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RIFLESSIONI SUL LIBRO" IL BAMBINO CHE PERSE LA GUERRA" di Julia Navarro Fernández

Un romanzo storico
giovedì 5 marzo 2026 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Recensioni Libri


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Nell’attuale drammatico periodo storico in cui le guerre sembrano dilagare, il nostro pensiero va soprattutto ai milioni di bambini vittime di guerre, un bilancio inaccettabile in una società che si definisce “civile”.

In effetti i progressi tecnologici sembrano prevalere sull’evoluzione spirituale di una parte dell’umanità che rincorre denaro e potere, in modo crudele, indifferente e incurante delle lezioni della storia, gente sempre pronta a ripetere gli stessi errori.

In questo contesto, ci sembra giusto citare il romanzo storico di Julia Navarro Fernández, “Il bambino che perse la guerra” (Ed. Salani) che viene così presentato: “Due madri, due mondi, un bambino.

Anche nei momenti più oscuri della storia, la vita trova la sua strada. Madrid, inverno 1938. È tempo di Guerra civile e la caduta della Repubblica è vicina. Clotilde disegna caricature per riviste satiriche, non ha ancora perso la speranza. Ma nel fronte comunista c’è chi, come suo marito Agustín, pensa che il tempo per salvare il paese sia scaduto. Per lui, c’è una sola cosa da fare: mettere in salvo il futuro, suo figlio. Il piccolo Pablo viene strappato da sua madre Clotilde che si dispera vedendo il bambino partire per l’Unione Sovietica. A Mosca, Pablo cresce nei circoli letterari clandestini, accompagnato da Anja, sua madre d’adozione, che lotta per la libertà nel fronte degli artisti, fra chi si rifiuta di credere che una poesia possa davvero spaventare un Partito. Ma l’ombra del regime è destinata ad allungarsi sulle loro vite: i poeti, la musica, perfino l’amore sono ormai sospetti. E ad accogliere chi ancora crede nel potere della letteratura e delle arti c’è la minaccia del gulag, il campo di lavoro in cui sopravvivere è questione di fortuna, e di legami che si è ancora capaci di far nascere. Il bambino, ormai ragazzo, vive come figlio di due paesi antagonisti, imparando sia l’alto tributo implicito nelle guerre e nel totalitarismo sia la conquista della libertà e dell’amore”.

Senz’altro è una pagina storica importante del XX secolo, anche se poco conosciuta, quella di 300 bambini spagnoli mandati in Urss, durante la guerra civile spagnola, figli di comunisti giustiziati o di marxisti che temevano per il loro futuro. Purtroppo, nella Russia di Stalin molti di quei bambini finirono nei gulag, dimenticati da tutti. Nella Madrid del1938, in effetti, le forze nazionaliste di Franco instaureranno un regime dittatoriale in cui la repressione fu terribile per tutti i dissidenti o tutti coloro che avevano mostrato simpatie per la sinistra.

Davvero toccante nel romanzo la storia di Agustín e Clotilde che affidano il figlio, Pablo, a Boris, un militare russo, sperando poi di raggiungerlo in Russia. La scena in cui il bambino viene strappato alla madre è straziante. Pablo ha solo 5 anni, piange, chiama la mamma, ma Boris è infastidito dalle sue lacrime. Arrivato a casa, lo affida alla moglie, Anya, che per fortuna lo accoglierà come un figlio insegnandogli ad amare arte e letteratura. Purtroppo, anche nella Russia di Stalin tutte le libertà sono represse, perfino le arti, la poesia, la musica devono esaltare il regime. E pertanto anche Anya sarà arrestata per essersi recata ad una riunione letteraria e sarà imprigionata alla Lubianka.

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L’Autrice

Il romanzo storico di J. Navarro Fernandez evidenzia non solo le sofferenze dei bambini durante le guerre, ma anche i danni causati dai totalitarismi sia di destra che di sinistra, quando tutte le libertà democratiche vengono soppresse. Senz’altro Il fascino di questo romanzo consiste non solo nel significativo quadro storico di un’epoca, ma nel mettere a confronto due dittature e due donne, Clotilde e Anya: la prima ha il dono di saper disegnare (caricature, in particolare), la seconda mette in musica poesie in musica e non sa tacere. Entrambe finiscono in prigione, sono torturate, entrambe hanno una possibilità di salvarsi ma il desiderio di libertà di espressione è più forte e sarà fatale per loro. E Pablo, il bambino diventato giovane uomo in un paese non suo, tuttavia impara a considerarlo suo per amore di Anya che lo ha cresciuto con generosità, alleviando le sue sofferenze.

Come Pablo, tanti bambini spagnoli vissero durante la II guerra mondiale in Russia e il loro rimpatrio fu difficile. Molti di loro tornarono in Spagna solo dopo la morte di Franco. Come in tutti i romanzi storici, gli eventi reali si intrecciano con le vicende dei personaggi, rendendo più viva e toccante la narrazione. Un bel romanzo che ci fa riflettere anche sui drammatici tempi in cui viviamo in cui sembrano prevalere governi autocratici e tanti civili muoiono nelle guerre, in particolare bambini e donne, vittime innocenti di inaudite violenze.

Julia Navarro, (Madrid, 1953), famosa giornalista, saggista e scrittrice spagnola, ha pubblicato romanzi di successo come La fratellanza della Sacra Sindone, Dimmi chi sono, La bibbia d’argilla, Il sangue degli innocenti, Spara, sono già morto.

Giovanna D’Arbitrio

 

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