E in effetti in “Elogio dell’ignoranza e dell’errore”(Ed. Einaudi), Gianrico Carofiglio ribalta il significato che si dà comunemente a tali concetti, presentandoli come mezzi per la crescita personale.
Nel risvolto anteriore di copertina il saggio viene così presentato: “Fin da bambini ci raccontano che se sbagli prendi un brutto voto; se sbagli non vieni promosso e non fai carriera, in certi casi addirittura perdi il lavoro; se sbagli perdi la stima degli altri e anche la tua. Sbagliare è violare le regole, sbagliare è fallire. Per l’ignoranza, se possibile, i contorni sono ancora più netti: l’ignoranza relega alla marginalità. E quando si passa dalla definizione della condizione (ignoranza) all’espressione che indica il soggetto in quella condizione (ignorante), il lessico acquista il connotato dell’offesa. In realtà, l’errore è una parte inevitabile dei processi di apprendimento e di crescita, e ammetterlo è un passaggio fondamentale per lo sviluppo di menti aperte e personalità equilibrate. Così come osservare con simpatia la nostra sconfinata, enciclopedica ignoranza è spesso la premessa per non smettere di stupirsi e di gioire per le meraviglie della scienza, dell’arte, della natura”.
E poi sulla quarta posteriore di copertina il lettore può leggere ancora che “biasimare gli errori e stigmatizzare l’ignoranza sono considerate pratiche virtuose. Necessarie. Ma le cose, forse, non stanno proprio così. Prendendo spunto da aneddoti, dalla scienza, dallo sport, da pensatori come Machiavelli, Montaigne e Sandel, ma anche da Mike Tyson, Bruce Lee e Roger Federer, Gianrico Carofiglio ci racconta la gioia dell’ignoranza consapevole e le fenomenali opportunità che nascono dal riconoscere i nostri errori. Imparando, quando è possibile, a trarne profitto. Una riflessione inattesa su due parole che non godono di buona fama. Un’allegra celebrazione della nostra umanità”.
Senza dubbio un saggio molto interessante in cui l’elogio di errore e ignoranza, in apparenza paradossale, si basa su precise argomentazioni. Secondo l’autore, purtroppo sbagliare è inevitabile e fa parte di ogni percorso di apprendimento ma, quando l’errore viene riconosciuto, diventa una risorsa preziosa per una correzione, un’occasione per migliorarsi. L’ignoranza, d’altro canto, se accettata con "onestà e umiltà intellettuale”, diventa motore di ricerca, attiva la curiosità, sollecita domande e impedisce di cadere in presunzione e dogmatismo.

- L’Autore
In aggiunta, il valore del “dubbio”, inteso in senso costruttivo, per Carofiglio è l’unico antidoto contro le certezze assolute. Pertanto, cita il termine “Shoshin” (pag. 27) che in giapponese indica lo "spirito del principiante" secondo Buddismo Zen e arti marziali, cioè quell’ atteggiamento particolare includente apertura mentale, curiosità, assenza di preconcetti e umiltà nell’affrontare la vita, senza l’arroganza delle proprie certezze: è sbagliato dire "lo so già", poiché c’è sempre da imparare e impedisce di accogliere le novità con entusiasmo e stupore.
Senz’altro un piccolo libro (84 pag.), ricco di saggezza, che molti dovrebbero leggere in un’epoca in cui sembra predominare l’arroganza di chi si ritiene infallibile e fa uso di violenza e forza bruta per imporsi, cancellando secoli di progressi socio-politici nel campo di diritti internazionali, umani e civili e in particolare in quello dell’evoluzione spirituale dell’Umanità sulla Terra.
Dai cenni biografici apprendiamo che Gianrico Carofiglio, magistrato dal 1986, ha lavorato come pretore a Prato, Pubblico Ministero a Foggia e come Sostituto procuratore alla Direzione distrettuale antimafia di Bari. Il suo primo romanzo è del 2002, “Testimone inconsapevole”, edito da Sellerio. Con quest’opera Carofiglio ha inaugurato il legal thriller italiano e introdotto il personaggio dell’avvocato Guido Guerrieri, ottenendo vari premi, e sempre con protagonista Guerrieri, seguono “Ad occhi chiusi” e “Ragionevoli dubbi”. Tra i suoi numerosi, pluripremiati libri ricordiamo ancora: Il passato è una terra straniera (premio Bancarella 2005), L’arte del dubbio, Una mutevole verità, La misura del tempo, Della gentilezza e del coraggio, La disciplina di Penelope, La nuova manomissione delle parole, Rancore, L’ora del caffè. Manuale di conversazione per generazioni incompatibili, L’orizzonte della notte. Nel 2016 ha vinto il Premio Speciale alla carriera della XXVII edizione del premio letterario Castelfiorentino di Poesia e Narrativa.
Giovanna D’Arbitrio