vicina. Secondo l’autrice bisogna essere sempre attenti e saper discernere, poiché anche la battaglia contro le fake news: potrebbe trasformarsi in uno strumento per censurare l’informazione alternativa.

Il confine tra informazione e propaganda è sempre più sottile: attraverso la manipolazione delle notizie prevale la “politica d’immagine” e vince chi è più abile in tal campo e riesce a far colpo con i suoi slogan. E così alla fine è più facile credere ad un leader forte e virile che promette di risolvere tutti i problemi!

Come al solito, si analizzano più gli effetti che le cause che sono di vario genere e pertanto è difficile individuarle con precisione in contesti tanto diversi nel campo della comunicazione. Comunque in genere sono sempre le persone prive di ideali e valori positivi che cercano per secondi fini di danneggiare gli altri, oppure sono gli stupidi e i superficiali che parlano senza pensare al male che fanno.

Ci sono poi a volte motivi più seri e profondi, radicati nel nostro passato, soprattutto nella nostra infanzia, accuratamente seppelliti nell’inconscio di ognuno, che vengono fuori nel rapporto con un gruppo: desiderio di affetto e di attenzione (che scatena conflitti, invidie e gelosie) o di essere protagonisti, di suscitare interesse, di aver successo e così via.

E allora i rapporti sinceri, la politica costruttiva, la Verità che fine hanno fatto? In fondo esistono ancora pur tra mille difficoltà, ma dovrebbero essere riscoperti e rivalutati superando l’attuale bailamme che prevarica e confonde le idee.

Giovanna D’Arbitrio