Robert De Niro venerdì 13 atterrerà a Roma per introdurre la versione restaurata di Novecento di Bernardo Bertolucci, in occasione del suo cinquantesimo anniversario. Questo è il nostro regalo alla città, alla quale saremo sempre grati e leali per l’affetto e la vicinanza dimostrati. A dialogare con Robert De Niro saranno Antonio Monda e Valerio Carocci.
Un omaggio a Bernardo Bertolucci che, insieme a Ettore Scola, Ugo Gregoretti e Franco Rosi, fu tra i primi a sostenere la battaglia per la difesa degli spazi culturali di Roma, oggi nuovamente minacciati da fondi immobiliari internazionali che vogliono speculare sulle ultime "Lanterne Magiche" le uniche rimaste capaci di sprigionare «fenomenali poteri cosmici, in minuscoli spazi vitali» (cit. Aladdin), basterà sfregarle con cura e amore per trasformare in realtà il desiderio di una Roma del futuro più umana.
L’incontro si terrà a Trastevere, rione caro a Bertolucci, dove nel 2017 presentò per la prima volta in una piazza pubblica Ultimo tango a Parigi. A San Cosimato, da cui nel 2012 partì l’occupazione dell’ex Cinema America per impedirne la demolizione e la trasformazione in parcheggi e appartamenti di lusso. La stessa piazza dove Jeremy Irons indossò la maglietta del Cinema America per rispondere alla violenta aggressione che subimmo la notte precedente da parte di militanti vicini a CasaPound.
Abbiamo scelto di prolungare la XII edizione de Il Cinema in Piazza con Novecento perché racconta il conflitto tra padroni e contadini attraverso l’amicizia impossibile dei suoi protagonisti, separati da un destino di classe più forte del loro legame. Sullo sfondo, l’ascesa del fascismo come risposta violenta alla richiesta di emancipazione e partecipazione delle classi popolari.
Ma purtroppo oggi non sono soltanto le nuove forme di autoritarismo a minacciare la libertà di espressione e l’interesse pubblico. Questi principi diventano più fragili quando prevalgono forti interessi economici e logiche di potere.
Politiche urbanistiche fondate sulla rendita e sulla speculazione impoveriscono lo spazio pubblico, indeboliscono i legami sociali e cancellano i luoghi in cui una comunità costruisce fiducia reciproca. La nostra giovane vita in questa città, da ragazzi cresciuti nelle periferie, ci ha insegnato che in troppi quartieri gli unici spazi davvero aperti a tutti, credenti e non credenti, sono state e sono le parrocchie con i loro campi da basket e da calcio: luoghi liberi dalle logiche del mercato. Quando una città perde i propri spazi pubblici e culturali, perde anche una parte della propria capacità di costruire comunità. Ed è su questo terreno che le culture autoritarie trovano più facilmente spazio.
Per questo il ricatto della paura di nuovi fascismi non può essere accettato. Una democrazia vive soltanto se tutela l’interesse pubblico: con meno rendita, meno cemento e più piazze, cinema, biblioteche, teatri, scuole e luoghi culturali capaci di favorire il confronto e ricucire le fratture sociali. Altrimenti continueremo a chiamare "rigenerazione", "resilienza", "coworking" o "street art" ciò che spesso resta soltanto una diversa forma di speculazione.
Di fronte a un film come Novecento è inevitabile ripensare ad Antonio Gramsci e al suo concetto di egemonia culturale. Nei Quaderni del carcere ci insegna che una società si regge soprattutto sulla capacità di costruire consenso, non sulla coercizione. Per questo riteniamo inaccettabile che il sostegno economico a progetti culturali, grandi o piccoli, possa trasformarsi in uno strumento di pressione o di limitazione della libertà di espressione. La cultura, la scuola, una stampa libera e il confronto pubblico sono gli strumenti attraverso cui una comunità costruisce il proprio futuro. Ogni opera culturale partecipa a questo processo: per questo la battaglia culturale è sempre anche una battaglia politica. Non a caso il cinema di Bertolucci, come quello di molti registi italiani degli anni Sessanta e Settanta, dialoga profondamente con il pensiero gramsciano.
Da Gramsci prendono le mosse anche i Cultural Studies britannici, che interpretano la cultura popolare come un terreno di conflitto democratico e non come semplice intrattenimento. È una visione che dialoga con quella di Renato Nicolini e dell’Estate Romana, da lui raccontata in Un effimero lungo nove anni, un’eredità che speriamo di avere raccolto e rilanciato in questi dodici anni. Su percorsi differenti, Pierre Bourdieu ha mostrato come il capitale culturale contribuisca a riprodurre le gerarchie sociali, mentre Michel Foucault ha messo in luce il legame inscindibile tra sapere e potere.
In Novecento tutto questo diventa progetto cinematografico. Bertolucci costruisce un’epica popolare, un "melodramma marxista" realizzato con capitali hollywoodiani e interpretato da star internazionali. Rivendica apertamente quella contraddizione: utilizzare le risorse del capitale per raccontare al più vasto pubblico possibile la storia del movimento contadino emiliano. Un cinema popolare nel senso gramsciano del termine, non populista. Una scelta che gli attirò critiche sia da destra sia da sinistra, con un PCI che accolse con freddezza l’utopia finale del film.
Il viaggio di questa XII edizione de Il Cinema in Piazza, raccontato nel mondo da IndieWire, Variety, Deadline, The Guardian, The Times, Libre Journal, The New World e The Observer, ma purtroppo mai dalle pagine nazionali dei principali quotidiani italiani, si concluderà martedì 14 luglio con la proiezione di Novecento – Atto II, ultimo appuntamento della nostra estate sotto le stelle.
Concludiamo invitando il Sindaco Roberto Gualtieri e il Presidente Francesco Rocca per concludere insieme un meraviglioso progetto per la città realizzato anche grazie al sostegno di Roma Capitale e della Regione Lazio.
Ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti.
Il restauro di Novecento è stato realizzato da 20th Century Fox, Paramount Pictures, Istituto Luce-Cinecittà e Cineteca di Bologna, con la collaborazione di Alberto Grimaldi e il sostegno di Massimo Sordella presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata, sotto la supervisione di Bernardo Bertolucci e del direttore della fotografia Vittorio Storaro.
Programma de Il Cinema in Piazza
Il programma
Lunedì 13 luglio - Piazza San Cosimato
Robert De Niro, in dialogo con Antonio Monda e Valerio Carocci, presenta Novecento - Atto I di Bernardo Bertolucci
Ingresso gratuito www.ilcinemainpiazza.it
Affresco epico e monumentale, Novecento racconta mezzo secolo di storia italiana attraverso le vite parallele di Alfredo, figlio di proprietari terrieri interpretato da Robert De Niro, e Olmo, figlio di contadini interpretato da Gérard Depardieu, nati lo stesso giorno del 1900 nella campagna emiliana. Il primo atto segue la loro amicizia dall’infanzia fino all’ascesa del fascismo, in un racconto corale che intreccia destini individuali e memoria collettiva.
Martedì 14 luglio - Piazza San Cosimato
Proiezione di Novecento - Atto II di Bernardo Bertolucci
Ingresso gratuito www.ilcinemainpiazza.it
Il secondo atto del capolavoro di Bertolucci conduce il racconto attraverso gli anni più bui del Ventennio fino alla Liberazione, portando a compimento il confronto tra Alfredo e Olmo e tra i mondi che rappresentano.
Una serata finale in omaggio al Maestro Bertolucci, per chiudere insieme, sotto le stelle di Trastevere, la XII edizione de Il Cinema in Piazza.
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