Diego Rivera fu figura centrale del Novecento latinoamericano: formatosi tra le accademie messicane e gli anni europei a contatto con il cubismo, seppe elaborare un linguaggio visivo del tutto originale, capace di fondere retaggio precolombiano, culture popolari e istanze sociali in una sintassi pittorica potente e riconoscibile. Un’arte che non si limitò alle tele ma invase muri e spazi pubblici, restituendo la storia al popolo che ne era protagonista.
Alle circa trenta opere di Rivera si affiancano capolavori di Frida Kahlo, José María Velasco, José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros, María Izquierdo, Tamayo, Lozano, Montenegro, Ruiz, Dr. Atl, Saturnino Herrán e molti altri, per un totale di 140 opere, video e fotografie — tra cui quelle con cui Tina Modotti immortalò Rivera.

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Il percorso ripercorre la storia dell’arte moderna messicana a partire dalla nascita del Messico indipendente nel 1821, quando l’arte diventa lo strumento privilegiato per costruire un’identità culturale nazionale, eterogenea e in continua trasformazione. Nella prima metà del Novecento, il movimento Muralista — promosso nel 1921 da José Vasconcelos e portato avanti da Orozco, Siqueiros e Rivera — si rivela uno dei progetti più influenti sul piano nazionale e internazionale, democratizzando l’arte e costruendo una narrazione epica in cui operai e contadini sono protagonisti.

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La mostra è articolata in quattro sezioni: Accademia e tradizione, sulle radici tecniche e culturali della modernità messicana; Il contributo di Diego Rivera e del Messico alle avanguardie europee, sullo scambio con il cubismo e l’apporto originale degli artisti messicani sulla scena internazionale; Il Rinascimento culturale messicano, sulla stagione post-rivoluzionaria in cui arti visive, letteratura, architettura e musica convergono nella definizione di una nuova identità nazionale. Oltre il Realismo sociale, l’ultima sezione, sulle ricerche che ampliano il lessico dell’arte moderna messicana oltre i canoni del muralismo.
(Foto n. 3 e 4, 5,6)

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Promossa da Roma Capitale e dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, prodotta con MetaMorfosi Eventi e il Museo Kaluz di Città del Messico, la mostra è curata da Miguel Fernández Félix e Alberto González Torres ed è inserita nel Coordinamento delle iniziative per la Giornata della Memoria di Roma Capitale.

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L’esposizione dimostra il talento artistico di un movimento pittorico che coinvolse gli artisti messicani e il resto del mondo, sottolineando il valore della sua funzione pubblica, civile e pedagogica: un’arte che è restituita al popolo e alla sua storia collettiva. Un movimento che seppe veicolare gli ideali di uguaglianza, progresso e democrazia, mostrando come una rivoluzione, culturale oltre che politica, debba servirsi dell’arte, per ispirare e trasformarla in un diritto di tutte e di tutti.