A Roma apre la mostra dedicata ai pittori caravaggeschi che, nel Seicento, raccolsero e rielaborarono la lezione di Michelangelo Merisi da Caravaggio. Il percorso espositivo “Caravaggio e i maestri della luce”, allestito al Museo Storico della Fanteria dal 7 marzo al 7 giugno 2026, esplora proprio l’eredità artistica del grande maestro lombardo attraverso le opere dei suoi seguaci europei.
Come ha spiegato il curatore e storico dell’arte Alberto Bertuzzi durante la presentazione alla stampa, l’obiettivo della mostra è «mostrare gli sviluppi dell’arte di Caravaggio attraverso l’opera dei suoi seguaci», tra cui pittori come Valentin de Boulogne e il suo contemporaneo e amico Orazio Gentileschi.
L’esposizione si articola in sei sezioni tematiche e riunisce 23 dipinti a olio su tela e su tavola di 22 artisti, provenienti tutti da collezioni private. La prima sezione, Scene di genere, introduce il visitatore alla rappresentazione della vita quotidiana in ambienti domestici e taverne, un ambito nel quale molti pittori tentarono di confrontarsi con i modelli caravaggeschi. Tra le opere esposte figurano I giocatori di carte di Bartolomeo Manfredi, il Ragazzo morso da un ramarro dell’olandese Bartholomeus van der Helst e una Scena di taverna attribuita a Valentin de Boulogne e alla sua bottega, esempi di come il linguaggio del maestro venisse imitato con risultati spesso diseguali.
La seconda sezione, La religione tra fede e umanità, affronta i temi sacri alla luce della lezione caravaggesca. Santi e protagonisti biblici sono rappresentati con una forte dimensione umana, seppur con toni meno drammatici e con una luce più morbida rispetto all’originale. Tra i dipinti presenti figurano la Sacra Famiglia con san Giovannino di Antiveduto Gramatica,La negazione di Pietro di Pietro Paolini e La cattura di Cristo del francese Trophime Bigot, noto anche come Maître à la Chandelle per l’uso scenografico della luce di candela e attivo a Roma tra il 1620 e il 1634.

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Cuore della mostra è la sezione La luce come rivelazione, dedicata al ruolo della luce nella costruzione della scena. Qui spicca Santa Cecilia e un angelo di Orazio Gentileschi, in cui la luce sembra emanare frontalmente dalla figura della santa, illuminando lo spazio circostante. Accanto a questa opera si trovano la Maddalena in meditazione del fiammingo Matthias Stomer, illuminata dal bagliore di una candela e, la drammatica Lucrezia del pittore tedesco Johann Carl Loth, colta nel momento culminante del suicidio.

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La tensione emotiva raggiunge il culmine nella sezione Il dramma e il sangue, dedicata alle rappresentazioni di violenza, martirio e colpa. Il racconto biblico di Caino e Abele è interpretato da artisti come Bartolomeo Manfredi, Giuseppe Vermiglio e Cecco Bravo. Accanto a queste opere compaiono anche una Salomè con la testa del Battista di Massimo Stanzione e una Giuditta con la testa di Oloferne di Bartolomeo Mendozzi.
La sezione Immaginazione e realtà: una nuova categoria del ritratto, indaga l’evoluzione del ritratto caravaggesco come strumento di introspezione psicologica. Tra le otto opere esposte si segnalano il Diogene di Giovan Battista Langetti, un San Pietro penitente attribuito allo spagnolo Jusepe de Ribera e bottega, due versioni di San Giovannino dipinte da Battistello Caracciolo e dal fiammingo Louis Finson. Completano il percorso i San Girolamo di Simon Vouet e Simone Cantarini, il San Sebastiano di Carlo Saraceni e La lettura a lume di candela dell’olandese Gerrit van Honthorst.
A chiudere idealmente la mostra è l’omaggio diretto a Michelangelo Merisi da Caravaggio con l’esposizione di una versione de L’incredulità di San Tommaso (1600-1601), uno dei casi attributivi più complessi legati al maestro. Rispetto alle versioni più note, questa appare come una variante più tarda dell’opera. Già presente nella collezione Gracco Muratti a Trieste, dal 2019 appartiene a un collezionista austriaco ed è oggi conservata a Firenze.
Come sottolineato da Bertuzzi: «…Questa versione probabilmente risale al 1606. L’opera è straordinaria non solo per il successo iconografico che ha avuto, ma anche per la sua composizione: le quattro teste al centro del dipinto formano una croce che rimanda alla figura di Cristo, mentre la mano del Salvatore guida quella di Tommaso». Il dipinto, attribuito al maestro lombardo, resta uno dei capisaldi della pittura moderna: il suo realismo crudo, l’uso rivoluzionario della luce e il naturalismo delle figure concentrano la tensione narrativa sull’esperienza profondamente umana del dubbio e sul contatto diretto con il sacro.

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La mostra Prodotta da Navigare Srl, è un’iniziativa culturale promossa da Ministero della Difesa - Difesa Servizi con il patrocinio di Regione Lazio e Città di Roma-Assessorato alla Cultura.
Orari: lun-ven 9:30-19:30; sab, dom, festivi 9:30 -20:30.
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