E a quanto pare alla nostra famiglia è toccato confrontarsi con la perdita di alcune persone a noi molto care. Il pensiero allora ci porta a riflettere sui temi di vita e morte e le differenze tra passato e presente.
Anni fa scrissi già un articolo in merito che iniziava citando i versi di T. Gray “Lungi dalla ignobile lotta della pazza folla…tennero un corso tacito e tranquillo” (Elegia scritta in un cimitero di campagna). E continuava affermando che di solito si moriva tranquillamente in casa con dignità, circondati dall’affetto dei familiari. Oggi invece ai funerali rivedi parenti che da tempo erano scomparsi dalla tua vita, ma poi corrono in chiesa per assistere al rito funebre. Senz’altro la vita oggi è cambiata, è diventata caotica e frastornante, molti vivono lontano, a volte all’estero, altri preferiscono frequentare più gli amici che i parenti. Se non ci si frequenta prima di malattia e morte, se i contatti umani in questa assurda vita attuale non vengono conservati, partecipare al funerale diventa un puro atto formale, secondo il mio modesto parere. In questi ultimi anni i vecchi soprattutto sono abbandonati nelle mani di badanti, oppure nelle case di cure, in particolare se i figli vivono in un’altra città per lavorare.
Ecco il mio articolo di qualche anno fa:
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La mia sorella più giovane, Lucia, morta prematuramente, mi diede una grande lezione sulla vita e sulla morte facendomi capire una grande verità prima di salire in cielo. Mi scrisse che al moribondo serve soprattutto un’atmosfera serena durante il trapasso e tanti pensieri positivi sulle sue buone azioni compiute in vita. In effetti chiese al marito e al figlio di non organizzare un funerale per la sua morte, ma un incontro con tutti i parenti e gli amici dopo qualche settimana. E fu bellissimo! Commovente si, ma sereno. Quanti ricordi positivi! Quanta sincera partecipazione! Quante persone importanti accanto a quelle più umili che mia sorella aveva aiutato, interessandosi di tematiche spirituali e diritti umani e civili! E non fu nemmeno trascurata la parte religiosa e “cristiana” con la presenza di un sacerdote che pronunciò un discorso elevato e significativo.
E tornando purtroppo ai nostri lutti, oltre alla dipartita del grande Peppino di Capri, anche Enrico De Rosa, fratello di mio marito, ingegnere e docente universitario,ieri ci ha lasciati.

- Enrico De Rosa
Senz’altro questa estate ci sembra particolarmente difficile per i tempi che corrono tra guerre e crisi internazionali alle quali purtroppo si aggiungono i nostri problemi personali. lo ricorderò come un uomo colto, calmo, ironico, affettuoso. Scrisse un articolo anche su Scena Illustrata sul tema della sicurezza. Eccolo:
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E concludiamo ancora con un post sulla morte e sagge parole di Gibran.
