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L’ARMINUTA: UNA STORIA TOCCANTE

Dal libro al film
domenica 24 ottobre 2021 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: CINEMA, Film


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Dal romanzo di Donatella Di Pietrantonio, “L’Arminuta” vincitore del Premio Campiello 2017, è stato tratto il film omonimo di Giuseppe Bonito: romanzo e film davvero molto toccanti che raccontano la storia di una ragazzina costretta a ritornare alla sua famiglia biologica nelle campagne del profondo Sud. “Ero l’Arminuta, la ritornata- afferma la protagonista nel libro- Parlavo un’altra lingua e non sapevo più a chi appartenere. La parola mamma si era annidata nella mia gola come un rospo. Oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza”

Ecco come viene presentato il libro dalla Casa Editrice Einaudi: “Ci sono romanzi che toccano corde così profonde, originarie, che sembrano chiamarci per nome. È quello che accade con L’Arminuta fin dalla prima pagina, quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell’altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia così questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all’altro perde tutto - una casa confortevole, le amiche più care, l’affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per l’Arminuta (la ritornata), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo sul tavolo. Per raccontare gli strappi della vita occorrono parole scabre, schiette. Di quelle parole Donatella Di Pietrantonio conosce il raro incanto. La sua scrittura ha un timbro unico, una grana spigolosa ma piena di luce, capace di governare con delicatezza una storia incandescente”

La storia nel film inizia nell’estate 1975, quando una tredicenne diventa "l’arminuta" la ritornata, poiché viene costretta a rientrare nella sua famiglia biologica mai conosciuta, passando da un’agiata esistenza della famiglia piccolo borghese che l’aveva adottata alla una vita di campagna misera e rozza.

L’arminuta (Sofia Fiore) è il soprannome con cui tutti la chiamano nel paese: il suo vero nome non verrà mai pronunciato, come nell’omonimo romanzo, per accentuarne la spersonalizzazione. Quando lei aveva pochi mesi di vita, i suoi genitori l’avevano affidata ai loro cugini benestanti che all’improvviso poi decidono di restituirla alla sua numerosa famiglia. La ragazza vorrebbe fuggire, persino morire, ma con il coraggio della sopravvivenza cerca di affrontare la nuova vita, sopportando le cattiverie dei fratelli Sergio e Vincenzo, l’indifferenza della madre, la durezza del padre, nonché i pettegolezzi delle malelingue del paese.

Alla fine, come un detective, cercherà di scoprire la verità sulla sua vita, aiutata dalla sorella più piccola, Adriana (Carlotta De Leonardis). A unirle non sarà tanto il legame di sangue, quanto piuttosto il disagio e la solitudine, poiché anche Adriana non riesce ad adattarsi a un mondo di adulti anaffettivi. E in effetti nel film accade che mentre gli adulti perdono ogni occasione di riscatto, queste due bambine sono capaci di riconoscersi come sorelle dell’anima e di sopravvivere grazie alla forza dell’amore.

Le due giovani attrici sono supportate da un bravi interpreti come Vanessa Scalera (che interpreta la madre della protagonista), Fabrizio Ferracane (il padre), Elena Lietti (Adalgisa, la madre adottiva), Andrea Fuorto ( Vincenzo), Stefano Petruzziello (Sergio) ed altri. Notevoli la sceneggiatura di Monica Zapelli, Donatella Di Pietrantonio, la fotografia di Alfredo Betrò, le musiche Giuliano Taviani.

Giuseppe Bonito prosegue il suo percorso di indagine sulle dinamiche familiari (dopo i film Pulce non c’è e Figli), ambientando l’Arminuta in un’Italia che, dopo il boom economico degli anni ’60, evidenziava profonde spaccature tra. l’agiatezza della borghesia cittadina e l’arretratezza delle aree rurali, in particolare a Sud . Su questo sfondo epocale si svolge il dramma di una ragazzina, un dramma che spesso è ancora presente nella vita di tanti minori spostati "come pacchi" (come afferma la protagonista) da una famiglia all’altra, senza tener conto della loro volontà, né dei conseguenziali problemi psicologici.