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Rubrica: CULTURA


VIRGINIA WOOLF

Vita e opere
mercoledì 20 febbraio 2019 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Letteratura e filosofia


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Nata a Londra nel 1882, Adeline Virginia Stephen, nota semplicemente come Virginia Woolf, è considerata come una delle maggiori figure della letteratura del XX secolo, attivamente impegnata anche nella lotta per la parità di diritti delle donne.

Suo padre, sir Leslie Stephen, storico e critico letterario, sposò Julia Prinsep Jackson. Oltre ai figli nati dal loro matrimonio, gli Stephen ne ebbero altri da precedenti unioni: Julia ne ebbe tre( George, Stella, Gerald) e Leslie una (Laura).

Noto letterato nella Londra vittoriana, Leslie Stephen aveva intensi contatti con i letterati dell’epoca, come H. James, T. S. Eliot, G. H. Lewes. Virginia, quindi, visse in un ambiente colto ed erudito fin da piccola, anche se non le fu concesso di frequentare scuole.

A quanto pare i ricordi più sereni della sua infanzia furono legati a Saint Ives in Cornovaglia, a Talland House, dove la famiglia passò i mesi estivi per diversi anni: le impressioni di queste vacanze influirono su alcune opere, in particolare sul suo romanzo “Gita al faro”. Purtroppo all’età di 13 anni perse la madre, l’amata casa al mare fu venduta e dopo qualche anno morirono anche la sorellastra, Stella, e suo padre. Questi tristi eventi causarono il primo collasso nervoso di Virginia. Nel racconto autobiografico “Momenti di essere e altri racconti”, inoltre, confessò di aver subito (insieme alla sorella Vanessa) abusi sessuali da parte dei fratellastri, probabile motivo scatenante delle crisi nervose e depressive che la portarono poi al suicidio.

Trasferitasi a Bloomsbury, diede vita ad un circolo culturale, il Bloomsbury Group, poi nel 1912 sposò Leonard Woolf, un teorico della politica e scrisse il suo primo libro “The Voyage Out” (La crociera), pubblicato nel 1915. Ebbe relazioni con alcune donne come Violet Dickinson, Vita Sackville-West ed Ethel Smyth che influenzarono molto la sua vita e le sue opere.

Alle riunioni del Bloomsbury Group parteciparono personaggi di grande rilievo per discutere di politica, lettere e arte e in questo periodo Virginia iniziò anche a dare ripetizioni serali ad operaie di periferia. Intanto si era avvicinata alle lotte delle suffragette, mentre pubblicava le prime critiche letterarie per il Times Literary Supplement, il Guardian, il Cornbill e la National Review e continuava a scrivere i suoi libri. Altre crisi depressive e tentativi di suicidio indussero il marito a proporle un nuovo impegno: aprire una casa editrice, la Hogarth Press, che pubblicò opere di Katherine Mansfield, Italo Svevo, Freud, T,S. Eliot, J. Joyce e della stessa Virginia.

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Gita al faro

Nel 1919 scrisse il racconto “Kew Gardens” e il romanzo “Notte e giorno”. Nelle opere successive apparve sempre più chiara la sua adesione alla corrente letteraria dello “Stream of Consciounsness” (Flusso di coscienza) . Come James Joyce ed altri scrittori, Virginia si servì di tale stile creando personaggi di grande intensità psichica, emotiva e poetica. Le caratteristiche del “flusso di coscienza” includevano abolizione di dialogo diretto e trama tradizionale, prevalenza di monologhi interiori dei personaggi, assenza di una cronologia precisa, con spostamenti nel tempo in base a pensieri e ricordi suscitati dall’ambiente. Il tempo è visto come tanti momenti staccati assemblati da associazione di idee o immaginazione. La scrittrice, in effetti, raccontò le sue storie nell’arco di dodici ore (La signora Dalloway), in pochi giorni(Tra un atto e l’altro), in diversi anni (Gita al faro) o addirittura in tre secoli (Orlando), usando un linguaggio raffinato, ricco di metafore, assonanze e allitterazioni.

Ricordiamo in breve che in “Mrs Dalloway” (1925) descrive una donna di mezza età alle prese con i preparativi per una festa, in “Gita al faro” (1927) le tensioni della famiglia Ramsay, in Orlando (1928, dedicato all’amore per poetessa Vita Sackville-West) le esperienze di un androgino, in “Le Onde” (1931) le riflessioni di sei amici, in “Tra Un atto e l’altro” (1941) il potere distruttivo della guerra. Tra le opere di saggistica invece appaiono rilevanti “Il lettore comune” (1925) e “Una stanza tutta per sé” (1929) in cui compare la sua celebre frase “una donna deve avere denaro, cibo adeguato e una stanza tutta per sé se vuole scrivere romanzi”.

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Mrs Dalloway

La guerra accrebbe le sue paure e fobie e purtroppo il 28 marzo del 1941 si riempì le tasche di sassi e si lasciò annegare nel fiume Ouse, non lontano da casa, nei pressi di Rodmell. Prima di suicidarsi scrisse una toccante nota al marito: “Carissimo, sono certa di stare impazzendo di nuovo. Sento che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. E questa volta non guarirò. Inizio a sentire voci, e non riesco a concentrarmi. Perciò sto facendo quella che sembra la cosa migliore da fare. Tu mi hai dato la maggiore felicità possibile. Sei stato in ogni modo tutto ciò che nessuno avrebbe mai potuto essere. Non penso che due persone abbiano potuto essere più felici fino a quando è arrivata questa terribile malattia. Non posso più combattere. So che ti sto rovinando la vita, che senza di me potresti andare avanti. E lo farai lo so. Vedi non riesco neanche a scrivere questo come si deve. Non riesco a leggere. Quello che voglio dirti è che devo tutta la felicità della mia vita a te. Sei stato completamente paziente con me, e incredibilmente buono. Se qualcuno avesse potuto salvarmi saresti stato tu. Tutto se n’è andato da me tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinarti la vita. Non credo che due persone possano essere state più felici di quanto lo siamo stati noi”.

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Tailland House

Dopo la morte il suo corpo fu cremato. Le sue ceneri riposano ora insieme a quelle del marito nel giardino della Monk’s House, a Rodmell (Sussex, Inghilterra).

Giovanna D’Arbitrio