https://www.traditionrolex.com/30 DAL LIBERISMO DEL XIX SECOLO AL TURBOCAPITALISMO ATTUALE-Scena Illustrata WEB

INFORMAZIONE
CULTURALE
Maggio 2026



HOME PAGE

ARCHIVI RIVISTA

Articoli on-line 9456
Articoli visitati
12353635
Connessi 6

INDICE GENERALE
INDICE MENSILE
RUBRICHE
PASSATO E PRESENTE
EVENTI
ITINERARI E VIAGGI
AVVOCATO AMICO
COSTUME E SOCIETA’
QUADRIFOGLIO
TERZA PAGINA
LETTURE CONSIGLIATE
CULTURA
SCIENZA E DINTORNI
FILATELIA
ARTE E NATURA
COMUNICATI STAMPA
MUSICA E SPETTACOLO
SPORT
ATTUALITA’
SALUTE
LIBRI RECENSITI
AUTORI
Argomenti

Monitorare l'attività del sito RSS 2.0
SITI AMICI

a cura di
Silvana Carletti (Dir.Resp.)
Carlo Vallauri
Giovanna D'Arbitrio
Odino Grubessi
Luciano De Vita (Editore)
On line copyright
2005-2018 by LDVRoma

Ultimo aggiornamento
15 maggio 2026   e  



Sito realizzato con il sistema
di pubblicazione Spip
sotto licenza GPL

DAL LIBERISMO DEL XIX SECOLO AL TURBOCAPITALISMO ATTUALE

Cosa ci aspetta in futuro?
domenica 19 aprile 2026 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Attualità


Segnala l'articolo ad un amico

“Non so come, ma qualcosa vi sconfiggerà, lo so che fallirete. C’è qualcosa nell’universo che voi non riuscirete mai a dominare: lo Spirito dell’Uomo” afferma Winston, personaggio creato da G. Orwell in “1984”, libro distopico contro la dittatura di Stalin

Stiamo vivendo davvero in tempi difficili e preoccupanti tra guerre, crisi energetiche e conseguenziali crisi economiche che minacciano il futuro delle nuove generazioni.

E qualche giorno fa mi son venute in mente le mie “sudate carte” di studentessa universitaria, in particolare il libro di letteratura inglese e il titolo del capitolo “The Victorian Age” e poi, più in basso, ecco il paragrafo su “The Victorian Compromise”, il Compromesso Vittoriano che fu la prima fase della Rivoluzione Industriale inglese . “Il compromesso utilitaristico di una società che vide l’industrializzazione solo come una fonte di prosperità e progresso, una società che rifiutò rigidamente di confrontarsi con i numerosi conflitti e problemi sociali da essa scaturiti (…) L’enorme sviluppo industriale e l’incessante progresso scientifico resero l’Inghilterra la nazione più potente in Europa a livello politico ed economico. Su queste basi fu costruito il Compromesso col suo ottimismo e la fiducia nel progresso, la sua fede nella teoria del laissez-faire in economia” (Elio Chinol “A Short Survey of Enghish Literature)

“Quanti compromessi passati e presenti!”, ho pensato. Eppure anche a quei tempi si levarono diverse voci di protesta, tra le quali ricordiamo quella di John Morley che definì l’Inghilterra della sua epoca come “un paradiso per i ricchi, un purgatorio per i capaci e un inferno per i poveri”, per la feroce competizione industriale, il disumano sfruttamento degli operai (tra i quali c’erano perfino bambini), la spaventosa invivibilità e l’immensa miseria dei bassifondi, aspetti più aspramente denunciati in seguito nella seconda fase della Rivoluzione Industriale da autorevoli personaggi come Thomas Carlyle, John Ruskin, Matthew Arnold, nonché da vari movimenti socialisti, come il Cartismo, la Fabian Society e il Labour Representation Committee che misero le basi per lo sviluppo del moderno Labour Party. Insomma, c’era allora un movimento in ascesa per la conquista di diritti in campo lavorativo in Inghilterra e in tutta Europa. Oggi invece non stiamo per caso facendo il percorso inverso? Le strategie del colonialismo, neocolonialismo e della globalizzazione non sono in fondo sempre le stesse, divenute ora solo più raffinate, efficaci e veloci grazie ai progressi tecnologici e scientifici al servizio di interessi geopolitici, economia e finanza?

JPEG - 12.2 Kb
/bambina_che_lavora_in_fabbrica_nel_xix_sec

Eccoci giunti al cosiddetto turbocapitalismo definito come “una forma estrema e accelerata di capitalismo finanziario, caratterizzata da un’iper-competizione globalizzata, totale deregulation e ricerca di profitto a scapito interessi sociali e nazionali. Si differenzia dal "vecchio" capitalismo industriale, in quanto dominato dalla finanza, dalla velocità delle transazioni e dalla tecnologia. un capitalismo liberato da vincoli, regolamentazioni statali e burocratici. Il concetto è stato reso celebre dall’analista economico Edward Luttwak nel suo libro “Turbo-capitalismo. Vincitori e vinti nel XXI secolo che introduce il termine "turbocapitalismo" per descrivere una forma estrema di capitalismo che crea profonde disuguaglianze. Se da un lato offre grandi ricchezze per alcuni ("vincitori"), dall’altro genera insicurezza lavorativa e povertà per vaste fasce sociali ("perdenti"). Luttwak non è un nemico del capitalismo, ma ne critica l’estremismo. Ed infine siamo arrivati ai dazi trumpiani, al caos generato da guerre e da mancanza di rispetto per i diritti umani e civili e per diritti internazionali finora riconosciuti.

Ci sembra giusto citare ancora “1984”, scritto da G. Orwell nel 1948, in cui egli descrive un paese governato da un terribile dittatore, Il Grande Fratello, che tiene sotto controllo un’umanità robotizzata. Chi non si attiene alle regole viene incolpato di “psicoreato” e punito. Il protagonista, Winston Smith, lavora al Ministero della Verità, dove ha l’incarico di manipolare la storia del passato e di adeguarla alle esigenze del momento, poiché secondo il partito chi controlla il passato è padrone del presente e quindi anche del futuro. La popolazione è divisa in “prolet”, che lavorano soltanto, e in burocrati e funzionari, anch’essi controllati dal regime. I tre slogan del Grande Fratello sono:1) la pace è guerra 2) la libertà è schiavitù3) l’ignoranza è forza. La nazione è sempre in guerra, anche se una guerra lontana, così la paura e l’odio vengono costantemente alimentati.

JPEG - 9.1 Kb
orwell_libro

Winston Smith , che l’autore definisce “l’ultimo uomo libero in Europa”, si ribella e cade nello psicoreato, quindi viene imprigionato, torturato ed “omologato” con la forza. Prima di cedere, tuttavia, dice al suo aguzzino: - Non so come, ma qualcosa vi sconfiggerà, lo so che fallirete. C’è qualcosa nell’universo che voi non riuscirete mai a dominare: lo Spirito dell’Uomo-. Concludiamo con questa significativa frase, augurandoci che i progressi della scienza e della tecnica. In particolare dell’intelligenza artificiale, siano al servizio dell’uomo e non lo rendano mai loro schiavo e che il grande valore della LIBERTA’ sia sempre difeso e preservato.

Giovanna D’Arbitrio

 

https://www.traditionrolex.com/30https://www.traditionrolex.com/30fake rolex replica watches clones watches best replica rolex replica watches