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Rubrica: EDITORIALI


C’è chi può


mercoledì 1 luglio 2015 di Silvana Carletti

Argomenti: Attualità


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Ho sempre pensato che la scritta “LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI” nei tribunali dovrebbe essere posta di fronte ai seggi dei giudici e non dietro le spalle, proprio perché sia sempre presente a chi ricopre questo arduo compito la regola che tutti i cittadini devono avere gli stessi diritti.

La cronaca recente riguardante la scarcerazione di Fabrizio Corona ha diviso l’Italia e il mondo del web su chi si compiace per questa decisione e chi si ribella al fatto che ancora una volta, il fragore mediatico esercitato da “chi può” abbia favorito una persona comunque condannata a scontare una pena di molti anni di carcere.

Si potrebbe forse discutere sulla pesantezza (per molti eccessiva) della condanna, ma è fuori dubbio che il tipo di personaggio, la sua popolarità, il clamore scatenato dal suo arresto, la lunga ed ininterrotta attività mediatica della madre abbiano se non altro portato ad una rivisitazione positiva del suo caso, negata a molti altri carcerati.

E’ evidente a tutti che una vita dentro una stanza, a buon bisogno con altri condannati, in situazioni di estremo disagio non sia facilmente sopportabile e che non causi “crisi di panico o di depressione”…

Ma perché viene considerato e risolto solo il caso Corona e non quello di migliaia di esseri umani tra cui donne incinte, anziani, ex tossicodipendenti che languiscono (ed uso un eufemismo) in un ambiente di estremo disagio per qualsiasi essere umano?

E poi, la tanto citata “rieducazione” del condannato Corona non dovrebbe avvenire in prigione e non in un ambiente ameno con palestra, sport e quant’altro riservato ai più fortunati?

Perché non si cerca i risolvere il problema del sovraccarico delle carceri e del continuo peggioramento della vita penitenziaria facendo lavorare i detenuti anche al di fuori delle strutture, rendendo loro un’ esistenza più vivibile e sopportabile e, al tempo stesso, aiutare e supportare l’economia del nostro Paese?

Purtroppo, sono talmente enormi i problemi che l’Italia si trascina da anni, se non da secoli, che pensare alla riforma carceraria sembra quasi una perdita di tempo.

Intanto, però, la giustizia favorisce solo alcune persone a scapito di chi non può permettersi una super difesa e un accanimento mediatico che metta in rilievo e rivisiti la propria posizione.

Una mia saggia amica sosteneva che la televisione, (e i media in genere) in cambio di un servizio positivo di informazione generale, abbia distrutto la famiglia, la morale, il rispetto degli altri, i buoni sentimenti, dando un continuo pessimo esempio dei comportamenti che rischia di farci scivolare addosso anche i più tremendi crimini, in nome dell’apparire a tutti i costi, del guadagno facile ed immediato: valori effimeri che tanto affascinano i nostri giovani da farne una ragione di vita.

Purtroppo, c’è poco da sperare da una società malata e basata ormai solo sul denaro e sul potere.

Il caso Corona è solo l’ultimo di una serie continua di ingiustizie che vede continuamente favorire i potenti a scapito dei più indifesi.

A nulla servono e serviranno critiche e proteste, dal momento che nulla cambia:

C’è e ci sarà sempre “chi può! “