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Rubrica: CULTURA


"La fine è il mio inizio": TIZIANO TERZANI

La vita come un viaggio alla ricerca della verità
domenica 10 aprile 2011 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Letteratura e filosofia
Argomenti: Opinioni, riflessioni
Argomenti: Prime Cinema


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Ho visto il film di Jo Baier e poi ho letto il libro “la Fine è il Mio Inizio”, un sorta di testamento spirituale di Tiziano Terzani affidato al figlio, Folco, prima di morire per un cancro all’intestino. Il film traduce in immagini e dialoghi solo l’essenza del libro, avvalendosi più di parole che di azione, di silenzi e sguardi, sentimenti ed emozioni, scene delicate e paesaggi stupendi dell’Appennino toscano.

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Folco Terzani

Anche se la regia di Baier e l’ottima interpretazione di Bruno Ganz destano ammirazione, senza dubbio il libro offre molto di più rispetto al film, soprattutto ai lettori che sono stati anch’essi testimoni come Terzani di tanti importanti eventi dagli anni ’40 in poi. Esso è in effetti un emozionante viaggio nella storia raccontata attraverso le esperienze dirette di un uomo libero che gradualmente rigetta sempre più schemi, false ideologie, maschere e ruoli in un’ appassionante ricerca della verità.

Diviso in capitoli separati da “interludi” e illustrati da splendide foto in bianco e nero, il libro si apre e si chiude con il canto del cuculo che segna il ritorno della primavera: tutto è racchiuso in un cerchio, la vita e la morte che non significa fine, ma è un nuovo inizio, poiché dopo l’inverno c’è una nuova primavera. Così Tiziano dice a Folco: - Allora questa è la fine ma e anche l’inizio. L’immagine che mi viene in mente, quasi ogni giorno del mio abbandonare il corpo, è quella di un monaco zen che si siede nel silenzio della sua cella, prende un pennello, lo intinge nel mortaio dove ha sparso la china e poi si raccoglie davanti al pezzo di carta di riso e con grande concentrazione fa un cerchio che si chiude.

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Angela Staude, la moglie

A Orsigna, seduto sotto un albero nel giardino della sua casa, accanto alla gompa, una capanna tibetana dove spesso si rifugia tra libri e souvenir asiatici, malgrado le sofferenze inflitte dalla malattia, Terzani affronta la morte in modo sereno e, tra risate allegre e commenti ironici, descrive al figlio “il viaggio di quel ragazzino, nato in un letto di via Pisana, un quartiere popolare di Firenze, che si ritrova nelle grandi storie del suo tempo - la guerra in Vietnam, la Cina, la caduta dell’impero sovietico – poi va sull’Himalaya, e adesso è qui, in una sua piccola Himalaya, ad aspettare quest’ora secondo me piacevole. Allora, questa è la fine, ma è anche l’inizio di una storia che è la mia vita e di cui mi piacerebbe parlare ancora con te per vedere insieme se, tutto sommato, c’è un senso”.

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Saskia Terzani, la figlia

Come egli stesso afferma la sua è una storia di “riscatto” sociale attraverso la cultura, riscatto possibile anche grazie alla moglie Angela Staude, proveniente da una famiglia tedesca dignitosa e colta, compagna intelligente ed amorevole che lo segue ovunque egli vada con i figli, sempre pronta ad assecondare il suo desiderio di conoscenza e libertà. Sfilano quindi nella mente del lettore esperienze, personaggi grandi e piccoli di una generazione che credeva possibile un cambiamento della società, in cui ad esempio nessun giovane aspirava a diventare consulente finanziario come accade oggi, bensì studiava“cose con le quali si voleva contribuire a migliorare il mondo”. Così Tiziano si laurea in legge per difendere i più deboli e poi invece finisce per lavorare all’Olivetti, unica azienda che allora reinvestiva nel sociale e nel culturale.

Nella sua vita tuttavia egli riconosce la presenza di “un filo” sottile che gradualmente lo guida verso le esperienze che cerca: giornalismo, viaggi, Asia e soprattutto Verità. Sarà proprio l’Olivetti a fornirgli l’opportunità di viaggiare affidandogli il ruolo di talent scout in Danimarca, Portogallo, Germania, Olanda ed infine in Sudafrica dove s’interessa all’apartheid e incomincia a scrivere articoli per “l’Astrolabio”, poi nel 1966, a Bologna ad un convegno di giovani manager, fa un discorso antiamericano sul Vietnam e incontra un

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Il film - B. Ganz, E. Germano

signore dell’Harkness Foundation che recluta brillanti giovani europei da “americanizzare”.

Vince una borsa di studio, va negli USA e là comincia a studiare cinese poiché il suo obiettivo è andare in Asia e scoprire cos’è in realtà la rivoluzione culturale di Mao. Ci riuscirà quando dopo aver lavorato per “Il Giorno”, il giornale di Mattei, presidente dell’ENI, supera l’esame di Stato, ottiene il tesserino di giornalista e finalmente il giornale tedesco “Der Spiegel” gli offre la possibilità di recarsi a Singapore: comincia allora la ricerca di un modello alternativo da opporre a quello occidentale che ai giovani di allora sembrava ingiusto e violento.

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Terzani e il nipotino

Arrivano le delusioni: il sogno marxista-leninista di un mondo migliore crolla di fronte all’osservazione diretta degli eventi. Le rivoluzioni nascono dalle giuste istanze dei popoli che aspirano ad uguaglianza e libertà, ma poi dopo un enorme spargimento di sangue si concludono con la distruzione di antiche culture e identità: gli sembra assurdo che in Asia i nuovi governi cerchino di imitare il consumistico modello occidentale il quale cancella ulteriormente costumi e tradizioni. Il suo giornalismo investigativo lo porta con coraggio a verificare i fatti “di persona”, a non accontentarsi di informazioni superficiali: va in Vietnam, Cambogia, Cina, Giappone, Thailandia. Denuncia tutto ciò che vede, violenze di guardie rosse, Khmer rossi e stragi di Pol Pot da una parte, dall’altra la crudeltà dei bombardamenti americani, in un totale rifiuto di tutte le guerre. Va allora alla ricerca della gente comune, di ciò che rimane di umano e di “autentico”, trova tracce di antiche civiltà asiatiche, compra oggetti che gli ricordino i luoghi.

In Giappone si ammala di depressione a contatto con una società disumanizzata e robotizzata che già preannuncia quella attuale della globalizzazione, lascia il giornalismo, si isola e comincia a scrivere un libro, “Un Indovino mi disse”. Seguono altri libri tradotti in molte lingue: “Pelle di Leopardo” e “Giai Phong” sulla guerra in Vietnam; “La Porta Proibita” sulla Cina del dopo Mao; “Buona notte, Signor Lenin”, sul crollo dell’Unione Sovietica; “ In Asia”, una raccolta dei suoi miglior articoli sull’Oriente; “Lettere contro la guerra”; “Un altro giro di giostra”, sul senso dell’esistenza.

La storia gli appare come un’incomprensibile ripetizione di errori e atrocità, decide allora di andare in India, il paese di Gandhi e della non violenza, ma sperimenta l’ultima grande delusione, poiché anche l’India si è occidentalizzata e …possiede la bomba atomica! Si rifugia in un ashram, va sull’Himalaya e conosce” il Vecchio”, un lama che gli fa ritrovare un po’ di serenità con la sua saggezza. Uomo sensibile, ma molto razionale e ben radicato nella realtà, Terzani non crede nella cosiddetta “illuminazione”, ma un giorno accade che là tra quelle alte montagne illuminate dal sole, ammirando il semplice volo di un maggiolino che si libra verso il cielo, in un magico momento di fusione cosmica intuisce che “Tutto è Uno” e si sente parte di quel “Tutto”, un armonioso disegno divino pieno di pace e bellezza.

Deduce infine che sulla Terra non vi può essere alcun cambiamento, se non ci sarà un’evoluzione spirituale dell’umanità. Muore serenamente a Orsigna nel luglio 2004 ricordando a Folco, a Saskia, la figlia, ai nipoti, a tutti i giovani, l’importanza di inventarsi la vita con fantasia, curiosità, coraggio, libertà: una vita vera in cui riconoscersi.