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Rubrica: COSTUME E SOCIETA’

ERMAFRODITISMO ANCESTRALE

di Andrea Forte & Vivi Lombroso
venerdì 22 settembre 2023

Argomenti: Opinioni, riflessioni

E’ inequivocabilmente accertato che all’atto del concepimento, la nuova individualità organica è costituita da una cellula unica, compiuta e completa dei cromosomi che costituiranno il futuro organismo.

E In questo senso, detta cellula unica è asessuata ma non asessuale, in quanto contiene appunto i cromosomi competenti che le faranno sviluppare tutte le strutture degli organi, sia maschili che femminili. Pertanto, a livello microrganico essa risulta inequivocabilmente ermafrodita.

All’atto della propria costituzione, detta unità cellulare prende a duplicarsi, ma l’embrione resta bisessualico o ermafroditico che dir si voglia. Solo successivamente detta unità svilupperà e virerà in un maschio o in una femmina. L’embrione resta ermafrodita per ulteriori 6 settimane, e quindi qualsiasi feto è stato ermafrodita senza virare per alcuna sessualizzazione. Posto che una gravidanza duri 40 settimane, ne consegue che la fase ermafroditica occupa il 15% del periodo gestazionale per qualsiasi individuo.

A queste condizioni, quanto incide la fase ermafroditica per ciascun essere umano, visto che costituisce la prima e più profonda esperienza da esso vissuta ? E che significa per l’intera specie umana il fatto che tutti i suoi componenti passino attraverso questa pregiudiziale e strutturale esperienza ? In sintesi, la situazione è la seguente: la cellula unica iniziale viene formata da 23 cromosomi presenti nell’ovulo, ai quali si sommano altri 23 cromosomi forniti dallo spermatozoo, ricostituendosi così un patrimonio di 46 cromosomi. Essi sono necessari per costituire un individuo potenzialmente “normale”.

Come è noto, solamente una coppia cromosomica è preposta alla determinazione della futura sessualizzazione, laddove l’ovulo fornisce sempre un cromosoma x oppure y. Se lo spermio è portatore di x, il nascituro sarà femmina, se portatore di y, il nascituro potrà essere maschio, ma non è detto. Il nascituro non può che trovarsi in una delle seguenti situazioni:

ovulo x+ spermio x = femmina = femmina ovulo x + spermio y = femmina = maschile ovulo x + spermio y = femminile

In pratica l’umanità si trova a disporre fondamentalmente di tre tipologie individuali, geneticamente intese: le donne in senso proprio e diretto, cioè cromosomicamente xx, le donne ex maschi regressi, cioè x (y regresso), e le donne divenute maschi compiuti, cioè x (y compiuto). Le tre tipologie hanno però una esperienza ermafroditica ancestrale.

Inoltre, nell’ottica dell’assioma biogenetico di Haeckel, i maschi e le loro varianti conservano per tutta la vita i residui delle strutture che avrebbero potuto virare al femminile, mentre le femmine e le loro varianti conservano per tutta la vita i residui delle strutture che avrebbero potuto virare al maschile.

Da tutto ciò si evince che si dovrebbe fare i conti con l’ermafroditismo all’inizio, durante e alla fine della vita, e se esiste una “vita” prima e/o dopo la fase terrestre, essa potrebbe inerire coerentemente anche la strutturalità ermafroditica di ogni individuo.

Coerentemente esisterebbe poi un ermafroditismo psichico, termine col quale Adler definisce lo sforzo costante della persona per liberarsi da sentimenti di debolezza, inferiorità , e per acquistare fiducia in sé. Rappresenta il conflitto tra le componenti maschile e femminile. In senso lato, sempre secondo Adler, l’ermafroditismo psichico significa bisessualità dal punto di vista mentale



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