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Rubrica: EVENTI


“Capolavori dal Museo Nazionale Picasso di Parigi” a Milano dal 20/09/2012 al 6/01/2013

Picasso, il genio del Novecento che reinventa l’arte

La tradizione spagnola: nostalgia e mito
giovedì 1 novembre 2012 di Elvira Brunetti

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Mostre, musei, arch.


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Al Palazzo Reale di Milano (Fig.01) la mostra su Picasso è l’evento artistico più importante del momento curato da Anne Baldassarri, presidente dell’Hotel Salé, attualmente in ristrutturazione.

L’esposizione permette di ammirare 250 opere di Pablo Picasso (Malaga 1881- Mougins 1973), tra dipinti, sculture, collage, stampe, disegni e documenti. E’ l’occasione unica per seguire il suo lungo percorso di vita e lavoro attraverso le varie fasi di sperimentazione dell’insaziabile spirito che ha rivoluzionato il mondo dell’arte. La nuova concezione della forma interagente con lo spazio ha posto le basi del Moderno (Fig.02).

Sono i Picasso di Picasso, la sua amata collezione, molti dei quali dazioni degli eredi per la successione dopo la sua morte, viste le proporzioni colossali dell’intero lascito, valutato alla fine degli anni 70 in una cifra in franchi corrispondente a 700 milioni di euro. Furono rimesse opere allo Stato Francese per un valore di circa 36 milioni di euro.

Anni di amarezze e di litigi tra gli eredi legittimi e non legittimi. Morti e suicidi di donne e nipoti hanno fatto da triste corollario alla fine dell’artista più amato e più discusso del ventesimo secolo. Inoltre gli eredi potranno godere dei diritti di riproduzione delle sue opere fino al 2043.

Non fu solo un genio della creazione, un divino manipolatore di oggetti e soggetti, di varie forme e dimensioni, di materiali diversi, di tecniche note e di tecniche prima sconosciute, bensì un uomo di successo, che i riconoscimenti e le lodi internazionali hanno arricchito notevolmente.

Si è detto tanto sul carosello di donne che si sono avvicendate al suo fianco, che sono state amate profondamente e allo stesso tempo hanno ispirato la sua produzione artistica, ma come disse sua madre ad Olga (Fig.03), la prima moglie: ”Nessuna donna potrà essere felice con mio figlio, perché lui è già sposato con la pittura”. E questa era una droga per lui.

Uomo di grande passione in amore non conosceva limiti e a più di ottanta anni esegue una serie di 347 stampe, tra cui quella famosa di “Raffaello e La Fornarina”(Fig.04), un insieme di opere erotiche tratte da Ingres. “L’arte non è mai casta” disse una volta alludendo alle stampe giapponesi di Utamaro.

Secondo Michel Leiris il merito suo più grande è proprio quello di aver introdotto il comico nella grande arte. Sono tanti i quadri in cui si nota la vena umoristica, “La pisseuse” ad esempio. E non fa sorridere il titolo del quadro più famoso del mondo: “Les Demoiselles D’Avignon”(Fig.05).

Ma anche questo è l’espressione di quella derisione ad oltranza, picaresca del realismo spagnolo che lo connota e non lo abbandona mai dalla nascita alla morte. Il padre era un professore di disegno ma era anche un aficionado della corrida e così fin da piccolo Picasso entrò in contatto con il mito del toro spagnolo. Lui stesso diceva che se non avesse fatto il pittore sarebbe stato un toreador. Suo grande amico era L. Miguel Dominguin (Fig.06).

Nel 1933 il primo numero di una rivista d’arte dal titolo Il Minotauro è dedicato a Picasso e alle sue opere di collage. Si appassiona alla trasposizione del mito e usa tale soggetto per una serie di incisioni. L’animale mostruoso nato dall’amore di Pasife, moglie del re Minosse, per un toro bianco al quale si sacrificavano giovani uomini e fanciulle aveva già precedentemente incuriosito Pablo. Specialmente in quel momento particolare della sua vita, in cui già sposato e con un figlio s’innamora, lui trentacinquenne, di Marie-Thérèse (Fig. 07), di appena diciassette anni. E’ una passione travolgente quella tra i due amanti, che ispirerà tante opere (Fig.08). Sono dolci visioni dai colori solari che rilassano lo sguardo e rendono gioiosa e brillante la forma (Fig.09). Il temperamento focoso dell’artista spagnolo trova nella figura del toro umano l’espressione migliore della sua arte. Un’arte simbolica che utilizza il mito per raccontare qualcosa. Nella “Suite Vollard” Picasso è il minotauro (Fig.10) e Maria Teresa colei che guida il cieco e lo salva. A volte rappresenta il cavallo. Altrove è la donna toreador portata languidamente sul dorso di un fortissimo toro. La mitologia diventa il messaggio criptico del suo amore, ostacolato da Olga, per la fanciulla bionda dagli occhi azzurri.

Picasso si fa interprete di vari miti delle Metamorfosi di Ovidio. Intrecciando la mitologia antica con quella strettamente personale fornisce alla sua opera un carattere decisamente autobiografico. Straordinario è il dipinto dal quale traspare il carattere particolare di Dora Maar in netta contrapposizione con la dolcezza dell’amante precedente (Fig.11).

In un disegno Picasso raffigura il toro come l’organo sessuale maschile, simbolo della forza, del sesso e della morte. Se nella cultura egiziana il prodigioso animale é il segno della fertilità, nell’arena viene sacrificato in nome della bellezza e della forza. I maschi vergini sono sottoposti a duri esercizi di selezione e diventano esemplari unici.

L’interesse per le maschere africane trova la sua origine nella statuaria arcaica iberica, cioè verso quel primitivo cui alludeva anche Gauguin nella sua ricerca.

Nelle memorie della vita con Picasso di Francoise Gilot emerge il lato superstizioso di uno spagnolo legato nella vita quotidiana ai rituali scaramantici del suo popolo.

La nostalgia per la sua terra era visibile nel forte legame che aveva con diversi suoi amici. Famoso è il suo dolore per la morte di Casegemas, rappresentato in più dipinti. Per la morte di Sabartes (Fig.12) compie uno dei tanti atti di generosità che contrassegnano il suo carattere, dona al museo Picasso di Barcellona seicento opere e l’insieme di Las Meninas secondo Velazquez.

Dopo aver detto con le sue molteplici opere, dai “Papiers collés” alle ceramiche di Vallauris, che non vi è limite alla libertà della creazione, il nostro modo di guardare il mondo è cambiato profondamente.

Tuttavia con grande umiltà Picasso ha reso omaggio ai più grandi pittori del passato eseguendo copie di quadri famosi significando con tale gesto la continuità.

Dal dialogo con André Malraux a proposito della fine della pittura, il celebre maestro spagnolo dice: “Io penso che sia sempre lo stesso piccolo uomo. Dai tempi delle caverne. Ritorna, come l’ebreo errante. I pittori si reincarnano. Sono una razza.”