A quanto pare, la prima parte “errare humanum est” ha origini più antiche, mentre “perseverare autem diabolicum” è attribuita a Sant’Agostino nei suoi Sermones, poiché l’errore ripetuto secondo lui è tipico della superbia del diavolo e causa sofferenze agli altri.
Senza dubbio l’attuale grave incapacità di dialogare e comunicare sembra affliggere non solo potenti uomini politici pronti a scatenare guerre, ma compromettere anche relazioni sociali e familiari, in particolare giovani, ormai allo sbando, incompresi in famiglia poco unite, allargate e quant’altro o a scuola, dove i contatti umani tra alunni e professori sono sempre più compromessi tra nuove tecnologie e continui test in caotici Istituti compresivi che accorpano più scuole-
Su tale temi sono stati scritti diversi libri, tra i quali ricordiamo “Sbagliando non si impara - Perché facciamo le scelte sbagliate in amore, sul lavoro e nella vita quotidiana” di Flora Ceretti, così presentato (Ed. Saggiatore): “Sbagliando non si impara è una guida rapida ed esauriente alle distorsioni sistematiche del pensiero che abbiamo acquisito, generazione dopo generazione, millennio dopo millennio, lungo i sentieri dell’evoluzione. Un libro curioso e inquietante, corredato di esercizi e test con cui metterci alla prova in prima persona, per riscoprirci uniti nella nostra fallibilità e cercare nuovi modi per correggere i nostri sbagli (o almeno per esserne consapevoli). Perché errare è umano, ma perseverare lo è molto di più (…). La domanda è: perché lo hai fatto? Perché hai commesso lo stesso errore che hai già commesso decine e decine di volte? Tu non lo sai, ma la tua mente sì; perché ha preso le stesse decisioni per migliaia di anni. Sara Garofalo ci porta a scoprire i meccanismi psicologici che guidano le nostre scelte sbagliate di ogni giorno: dall’euristica dell’ancoraggio, la nostra tendenza a dare più peso decisionale alle perdite che ai guadagni, bloccandoci per esempio per anni in situazioni affettive, lavorative o esistenziali fallimentari”.
Secondo alcuni psicologi ripetiamo gli stessi errori perché ci sentiamo più sicuri nell’adottare comportamenti abituali o schemi talvolta inconsci (derivanti dai nostri primi anni di vita), di fronte all’incertezza del cambiamento. Ad esempio, nei rapporti di coppia gli errori ripetuti derivano dalle prime esperienze affettive e dagli schemi di attaccamento dell’infanzia (padre o madre) che induce il cervello umano scegliere un fattore di "sicurezza" inconscia, anche se doloroso: in effetti si scelgono partner che ricalcano modelli di riferimento del passato, oppure per scarsa autostima o mancanza di consapevolezza si accettano relazioni disfunzionali.
Per comprendere e spezzare questo circolo vizioso, “Istruzioni per rendersi infelici”, di Paul Watzlawick (ed. Fetrinelli) analizza con ironia i meccanismi mentali autodistruttivi che causano l’infelicità, come non vivere nel presente rimpiangendo i giorni felici del passato, oppure rimuginare sugli errori commessi; coltivare aspettative di felicità cercandola a tutti i costi oppure aver paura del futuro e aspettarsi sempre il peggio; rifiutare compromessi e altri punti di vista, causa di conflitti e isolamento.
C’è poi chi, come il compianto Tiziano Terzani, giornalista e scrittore, trovò una spiegazione nelle filosofie orientali per il ripetersi di errori individuali o storici, credendo nel “karma”, cioè l’insieme di azioni e esperienze accumulate nel passato che condizionano le nostre scelte e il nostro agire nel presente. Nel suo libro “Un altro giro di giostra”, la visione orientale e buddista del karma è legata al concetto di destino dell’anima e al suo livello evolutivo in un disegno universale più ampio che unisce microcosmo al macrocosmo nel credere che “Tutto è Uno”.
Concludendo, senza dubbio il ripetere gli stessi errori del passato e l’attuale grave incapacità di dialogare e comunicare sembra coinvolgere potenti nazioni pronte a scatenare guerre e purtroppo dall’alto tale incapacità si riversa anche verso il basso compromettendo relazioni sociali e familiari. Senza dubbio i cambiamenti positivi sono conquistati sempre con processi lenti e faticosi, lacrime e sangue, combattendo contro egoismi di tutti i generi, mancanza di solidarietà ed umanità, sia a livello individuale che collettivo. Elsa Morante nel suo toccante romanzo, “La Storia”, ci mostra gli umili, le persone comuni, come costanti perdenti: essi subiscono la storia che è solo un perpetuo ripetersi di guerre, ingiustizie e sopraffazioni. Una visione pessimistica, non manzoniana (Promessi Sposi), non illuminata dalla fede in Dio.
Forse la soluzione va cercata in una soluzione di scelte “etiche” condivise, ossia la libertà di “reagire” agli avvenimenti negativi, sia a livello collettivo che individuale, contro i condizionamenti di vario genere, discernendo tra verità e menzogna, coraggio e paura, fino a riscattarci e ritrovare rispetto ed amore per noi stessi e per gli altri, soprattutto scegliendo di non nuocere ai nostri figli e nipoti e alle future generazioni, in genere.
Giovanna D’Arbitrio