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Rubrica: EDITORIALI


STORIE DI ORDINARIA FOLLIA


domenica 2 novembre 2014 di Silvana Carletti

Argomenti: Attualità
Argomenti: Opinioni, riflessioni


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Mentre l’Italia precipita rovinosamente dal punto di vista economico, morale e soprattutto ambientale, mettendo in ginocchio centinaia di persone che, in poche ore, perdono tutto: casa, lavoro e ogni riferimento quotidiano, rispunta all’improvviso la pericolosa idea del Ponte di Messina….

Non sono bastati i disastri ecologici causati dai terremoti, inondazioni, crolli di edifici e di strutture edificati con dolo; ora gira la voce che il governo “renzusconi” tiri fuori dal cassetto nuovamente ed inopportunamente il delirante progetto di una tragedia annunciata.

Il tutto mentre gli Italiani soffrono sempre più di mancanza di lavoro e di sostentamento e gli scandali riguardanti grandi opere quali la ricostruzione dell’Aquila post terremoto, la progettazione dell’Expo e così via, si ripetono ad oltranza.

Già anni or sono, quando la costruzione di un ponte inutile e dannoso si era riproposta con forza, dedicammo un editoriale a questa folle programmazione che ha istituito, da molto tempo, uffici e personale in loco ancora operanti, nonostante i lavori siano stati fortunatamente sospesi.

Ma dove è finito il buonsenso? Possibile che gli interessi di qualcuno non ben identificato prevalgano sulla ragione e sulla memoria riguardante una zona sottoposta a terremoti devastanti?

Se poi si mette avanti la scusa che tale opera creerebbe occupazione, si dovrebbero prima terminare lavori molto più urgenti quali la ricostruzione in Abruzzo, in Liguria e in Toscana, regioni che ancora aspettano aiuti ed interventi promessi a grande voce e mai iniziati.

Così, assieme al decadimento ecologico del nostro Paese, assistiamo ogni giorno ad un più preoccupante crollo morale di valori e di principi per cui anche le priorità vengono messe da parte, in attesa della prossima tragedia.

E gli Italiani, sempre più bistrattati e ridotti a lottare ogni giorno per sopravvivere, stanno per rassegnarsi e per rinunciare a reagire di fronte a tanti soprusi ed ingiustizie, ben consapevoli che, qualsiasi governo guidi il Paese, difficilmente qualcosa potrà cambiare.