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TEATRO GHIONE DI ROMA

SE QUESTO E’ UN UOMO

VERSIONE DRAMMATICA DELL’OPERA DI LEVI
giovedì 23 febbraio 2006



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Cari lettori, sembra solo ieri quando mio nonno, ormai novantenne e pluridecorato con medaglia al valore e croce al merito di battaglia, mi raccontava con memoria limpida e convenevole ai particolari, la guerra, il dominio tedesco, la prigionia nei campi di concentramento. In lui trapelava la stessa espressività di allora, la paura in volto, il timore di rivivere momenti di più di sessanta anni fa. Ora la ragione lo ha abbandonato, il ricordo si è confuso in una mente che ha raggiunto la pace dei sensi. Io non scorderò mai i giorni trascorsi a capire un periodo della nostra Grande Storia mai troppo passato per esser cancellato. A volte mi chiedo di come sia possibile che un frammento di epoca vivente di quel periodo, mio nonno, possa far parte della società contemporanea. E mi sforzo di comprendere quale sia il vero senso della vita di un uomo a cavallo di un secolo che ha assistito, contemporaneamente, a momenti di indelebile orgoglio come di deplorevole vergogna. La persecuzione ebraica della Germania durante la seconda guerra mondiale, credo sia da considerarsi la macchia più grave di cui si sia macchiata l’umanità. La coscienza di ciò che si vuole, la determinazione che comanda la ragione di precisi interventi e scelte sulla vita umana, rendono l’uomo responsabile e dunque colpevole delle proprie azioni. L’olocausto è un tema vasto ma riconducibile, a mio avviso, ad una psicologia umana troppo vulnerabile se esposta al potere ed al comando. Quale legge della vita conduce un individuo a decidere il destino di un altro suo simile? Quale senso umano proietta l’uomo nell’ottica che la propria razza sia superiore ad un’altra? Sono domande alle quali il tempo e quindi la storia non hanno saputo rispondere. Le riflessioni su cosa ha cambiato nel mondo l’esempio tedesco durante la seconda guerra mondiale, sono continue ed inevitabilmente legate all’esperienza vissuta. Primo Levi ce ne regala qualcuna nel suo libro, egli racconta la sua vita, la sua esperienza nei campi di concentramento in Germania. Giorno dopo giorno, mese dopo mese, la vita si ripeteva con la stessa cadenza. Le novità erano rappresentate dalle sventure, dalla morte che quotidianamente colpiva qualcuno.

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Nello Mascia

Nell’uomo, imprigionato e ferito al cuore, solo la speranza, seppur lieve, era capace a concedere un motivo per vivere, per alzarsi la mattina e provare a combattere. L’uomo viene completamente spossessato di ciò che gli appartiene per diritto divino. Solo le parole di autori come Primo Levi, di gente comune che ha vissuto sulla propria pelle il dolore incancellabile, hanno la capacità di ridare vita a quell’inesprimibile, con una potenza infinitamente superiore rispetto a quei piccoli echi, che risuonano nella mente di ogni persona passi per quei luoghi ormai ricostruiti, ripopolati di nuovi costumi ma che nascondono un brivido caldo che riaffiora attraverso il ricordo.

La versione drammatica dell’opera del chimico torinese, per la regia di Franco Però, è magistralmente adattata al Teatro Ghione. Nello Mascia è il protagonista in grado di trascinare il pubblico attraverso il percorso triste della tragedia di un popolo colpito nelle sue radici più profonde.

P.S.

Informazioni: Teatro Ghione - via delle Fornaci 37 - tel. 06/ 6372294-fax 6390578 oppure ghione@nettuno.it (e mail del sito www.ghione.it).

(ANSA) - TORINO, 26 GEN - E’ uno spettacolo straordinario ’Se questo e’ un uomo’ di Primo Levi nell’allestimento della Compagnia Apas, in scena a Torino. La destrutturazione dell’individuo uomo, costretto a trasformarsi in bestia per istinto di sopravvivenza, ha inchiodato gli spettatori, anche grazie alla grande interpretazione della compagnia. Limpida la regia di Franco Pero’, che fa muovere gli attori, tra cui Nello Mascia su un piccolo palco al cui fondo si staglia un brandello di muro.

Una interessante RELAZIONE DI “SE QUESTO E’ UN UOMO” DI PRIMO LEVI