INFORMAZIONE
CULTURALE
Settembre 2020



HOME PAGE

ARCHIVI RIVISTA

Articoli on-line 5426
Articoli visitati
4424561
Connessi 7

INDICE GENERALE
INDICE MENSILE
EDITORIALE
RUBRICHE
PASSATO E PRESENTE
EVENTI
ITINERARI E VIAGGI
PARERI LEGALI
COSTUME E SPETTACOLI
QUADRIFOGLIO
TERZA PAGINA
LETTURE CONSIGLIATE
CULTURA
SCIENZA E DINTORNI
FILATELIA
LIBRI RECENSITI
AUTORI
Argomenti

Monitorare l'attività del sito RSS 2.0
SITI AMICI

a cura di
Silvana Carletti (Dir.Resp.)
Carlo Vallauri
Giovanna D'Arbitrio
Odino Grubessi
Luciano De Vita (Editore)
On line copyright
2005-2018 by LDVRoma

Ultimo aggiornamento
27 settembre 2020   e  



Sito realizzato con il sistema
di pubblicazione Spip
sotto licenza GPL

Se il saggista diventa poeta, la trilogia finisce in versi

“Piano concerto”, nuovo libro di Arturo Capasso
giovedì 15 febbraio 2007 di La Redazione

Argomenti: Letteratura e filosofia


Segnala l'articolo ad un amico

Volentieri ospitiamo questa recensione del giornalista Antonio Pisanti antonio.pisanti@fastwebnet.it

Arturo Capasso completa con “Piano concerto” la trilogia nella quale ha inteso raccogliere molti dei suoi saggi, articoli, racconti e componimenti poetici apparsi via via su testate e pubblicazioni varie, nel corso di un costante impegno culturale e civile, arricchito da svariate esperienze di vita e di lavoro.

Nel nuovo libro, edito come i due precedenti dal Club di Autori Indipendenti (2006 pp. 168), il discorso tende a farsi più intimistico, privilegiando toni lirici ed annotazioni diaristiche brevi che lasciano sullo sfondo i personaggi e gli stessi problemi etico-sociali che pure affiorano dal racconto dei luoghi e dei comportamenti.

In tal modo le conoscenze di studio e di ricerca che emergono dai ricordi di incontri e di viaggi, finalizzati ad approfondire temi ed aspetti della vita o dell’evoluzione politica dei paesi dove l’autore si è recato, sono arricchite dalla costante attitudine a verificare in loco ipotesi e convinzioni teoriche.

L’autore, anche se si è fatto un’idea precisa sulle difficoltà e sulle speranze del suo prossimo, sulle cause dei mali e del degrado del vivere quotidiano, va a ricercarne le motivazioni nelle ragioni essenziali che affiorano dal dialogo con l’altro che, anche se incolto e lontano dai discorsi di politologi e filosofi, mostra talvolta di poter fare le medesime osservazioni, analisi e proposte, magari ben più credibili perché supportate dall’esperienza diretta dei problemi e della sofferenza.

Il colloquio con l’interlocutore, pur caratterizzato da un intenso afflato di solidarietà che non ne fa un‘analisi fredda e distaccata, appare teso più a riflettere sul generale destino di una umanità sofferente e tradita che sulle vicende del singolo individuo.

Anche le gioie, come i dolori, travalicano le singole esistenze per trasfondersi in una dimensione cosmica che è motore della vita di ognuno e di tutti. Le stesse figure femminili tratteggiate nell’intensità dei ricordi sembrano essere celebrate più nel loro ruolo di portatrici dell’ amore tout court che nella loro individualità e nella limitatezza delle singole e trascorse esperienze sentimentali.

Del resto, la continuità discorsiva che può essere stabilita già dai soli titoli di alcune liriche contenute nella raccolta “Tu” delinea un canto unico sull’amore, indipendentemente dal fatto che ciascuna possa essere stata ispirata da una o più persone. Ed è in questa sezione, più che nella successiva, che pure dà titolo al libro, che il canto si manifesta nella sua unicità e continuità, pur nella varietà di genere degli strumenti espressivi esibita da Capasso, come da noi già evidenziato nella recensione di “Pensieri in corso” e come sottolineato nella attenta prefazione di Giacomo de Antonellis.

Il culto dell’amore e della donna, che se ne fa ispiratrice nei confronti dell’uomo, travalica lo stesso rapporto tra persone in quanto aspetto dell’unico modo valido e sensato da parte dell’individuo di porsi in relazione con il mondo. E il gradimento di un paesaggio diventa per lo scrittore motivo di riferirsi alla persona amata nel desiderio di condividerne e di completarne la bellezza.

La bellezza ritratta da Capasso ha i colori tenui dell’acquerello napoletano, anche quando i paesaggi raccontati sono originariamente a tinte forti e contrastanti, ed è spesso una bellezza che magari sopravvive solo in un’emozione che riporta al passato o che questo passato fa rivivere attraverso il ricordo ed il rimpianto nelle parole di un anziano.

Non sono solo aneliti verso bellezze infinite ed eterni valori quelli celebrati da Capasso, perché egli annota con attenta ammirazione anche le “piccole” virtù di chi svolge con dedizione il proprio lavoro o mostra dignità nella sofferenza. I suoi eroi e i protagonisti sullo sfondo della narrazione questa volta sono per lo più personaggi umili e discreti, spesso di una disarmante ed autentica ingenuità.

Ma diversamente dagli altri due, di prevalente contenuto saggistico, ve ne sono di meno in questo libro che, come si diceva all’inizio, si svolge tutto intorno ai sentimenti e alle emozioni, piuttosto che sulle persone e sui fatti. Libro di poesia, quindi, non solo nella parte dove lo scrittore fa uso di versi minimi ed essenziali, ma anche dove la prosa tesse l’ordito lieve e trasparente di una storia o di un ricordo.

Antonio Pisanti