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Rubrica: CULTURA


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Edinburgh-Sir_Walter_Scott_Monument

SIR WALTER SCOTT

Storia, tradizioni, leggende, prosa, poesia ed eroiche virtù…
sabato 1 dicembre 2012 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Letteratura e filosofia
Argomenti: Poesia


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“Teach your children poetry:
it opens the mind, lends grace to wisdom
and makes the heroic virtues hereditary”
(W. Scott)

“Insegnate ai bambini la poesia: apre la mente, presta grazia alla saggezza e rende ereditarie le eroiche virtù”, affermò Sir Walter Scott, il grande scrittore scozzese che in un’arida società industrializzata sentì il bisogno di ritornare agli antichi valori del passato fondati su codice d’onore, coraggio, cavalleria e amore, da lui esaltati in poesia e prosa con un abile mix di realtà e fantasia.

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Walter Scott

Nato a Edimburgo nel 1771, per problemi di salute trascorse i suoi primi anni di vita nella fattoria del padre, un avvocato di antica famiglia. Nell’affascinante contesto del “Border”, il confine tra Lowlands e Highlands, ricco di tradizioni, miti e leggende, Scott ricevé l’impronta indelebile che caratterizzò tutti i suoi scritti.

Nel 1779 tornò a Edimburgo per completare i suoi studi nella Royal High School e iscriversi poi all’università dove si laureò in legge nel 1792. Divenuto avvocato, non rivelò tanto un’attitudine per tale professione, quanto piuttosto forte interesse per la sua terra che lo indusse a frequenti viaggi in remoti villaggi dei monti Highlands, alla ricerca di antiche ballate ancora presenti nella tradizione orale.

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Le sue donne

Fu in questo periodo che s’invaghì di Lady Williamina Belsches che non ricambiò mai il suo amore. Decise quindi di sposare Margaret Charlotte Charpentier (figlia di un rifugiato politico francese) dalla quale ebbe cinque figli.

Cominciò la sua carriera letteraria nel 1796 come traduttore di Bürger e Goethe e in seguito come editore di una collezione di ballate scozzesi pubblicate in tre volumi tra il 1802 e il 1803 con il titolo di “Minstrelsy of the Scottish Border”, seguite da una lunga serie di poemetti tra i quali ricordiamo “The Lay of the Last Minstrel”, “Marmion”, “The Lady of the Lake”, “The Lord of the Isles”, “Harold the Dauntless” ed altri ancora che ebbero un enorme successo.

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Abbotsford

La sua fama come poeta, tuttavia, fu presto eclissata dall’astro nascente di Byron, per cui Scott preferì dedicarsi ai romanzi. Benché da essi ricavasse grosse somme di danaro, non riuscì mai a gestirle in modo saggio per speculazioni finanziarie errate che lo condussero alla rovina quando nel 1826 fu coinvolto nella bancarotta dei suoi editori, Constable e Cadell. Nel 1811, inoltre, si era stabilito a Abbotsford, vicino Melrose, dove aveva acquistato una grande proprietà terriera che richiedeva troppe spese.

Per pagare i debiti sfruttò oltre misura la sua versatilità nel campo della prosa, rivelandosi scrittore prolifico nel pubblicare 27 romanzi, due collezioni di racconti, saggi storici e critici, biografie, edizioni su vari autori e così via. Tra il 1814 e il 1824 pubblicò “Waverly Novels”, così chiamati dal titolo del primo romanzo della serie, tra i quali ricordiamo “Guy Mannering”, “The Antiquary”, “Old Mortality”, “The Heart of Midlotian”, “Rob Roy”, “The Bride of Lammermoor” ed altri, in cui egli tratta di un passato storico a lui ancora molto vicino, cioè di eventi raccontati da persone realmente vissute in quei tempi oppure di memorie giovanili legate alla sua terra, l’amata Scozia che egli conosceva così bene. In queste opere Scott evidenzia la sua vera grandezza come osservatore attento e realistico della società scozzese, in particolare delle classi più umili, una grandezza che non ritroviamo nei romanzi ambientati in paesi stranieri o altri periodi storici, nemmeno forse nel suo romanzo più famoso all’estero, “Ivanhoe”.

Di quest’ultimo riportiamo qui alcuni righi attestanti la potenza descrittiva dell’autore che riesce quasi a far “vedere” al lettore cavalieri urlanti grida di guerra, lance già spezzate nella furia del combattimento, rapido passaggio alle spade, accanito scambio di colpi con avversari “come se l’onore e la vita dipendessero dall’esito del combattimento”:

The mounted knights, whose lances had been almost all broken by the fury of the encounter, were now closely engaged with their swords, shouting now closely engaged with their swords, shouting their war-cries and exchanging buffets, as if honour and life depended on the issue of the combat”.

Scott non smise mai di lavorare fino alla fine della sua vita e così iniziò una nuova serie di romanzi, “The Chronicles of the Canongate”, concentrandosi maggiormente sulle classi più umili.

Morì ad Edimburgo il 21 settembre del 1832 ad Abbotsford. Essendo massone per tradizione familiare, gli fu dedicato un maestoso monumento (Edimburgo, Princess Streeet) dalla Loggia madre, la Saint David Lodge, il tutto in perfetta sintonia, anche sotto questo aspetto, con le tradizioni scozzesi legate a storia, leggende e misteri su Crociate, Templari e Santo Graal.

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Lucia di Lammermoor - Donizetti
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La donna del lago - Rossini

Malgrado le spietate stroncature di alcuni critici su stile sciatto e trame convenzionali, si deve riconoscere a Scott il merito di aver dato nuova dignità letteraria al romanzo storico, influenzando positivamente tanti scrittori britannici ed europei, come Manzoni, Balzac, Tolstoi. Carlyle in effetti aveva sostanzialmente ragione quando asserì che egli aveva insegnato agli storici che “le epoche passate del mondo erano popolate da esseri viventi, non da protocolli, carte, documenti e uomini astratti”.

Anche l’opera lirica e il cinema si interessarono ai suoi personaggi: “The Bride of Lammermoor” ispirò la “Lucia di Lammermoor” di Donizetti e “The Lady of the Lake” fornì la trama per la “La Signora del Lago” di Rossini, mentre il cinema fu attirato in particolare dalle leggende di Ivanhoe e Rob Roy, dai tempi del “muto” ai nostri giorni.

E infine, essendo già nella particolare atmosfera natalizia ricca di quelle antiche tradizioni che Walter Scott amò tanto, ci sembra giusto citare i suoi versi sul “Natale nei tempi antichi”:

Christmas in the Olden TimeNatale nei tempi antichi
Heap on more wood! - the wind is chill,
But let it whistle as it will,
We’ll keep our Christmas merry still
Each age has deemed the new born year
The fittest time for festal cheer
And well our Christian sires of old
Loved when the year its course had rolled
And brought blithe Christmas back again
With all his hospitable train.
Domestic and religious rite
Gave honour to the holy night
On Christmas eve the bells were rung
On Christmas eve the mass was sung
That only night in all the year
Saw the stoled priest the chalice rear
The damsel donned her kirtle sheen,
The hail was dressed with holly green,
Forth to the wood did merry men go
To gather in the mistletoe,
Then opened wide the baron’s hail
To vassal, tenant, serf, and all….
(da “Marmion”, di W. Scott)
Ammucchiate più legna! – il vento è freddo,
Ma lasciatelo fischiar come vuole,
Noi ancor terremo allegro il nostro Natale.
Ogni epoca ha onorato l’anno nuovo
Il tempo più giusto per la gioia festosa.
E molto i nostri antenati cristiani
Amavano l’anno che chiudeva il suo percorso
E riportava ancora il gaio Natale
Con tutto il suo corteo ospitale.
Riti domestici e religiosi
Davano onore alla notte santa:
Alla Vigilia si suonavano le campane,
Alla Vigilia la messa si cantava,
In quella sola notte in tutto l’anno
Si vedeva il prete con la stola il calice alzar.
La damigella la sua lucente veste indossava,
L’augurio di verde agrifoglio si vestiva,
Nei boschi andavano uomini gioiosi
A raccogliere vischio,
Poi il saluto del barone si estendeva ampio
Al vassallo, all’affittuario, al servo, a tutti….