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Rubrica: CULTURA


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John-Milton

JOHN MILTON, PURITANO E RIBELLE

Erudito letterato, grande poeta epico, uomo politico
sabato 1 ottobre 2016 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Personaggi famosi/storici


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Studiando vita e opere di grandi scrittori di tutti i tempi e luoghi, ci si rende conto che la Vita anche con loro è stata prodiga nel dispensare numerose difficoltà, sofferenze e lotte, spesso poco compensate da altrettanti momenti di gioia e successo. Anche il grande John Milton ebbe una vita drammatica in un’epoca dominata da controversie religiose e politiche che in Inghilterra culminarono nel trionfo del Puritanesimo e nella dittatura di Cromwell, dopo la decapitazione del re Carlo I nel 1649.

Nato a Londra nel 1608 da una famiglia agiata, fu incoraggiato dal padre fin dai primi anni a studiare le lingue classiche e moderne, gli autori greci e latini, i grandi poeti italiani e stranieri: all’età di 10 anni era già considerato un piccolo genio. Frequentò a Londra la St. Paul’s School e il Christ’s College a Cambridge dove conseguì il suo B.A (Bachelor of Arts) nel 1629 e l’M.A. (Master of Arts) tre anni dopo. In questo primo periodo della sua vita (1608-1639), dedicato allo studio e alla formazione, dopo aver conseguito la laurea, trascorse un periodo a Horton nella casa del padre e poi partì per un lungo viaggio durante il quale visitò la Francia (Parigi in particolare) e l’Italia dove soggiornò a Firenze, Roma e Napoli, sempre ben accolto in tutti i circoli letterari.

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Nel 1645 fu pubblicato un primo volume includente poesie italiane (5 sonetti e 1 canzone), scritte sotto l’influsso del Petrarca, e diverse poesie in latino e in inglese con i temi cari al giovane Milton, come l’amore platonico per la Bellezza e la natura, il culto dell’amicizia, un interesse per il fascino femminile e così via. Tra esse ricordiamo “Epitaphium Damonis”, composta per la morte del suo amico Carlo Diodati, una grande ode “On the Morning of Christ’s Nativity, “Lycidas”, bellissima elegia in memoria del suo amico Edward King, “L’Allegro e il Penseroso” sul tema della gioia e la melanconia, “Comus”, un’esaltazione di castità e virtù.

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Carlo I Stuart

Dopo questo brillante inizio, la musa di Milton tacque per circa 20 anni per vari motivi. Iniziava in effetti il secondo periodo (1640-1660) della sua vita durante il quale non solo prese parte attiva alle lotte politiche e religiose che culminarono con l’esecuzione di Carlo I e il trionfo del Commonwealth Puritano, ma dovette affrontare anche drammatiche vicende della sua vita privata.

Per appoggiare i Puritani cominciò a scrivere una serie di opere in prosa, come “Areopagitica” (1644), in difesa della libertà di stampa, il trattato “Of Education” in cui esaltò i valori educativi rinascimentali insieme ad un più profondo interesse per i problemi religiosi e, dopo l’esecuzione di Carlo I, compose trattati per giustificare il regicidio, come “Of the Tenure of Kings and Magistrates, “EiKonoKlasters”,Pro Populo Anglicano Defensio”, in cui affermò che è giusto mettere a morte un dispotico tiranno che opprime i sudditi. Pur riscuotendo successi e ricoprendo incarichi politici, come quello di “Latin Secretary” nel Consiglio di Stato, nella sua vita privata invece iniziarono problemi e drammi di vario genere.

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J. Milton, Mary Powell e suo fratello - primo incontro

Nel 1642 aveva sposato Mary Powell, un matrimonio infelice, che lo indusse a scrivere 4 trattati in favore del divorzio, tra i quali ricordiamo “The Doctrine and Discipline of Divorce. Mary diede alla luce 4 figli, ma nel 1652 morì nel dare alla luce la figlioletta, Deborah. E dopo appena sei settimane dalla sua morte, Milton subì la perdita di un altro figlio, John. Devastato da tali drammi, fu costretto a sopportare anche i primi sintomi di gravi disturbi alla vista che si conclusero alla fine con la cecità.

Nel terzo periodo della sua vita (1660-1674) si ritirò dalla vita pubblica, dopo il ritorno di Carlo II Stuart sul trono inglese. Scrisse ancora Il suo ultimo lavoro in prosa “De Doctrina Christiana” in cui mostrava idee eterodosse rispetto sia alle dottrine cattoliche che protestanti, opera che gli procurò critiche e isolamento.

Ritornò, quindi, prevalentemente alla poesia e compose i suoi grandi capolavori: “Paradise Lost” (1667), “Paradise Regained” , “Samson Agonistes”, poemi ispirati a temi biblici della Caduta degli Angeli, la Caduta dell’Uomo, la Riconquista del Paradiso per opera di Cristo, il sacrificio di Sansone che muore per salvare la sua patria dai nemici.

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Secondo il Prof. Chinol, Milton col personaggio di Satana ha creato un’imponente figura di “ribelle” che all’inizio affascina il lettore con la nobiltà del suo discorso, quasi novello Prometeo, ma alla fine dimostra che il motivo che lo guida non è etico: è solo il suo smisurato orgoglio che lo induce a ribellarsi a Dio, poiché è “meglio governare all’Inferno, piuttosto che servire in Paradiso. Secondo Chinol, al pari di Dante, Milton fu ammirato più per il suo Inferno che per il Paradiso Riconquistato, ma ciò rappresenta solo un pregiudizio. Secondo Chinol, Milton ha trasferito le sue passioni ed esperienze umane in tutti i suoi grandi poemi. Anche Mario Praz mostra tutta la sua ammirazione per essi: ne esalta l’uso del “blank verse” e lo stile “solenne e musicalissimo”.

Indubbiamente nel personaggio di Satana s’intravedono molti tratti del carattere ribelle e orgoglioso di Milton, mentre in quello di Sansone in particolare si ritrovano le delusioni dell’ultima fase della sua vita: amareggiato dalla caduta dei suoi ideali politici, messo in prigione per diversi anni dopo il ritorno di Carlo II Stuart sul trono per il rifiuto di obbedire alle nuove leggi, afflitto da cecità, isolamento e litigi con le figlie.

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O. Cromwell
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Carlo II Stuart

Per sentirsi meno solo nel 1656 Milton sposò Katherine Woodstock dalla quale ebbe una figlia, ma la tragedia lo colpì di nuovo con la morte di entrambe nel 1658. Nel 1663 si sposò per la terza volta con Elizabeth Minshull che per fortuna rimase accanto a lui fino alla sua morte avvenuta nel 1674.

Si concluse così la tragica vita di un grande ribelle che segnò con la sua forte personalità un’epoca, spesso definita nei libri di letteratura come “l’Età di Milton”.

Mi sembra giusto chiudere il mio articolo con il discorso di Sansone che descrive in pieno lo stato d’animo del poeta nell’ultima fase della sua vita:

O loss of sight, of thee I most complain!
Blind among enemies! O worse than chains,
Dungeon, or beggary, or decrepit age!
Light, the prime work of God, to me is extinct,
And all the various objects of delight
Annulled, which might in part my grief have eased.
Inferior to the vilest now become
Of man or worm, the vilest here excel me:
They creep, yet see; I, dark in light, exposed
To daily fraud, contempt, abuse and wrong,
Within doors, or without, still as a fool,
In power of others, never in my own,
Scarce Half I seem to live, dead more than half.
O dark, dark, dark, amid the blaze of noon,
Irrecoverably dark, total eclipse
Without all hope of Day!
Oh perdita della vista, di te più mi lamento!
Cieco tra nemici! Peggio di catene
Prigione, miseria o vecchiaia!
Luce, la prima creazione di Dio, per me è estinta,
E annullati tutti i vari motivi di gioia
Che avrebbero potuto in parte alleviare la mia pena.
Divenuto inferiore al più vile,
Uomo o verme, il più vile qui mi supera:
Strisciano, ma vedono; io, al buio, esposto
A giornaliera frode, disprezzo, abuso e torto,
Dentro le porte o fuori, ancora come folle
In potere di altri, mai di me stesso,
Mi sento a stento vivo a metà, morto più della metà.
Oh buio, buio, buio nello splendore del mezzodì,
irrevocabilmente buio, totale ecclissi
Senza alcuna speranza del giorno!

P.S.

Ecco una parte del discorso di Satana:

Is this the region, this the soil, the clime,
Said then the lost archangel, this the seat
That we must change for heav’n, this mournful gloom
For that celestial light? Be it so, since he
Who now is sovereign can dispose and bid
- What shall be right: furthest from him is best
Whom reason hath equalled, force hath made supreme
Above his equals. Farewell happy fields
Where joy for ever dwells: hail horrors, hail
Infernal world, and thou profoundest hell
Receive thy new possessor: one who brings
A mind not to be changed by place or time.
The mind is its own place, and in itself
Can make a heaven of hell, a hell of heaven.
What matter where, if I be still the same,
And what I should be, all but less than he
Whom thunder bath made greater? Here at least
We shall be free; the almighty hath not built
Here for his envy, will not drive us hence:
Here we may reign secure, and in my choice
To reign is worth ambition though in hell:
Better to reign in hell, than serve in heaven.
È questa la regione, è questo il suolo e il clima,
Disse allora l’Arcangelo perduto, questa la sede
Che abbiamo guadagnato contro il cielo,
Questo dolente buio contro la luce celestiale?
Bene, sia pure cosìSe ora colui che è sovrano può dire e decidere
Che cosa sia il giusto; e più lontani siamo da lui e meglio è,
Da lui che ci uguagliava per ragione e che la forza ha ormai reso supremo
Sopra i suoi uguali. Addio, campi felici,
Dove la gioia regna eternamente.
Salve a voi, orrori, mondo infernale;
E tu, profondissimo inferno, ricevi il nuovo padrone:
Uno la cui mente non può essere cambiata da luogo e tempo
La mente è la sua dimora e in sé
Può fare un cielo dell’inferno, un inferno del cielo.
Che cosa importa dove sono, se rimango me stesso;
E che altro dovrei essere allora se non tutto,
E inferiore soltanto a lui che il tuono ha reso il più potente? Qui almeno
Saremo liberi; l’Altissimo non ha edificato questo luogo
Per invidiarcelo, non ne saremo cacciati:
Vi regneremo sicuri, e a mio giudizio
Regnare è una degna ambizione anche se è all’inferno:
Meglio regnare all’inferno che servire in cielo.