Ci sembra giusto ricordare che il romanzo “La lunga estate dei gelsomini”, di Licia Tumminello, è ispirato ad una pagina della nostra storia, pagina spesso dimenticata oggi: la cosiddetta “lotta dei gelsomini” avvenne a Milazzo (Sicilia) e rappresentò la coraggiosa rivolta delle "gelsominaie" nell’agosto del 1946, quando duemila donne lottarono contro lo sfruttamento nei campi di gelsomino, primo sciopero femminile della storia siciliana per ottenere salari equi e diritti lavorativi. In effetti tra gli anni 30 e ‘60 la piana di Milazzo era dedicata alle coltivazioni di gelsomini i cui fiori profumati venivano esportati in Europa per l’industria dei profumi. Il lavoro era affidato soprattutto a donne e bambine, poiché le loro mani piccole riuscivano a staccare i delicati fiori uno a uno, lavorando dall’alba alla sera o persino di notte, pagate a peso, con bilance spesso truccate, per pochi spiccioli.
La casa editrice Nord così presenta il libro: “Ispirato a una pagina dimenticata della nostra Storia, un romanzo polifonico che, mentre traccia un indelebile ritratto intimo della sua protagonista, dà voce a tutte le donne che hanno lottato, ieri e sempre, per la propria dignità e la propria libertà. Milazzo, estate 1945. Mani veloci frugano nel buio, in cerca delle piccole corolle bianche che, come stelle, punteggiano a migliaia la campagna. Quei fiori notturni, delicati e inebrianti, diventeranno pregiati profumi francesi, ma non saranno le gelsominaie a godere di quel lusso. Per le tante donne e bambine chine a raccoglierli da mezzanotte all’alba, da giugno a ottobre senza un giorno di riposo, ci sono solo fango, fatica e un salario da fame. Grazia è bracciante da quando aveva undici anni. Ora ne ha ventitré ed è caposquadra, un punto di riferimento per le compagne. Da ragazzina sognava di diventare maestra, ma nella sua famiglia di pescatori non serviva una femmina istruita. E allora, se proprio fosse dovuto rinunciare a studiare, avrebbe voluto almeno profumare di fiori, come zia Assunta. Da quella zia indipendente che non si lasciava comandare, Grazia vorrebbe aver ereditato anche la voce ferma e autorevole, per denunciare le ingiustizie subite dalle donne. Ma sente di non avere lo stesso coraggio nel fronteggiare i caporali, il marito e tutti coloro che le ripetono ogni giorno di stare al posto suo.
Eppure, in quell’estate sospesa tra la fine della guerra e la promessa di un futuro migliore, qualcosa sta per cambiare. Complice anche il ritorno di Francesco, che scompiglia il cuore e la mente di Grazia. Si sono conosciuti sui banchi di scuola, quando a unirli era un sentimento mai confessato, prima che il destino dividesse le loro strade. Lui ha potuto laurearsi, diventare medico, vivere al Nord, e ora le parla di scioperi e diritti dei lavoratori. Forte di quella consapevolezza nuova, Grazia non può più tacere di fronte agli abusi di cui è vittima e testimone alla piana dei gelsomini, e decide di capeggiare una protesta. Lo deve alla sua amica Nedda e alla sua nipotina Vita; lo deve a tutte le compagne, che meritano tutele e rispetto; lo deve a sé stessa e ai sogni ancora nel cassetto. Perché forse non è troppo tardi per scegliere da sola il posto che le spetta”.
Senz’altro un significativo romanzo storico di esordio, quello di Licia Tumminello, che coinvolge soprattutto per la figura della protagonista, Grazia, ventitreenne caposquadra nella piantagione del barone Puglisi, anche se da piccola sognava di studiare. La svolta della sua vita arriva con il ritorno di Francesco, amico d’infanzia ora medico, che sollecita Grazia a riflettere sulle ingiustizie e gli abusi subiti da lei e dalle compagne di lavoro, per cui trova il coraggio di capeggiare una protesta e pretendere rispetto. Senz’altro un libro che esalta il riscatto femminile, la lotta delle donne contro una società patriarcale e oppressiva, un romanzo sulla dignità del lavoro, il valore della solidarietà e dell’unione tra le classi lavoratrici più umili contro lo sfruttamento, nonché il percorso interiore di una donna che trova il coraggio per cambiare il proprio destino e quello degli altri.

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Licia Tumminello è palermitana di nascita e cremasca di adozione. Laureata in giurisprudenza, ha lavorato per anni in ambito bancario, prima di dedicarsi alla scrittura. Fin dai suoi primi passi nella narrativa ha ottenuto vari riconoscimenti letterari, tra cui il Premio Giorgione, il Premio SquiLibri e la segnalazione del Comitato di Lettura del Premio Calvino, XXXV edizione. Per La lunga estate dei gelsomini ha tratto ispirazione dallo sciopero delle gelsominaie siciliane del secondo dopoguerra, che ha approfondito tramite testimonianze dirette e un lavoro di documentazione storica.
Giovanna D’Arbitrio