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IL TEMPO DELL’OROLOGIAIO, di Maurizio De Giovanni

Un thriller sugli anni di piombo
domenica 31 maggio 2026 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Recensioni Libri


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“Il tempo dell’orologiaio” (Ed Feltrinelli), il nuovo coinvolgente thriller di Maurizio de Giovanni, con le indagini svolte nel presente completa la storia iniziata nel noir “L’orologiaio di Brest”, ambientata nel passato.

Sul risvolto posteriore di copertina l’editore Feltrinelli così presenta il libro: “Un conto alla rovescia che non lascia scampo. Il libro che chiude la saga dell’Orologiaio di Brest. Carlo Malavasi, nome di battaglia “Sergio”, è stato per oltre quarant’anni una primula rossa della lotta armata: latitante imprendibile, custode di segreti che nessuno dovrebbe conoscere. Mago degli esplosivi, signore dei congegni, ha costruito meccanismi perfetti, capaci di fermare il tempo nel punto esatto in cui la vita si spezza. A strapparlo alla copertura anonima dietro cui si è nascosto a Brest, in Francia, sono Andrea Malchiodi e Vera Coen. Andrea è un professore universitario, ordinario, metodico, cresciuto con una madre che gli ha raccontato per tutta la vita di un padre lontano, morto in mare. Fino al giorno in cui Andrea scopre che quel padre non solo è vivo, ma è un assassino. Vera, invece, è una giornalista ossessionata dalla morte del padre che non ha mai conosciuto, ucciso nel 1984 in un attentato. Vuole la verità, Vera. La vuole da sempre. Ma proprio quando sembra sul punto di afferrarla, la donna scompare nel nulla.

E allora il tempo accelera. E deraglia. Carlo e Andrea iniziano la caccia. Con loro c’è Martina, figlia di Andrea e nipote di Carlo: carattere ruvido, troppo simile a quello del nonno. Un trio improbabile, costretto a muoversi in un’indagine senza tracce, e con poche certezze. L’unico appiglio è una pista polverosa che affonda nel passato. Per trovare Vera, Carlo dovrà cercare i compagni di un tempo, e scovare chi lo ha venduto – quarant’anni prima – a un oscuro centro di potere che proietta la sua ombra ovunque. Dovrà scivolare nelle pieghe di quel decennio che non passa, misurando quanto possano essere profonde le disillusioni, ostinata la fedeltà a un’idea ormai sconfitta, irrimediabile il tradimento e indelebile il dolore. Perché non si esce vivi dagli anni Ottanta. Il tempo dell’orologiaio è il C’eravamo tanto amati dell’ultimo assalto al cielo, ed è Il grande freddo della lotta armata, popolato da fantasmi che nessuna riconciliazione può esorcizzare. Maurizio de Giovanni dà compimento all’universo narrativo nato con L’orologiaio di Brest, portando alla luce verità indicibili e segreti inconfessabili, in una lotta travolgente con un tempo che non assolve e che presto o tardi presenta il conto”.

Senza dubbio un coinvolgente racconto degli "anni di piombo", un periodo complesse in cui nel thriller accanto alle violenze di coloro che si ritenevamo giovani combattenti contro ingiustizie sociali si aggiravano potenti e misteriosi personaggi e organismi, come “L’Entità" che eliminavano persone scomode. per insabbiare scandali.

Il romanzo è una profonda riflessione sul passato che ritorna come un boomerang e continua a condizionare e ricattare le vite dei protagonisti nel presente, con il fallimento delle ideologie che hanno generato solo violenza e tragedie. Per anni le vite dei protagonisti appaiono come vite “sospese”, imbrigliate in segreti i e colpe che alla fine riaffiorano. Sulla quarta posteriore di copertina si legge: “Era quello il tempo dell’orologiaio. Sospensione, equilibrio, ricordo, finché tututto tornava a muoversi e a girare. Il tempo di un orologiaio è un orologio fermo.” In realtà credo che forse esso sia il simbolo di un meccanismo con ingranaggi che comunque generano una reazione a catena di cause ed effetti. E anche il ritmo del thriller è ancora più frenetico rispetto al noir precedente, poiché colpi di scena, suspense, emozioni si fondono e travolgono il lettore.

Senza dubbio i cosiddetti “anni di piombo” sono una pagina molto triste della nostra storia, e non solo, poiché coinvolsero anche paesi europei. Purtroppo, come si suol dire, “c’ero anch’io!”, giovane insegnante e madre preoccupata con figli piccoli e un marito che viaggiava per lavoro e rischiava di crepare per qualche bomba piazzata qua e là. Ricordo “le edizioni straordinarie” dei tg che interrompevano le trasmissioni in Tv per raccontare gli attentati terroristici. Infine ricordiamo che nel risvolto anteriore di copertina si possono leggere le note biografiche sull’autore: “Maurizio de Giovanni è scrittore, sceneggiatore, drammaturgo e autore di popolari serie poliziesche come quelle del commissario Ricciardi, dei Bastardi di Pizzofalcone, di Mina Settembre e di Sara Morozzi. I suoi romanzi, sempre in vetta alle classifiche, sono tradotti in tutto il mondo”.

Giovanna D’Arbitrio

 

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