https://www.traditionrolex.com/30 Teatro ARCOBALENO Centro Stabile del Classico-Scena Illustrata WEB

INFORMAZIONE
CULTURALE
Marzo 2026



HOME PAGE

ARCHIVI RIVISTA

Articoli on-line 9301
Articoli visitati
11660748
Connessi 22

INDICE GENERALE
INDICE MENSILE
RUBRICHE
PASSATO E PRESENTE
EVENTI
ITINERARI E VIAGGI
AVVOCATO AMICO
COSTUME E SOCIETA’
QUADRIFOGLIO
TERZA PAGINA
LETTURE CONSIGLIATE
CULTURA
SCIENZA E DINTORNI
FILATELIA
ARTE E NATURA
COMUNICATI STAMPA
MUSICA E SPETTACOLO
SPORT
ATTUALITA’
SALUTE
LIBRI RECENSITI
AUTORI
Argomenti

Monitorare l'attività del sito RSS 2.0
SITI AMICI

a cura di
Silvana Carletti (Dir.Resp.)
Carlo Vallauri
Giovanna D'Arbitrio
Odino Grubessi
Luciano De Vita (Editore)
On line copyright
2005-2018 by LDVRoma

Ultimo aggiornamento
5 marzo 2026   e  



Sito realizzato con il sistema
di pubblicazione Spip
sotto licenza GPL

Teatro ARCOBALENO Centro Stabile del Classico

da venerdì 6 a domenica 29 marzo 2026
martedì 3 marzo 2026 di Comunicato Stampa

Argomenti: Teatro


Segnala l'articolo ad un amico

La Compagnia CASTALIA presenta TRUCULENTUS di T. M. Plauto

Teatro ARCOBALENO

Adattamento e Regia Vincenzo Zingaro

Con Annalena Lombardi, Piero Sarpa, Giovanni Ribò, Rocco Militano, Fabrizio Passerini Laura De Angelis, Maurizio Castè, Paolo Oppedisano

Musiche Giovanni Zappalorto - Scene Emilio Ortu Lieto e Vincenzo Zingaro Costumi Emiliana Di Rubbo - Disegno luci Giovanna Venzi

Da venerdì 6 a domenica 29 marzo, al Teatro Arcobaleno (Centro Stabile del Classico), la Compagnia Castalia, considerata una delle Compagnie Teatrali più prestigiose nell’allestimento di commedie classiche a livello nazionale, porta in scena il capolavoro della commedia classica “Truculentus”, di T. M. Plauto, con l’adattamento e la regia di Vincenzo Zingaro, con Annalena Lombardi, Piero Sarpa, Giovanni Ribò, Rocco Militano, Fabrizio Passerini, Laura De Angelis, Maurizio Castè, Paolo Oppedisano.

Pur considerato da Plauto uno dei suoi capolavori, “Truculentus” è una commedia raramente rappresentata. La storia narra di una bellissima prostituta che abilmente tiene in pugno le sorti di tutti gli uomini che ruotano intorno alla sua casa: tipici caratteri della comicità plautina, che gareggiano fra loro per acquisire i favori della donna. La toccante e originale riscrittura di Vincenzo Zingaro trasferisce la vicenda alla fine degli anni ’30, in Sicilia, dando vita ad un affresco storico di grande impatto emotivo.

Un “Amarcord” dagli echi felliniani, che ci trasporta in un’onirica e scoppiettante vita di provincia, dove i personaggi plautini si trasformano in ritratti familiari, a dimostrazione di quanto il teatro latino abbia un radicato fondamento nella vita del nostro Paese. Una rappresentazione di Plauto davvero unica, divertente e commovente, che ci fa scoprire quanto il commediografo latino sia veramente un nostro “contemporaneo”.

Lo spettacolo segna una tappa significativa nell’importante percorso di rivisitazione del Teatro Classico che Vincenzo Zingaro, alla guida della Compagnia Castalia, porta avanti da 34 anni, con grande successo di pubblico e di critica, al Teatro Arcobaleno (Centro Stabile del Classico), sede della Compagnia (riconosciuto dal Ministero della Cultura) e in prestigiosi Festival (Ostia Antica, Taormina, Paestum, Pompei, Segesta, Ferento, Teatro di Pietra, Leuciana, Venosa, Sarsina, Formia, Volterra, Anagni, Alba Fucens e tanti altri). Un progetto culturale unico in Italia, che ha coinvolto ed entusiasmato centinaia di migliaia di giovani e che da anni è oggetto di Studio e di Tesi di Laurea presso prestigiose Università italiane ed europee.

NOTE DI REGIA

Cicerone testimonia che Truculentus era considerata da Plauto una delle sue opere migliori. Nonostante ciò, la commedia è stata raramente rappresentata in tempi moderni, pur contenendo diversi caratteri tipici della comicità plautina, dalla prostituta al giovane innamorato, al soldato fanfarone, al servo rozzo. In realtà, i motivi dell’assenza dalle scene di questa commedia sono comprensibili: primo fra tutti, l’estrema debolezza della trama, piena di omissioni e di contraddizioni, che oltrepassano il limite consueto a cui Plauto ci ha abituati.

Ciò è in parte da attribuire a una compromessa trasmissione del testo. Pertanto, a una prima lettura, l’opera desta sicuramente diverse perplessità. Ma prestando maggiore attenzione, mi sono accorto che essa contiene degli spunti di eccezionale modernità e degli elementi di inaspettata crudezza che prevaricano il semplice gioco e ci proiettano in una dimensione di inquietante “realismo”. Salta subito all’occhio, innanzitutto, che a costituire il motore dell’azione, a tessere l’ordito della trama, non è più il servus, ma una donna, fatto inconsueto in una commedia plautina: una donna estremamente sofisticata nell’esercitare il proprio mercimonio, capace di giocare abilmente su diversi piani. Ma il suo è un gioco amaro, che introduce una nota dissonante nell’universo armonico e apparentemente spensierato di Plauto. Nel Truculentus, il mondo femminile sembra fagocitare ineluttabilmente il maschile, trascinandolo in una deriva dei sensi, in una “battaglia dei sessi” che non lascia scampo. Non è da trascurare il fatto che l’opera appartiene all’età avanzata di Plauto; periodo in cui gli studiosi tendono a ravvisare nel Sarsinate una maggiore sensibilità ai problemi sociali, dettati da una società in grande trasformazione.

Nel 189 a. C., infatti, anno in cui è datata la commedia, Roma è attraversata da grandi cambiamenti, il cui filo rosso è rintracciabile nella guerra, la seconda guerra punica, che si concluse faticosamente con la sconfitta di Cartagine. Tra i cambiamenti, la condizione di maggiore autonomia e indipendenza in cui le donne vennero a trovarsi, a causa delle nuove norme successorie e dei patrimoni acquisiti in seguito alla perdita dei mariti e dei padri, caduti in battaglia. Nel 195 a. C., fece scalpore l’insurrezione pubblica femminile che portò all’abrogazione della Lex Oppia, promulgata nel 215 a. C., che limitava l’ostentazione del lusso da parte delle donne, proprio per la necessità di far fronte allo sforzo bellico.

Si determinò uno sbilanciamento nell’equilibrio dei ruoli sociali, per il quale gli uomini si sentirono minacciati. Da questo tessuto sociale nasce in Plauto l’ispirazione del personaggio di Prhonesium, la bellissima e astuta meretrice, protagonista della commedia, che tiene in pugno le sorti di tutti gli uomini che ruotano intorno alla sua casa. D’altro canto, la stessa atmosfera licenziosa che pervade il Truculentus trova un suo fondamento in un fenomeno sociale molto diffuso, come quello dei culti bacchici, la cui crescente promiscuità determinò, nel 186 a. C., la soppressione degli stessi da parte del Senato.

Scopriamo allora che il mondo di Plauto, con i suoi personaggi, fino ad ora considerati delle maschere, assume un sapore più vero, che ha stimolato la mia fantasia a trasferire la vicenda in un contesto e in un periodo storico più vicino a noi, a dimostrazione di quanto i caratteri del teatro latino abbiano un radicato fondamento nella vita del nostro Paese. Lo spaccato sociale raccontato, la presenza di caratteri spinti nella dimensione del grottesco, i toni a tratti scoppiettanti e a tratti crepuscolari, mi hanno riportato alla mente paesaggi e figure del cinema felliniano.

Una sorta di “Amarcord”, che ci trasporta in un’onirica e desolante vita di provincia, dove signorotti, militari, donne procaci e giovani ossessionati da un prepotente desiderio sessuale, intersecano geometrie di esistenze un po’ grigie, con quel loro patteggiare spasmodicamente il prezzo dei favori, anche se apparentemente briose. Così, ho deciso di ambientare la mia messinscena del Truculentus nella seconda metà degli anni ‘30, in un’Italia attraversata anch’essa da numerosi cambiamenti e profonde contraddizioni: tra il disagio per una condizione di arretratezza da una parte e l’euforia di espansionismo e di modernizzazione dall’altra. L’inaugurazione degli stabilimenti di Cinecittà nel ’37, rappresentò uno straordinario crogiuolo, che determinò un nuovo fenomeno culturale capace di coinvolgere trasversalmente le masse, paragonabile a quanto il teatro di Plauto aveva rappresentato nella Roma cosmopolita del III sec. a. C.; l‘espansione coloniale in Africa, realizzata dal regime fascista, in nome di una gloriosa “romanità”, non può non rimandare al periodo delle guerre puniche, in cui Plauto visse e del cui humus le sue commedie risentono; il fenomeno delle case di tolleranza, così diffuso in Italia prima della sua abrogazione nel 1958, ad opera della legge Merlin, richiama i lupanari della Roma antica, offrendo nell’immaginario un sovrapporsi di suggestioni fra l’antico e il moderno.

Così, per una curiosa alchimia, attraverso la vicenda immaginata da Plauto, prende vita l’affresco di una provincia del sud, una storia ambientata in una moderna Magna Grecia, in cui sogni e passioni si scontrano con la spietatezza della realtà. I personaggi si trasformano in ritratti di vita familiari, più vicini di quanto potessimo immaginare, che scopriamo mai scomparsi, ma solo trasfigurati, da cui l’anima cerca di prendere le distanze con un’amara risata, perché non può non riconoscersi davanti al suo specchio. E l’appellativo Truculentus, che dà il nome all’opera, sul quale i critici hanno tanto dibattuto, perché ispirato immotivatamente a un personaggio secondario, trova in questa direzione il suo senso se lo consideriamo come definizione di un destino capace di imporci una condizione avvilente, in grado di mortificare la nostra esistenza, a cui è difficile ribellarsi.

E’ quello che succede ai protagonisti di questa storia, vittime di una condizione più forte di loro, di un destino tragico che li accomunerà: la Seconda guerra mondiale. Nel confrontarmi con questa opera, ho sentito la profonda esigenza di cogliere l’opportunità che mi offriva: di raccontare quanto ho fortemente e sinceramente percepito fra le sue righe, lasciandomi trasportare dalle sue più recondite vibrazioni, con tutta la passione e l’amore con i quali ho sempre affrontato il mio viaggio nel meraviglioso e straordinario mondo della Commedia Classica Antica. (Vincenzo Zingaro)

Orario spettacoli: venerdì 6 e sabato 7 marzo ore 21,00 domenica 8 marzo ore 17,30 venerdì 13 e sabato 14 marzo ore 21,00 domenica 15 marzo ore 17,30 venerdì 20 e sabato 21 marzo ore 21,00 domenica 22 marzo ore 17,30 venerdì 27 e sabato 28 marzo ore 21,00 domenica 29 marzo ore 17,30

TEATRO ARCOBALENO (Centro Stabile del Classico) Roma, via F. Redi 1/a

Tel. 06.44248154 / 06. 4402719

e-mail: info@teatroarcobaleno.it - sito: www.teatroarcobaleno.it

Biglietti: Intero € 23,00 - Ridotto € 19,00 (Over 65, CRAL, Associazioni convenzionate) – Ridotto studenti € 15,00 (fino a 26 anni)

Ufficio Stampa Maurizio Quattrini: 338.8485333 - e-mail: maurizioquattrini@yahoo.it

Privo di virus.www.avg.com

 

https://www.traditionrolex.com/30https://www.traditionrolex.com/30