Il ritorno dei POOH, ieri sera su Canale 5, oltre a raggiungere uno share altissimo, ha suscitato in moltissimi spettatori presenti a Verona e nel pubblico televisivo di tutta Italia, emozioni fortissime, riportando la memoria a sentimenti trascorsi nel passato, eppure, sempre presenti e palpitanti.
La musica, allora, era vera arte in cui parole e ritmo si univano in una armonia che arrivava direttamente al cuore.
Questo può spiegare l’eterna attualità di una certa musica e di interpreti capaci di restare attuali ed amati da un pubblico senza età, perché, evidentemente, riescono ad arrivare nel profondo dell’anima.
Da qui, naturalmente ed inesorabilmente, il confronto inevitabile con la musica di oggi, fatta di parole spesso offensive, o, peggio, incomprensibili, di musica spezzata e rumorosa, brani parlati o, meglio, gridati che spesso sembrano espressioni di protesta verso tutto e verso tutti, ma che i giovani di oggi amano ed applaudono , perché, probabilmente, certi brani rappresentano la loro protesta verso una vita e un mondo che li deludono.
Purtroppo, nessuno può opporsi ai tempi che cambiano, in meglio o in peggio: non sta a noi giudicare, anche se nessuno potrà mai negare che certe canzoni e certi testi non possono essere giudicati artistici e degni di acclamazioni esagerate e premi internazionali.
Abbiamo visto, all’ultimo Festival di Sanremo, come un brano scacciapensieri che viene apprezzato, soprattutto, da bambini come, ahimè, una “filastrocca”, abbia vinto un premio prestigioso che dovrebbe rappresentare il top della musica italiana.
Onore al merito, ma certi paragoni con il passato sono, comunque, inevitabili e ci dimostrano come certi cambiamenti radicali, anche nell’arte della musica, sono spesso segno di decadenza e di mancanza di contenuti e di stile.
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