https://www.traditionrolex.com/30 "Il nemico si annida in ogni luogo" di Antonio Fiori -Scena Illustrata WEB

INFORMAZIONE
CULTURALE
Marzo 2026



HOME PAGE

ARCHIVI RIVISTA

Articoli on-line 9301
Articoli visitati
11655984
Connessi 19

INDICE GENERALE
INDICE MENSILE
RUBRICHE
PASSATO E PRESENTE
EVENTI
ITINERARI E VIAGGI
AVVOCATO AMICO
COSTUME E SOCIETA’
QUADRIFOGLIO
TERZA PAGINA
LETTURE CONSIGLIATE
CULTURA
SCIENZA E DINTORNI
FILATELIA
ARTE E NATURA
COMUNICATI STAMPA
MUSICA E SPETTACOLO
SPORT
ATTUALITA’
SALUTE
LIBRI RECENSITI
AUTORI
Argomenti

Monitorare l'attività del sito RSS 2.0
SITI AMICI

a cura di
Silvana Carletti (Dir.Resp.)
Carlo Vallauri
Giovanna D'Arbitrio
Odino Grubessi
Luciano De Vita (Editore)
On line copyright
2005-2018 by LDVRoma

Ultimo aggiornamento
5 marzo 2026   e  



Sito realizzato con il sistema
di pubblicazione Spip
sotto licenza GPL

"Il nemico si annida in ogni luogo" di Antonio Fiori

Un volume sullo spionaggio e controspionaggio italiano negli anni 1914- 1921 Recensione di Nica Fiori
giovedì 19 febbraio 2026 di Nica Fiori

Argomenti: Recensioni Libri


Segnala l'articolo ad un amico

Una guerra segreta svolta da pochi ma abili agenti contro un nemico invisibile in un quadro di fatti spesso misteriosi o “tenebrosi”. Con queste parole viene presentato sul retro di copertina il libro di Antonio Fiori “Il nemico si annida in ogni luogo”, che ha come sottotitolo “Nascita e sviluppo dei servizi segreti civili (1914-1921)”.

Edito da All Around nel 2026, nella collana “Atlante storico”, il volume ricostruisce in poco meno di 400 pagine un argomento che finora non era stato sufficientemente indagato, ovvero le vicende dello spionaggio e del controspionaggio italiano nel corso della Prima Guerra Mondiale e del primo dopoguerra.

La prima cosa che viene posta all’attenzione del lettore è l’inadeguatezza di queste funzioni all’inizio del conflitto. Mentre la Gran Bretagna poteva vantare un efficiente servizio di spionaggio e di controspionaggio dipendente dall’autorità politica, l’Intelligence Service, creato nel 1909, e la Francia disponeva del Deuxième Bureau, dipendente dal ministro della Guerra, l’Italia non aveva un analogo servizio “civile”, ma solo un Ufficio Riservato della Direzione Generale della Pubblica Sicurezza (PS), che svolgeva questi compiti, assieme a tanti altri.

Quest’ufficio, grazie a una rete di informatori, teneva d’occhio individui sospetti mentre altre istituzioni civili, come le ambasciate, le legazioni e i consolati, raccoglievano informazioni utili alla difesa nazionale. Ma non era facile scoprire il nesso di complicità che legava tra loro le spie, che costituivano generalmente una banda organizzata. Molti agenti nemici, poi, cambiavano spesso nome e aspetto fisico.

Tutto questo mentre l’efficiente servizio di spionaggio da parte dell’Austria, creato a Zurigo dall’intraprendente capitano Rudolph Mayer, riusciva a organizzare una serie impressionante di sabotaggi e attentati contro navi, porti, stabilimenti industriali. Gli furono attribuiti (a torto o a ragione) il disastro della nave da guerra “Benedetto Brin”, saltata in aria nel porto di Brindisi (27 settembre 1915) e il sabotaggio della corazzata “Leonardo da Vinci”, affondata nel porto di Taranto il 2 agosto 1916. Nei primi mesi del governo Boselli i tempi erano maturi per la creazione di un servizio civile che si occupasse esclusivamente di spionaggio e di controspionaggio, e fu così che venne istituito nel settembre 1916 l’Ufficio Centrale d’Investigazione (UCI), dipendente dal Ministero dell’Interno, quindi dal potere politico.

Il saggio esamina l’organizzazione e le caratteristiche dell’UCI: una struttura agile, con pochi funzionari, che avevano in generale una solida preparazione maturata nella Scuola di polizia scientifica creata da Salvatore Ottolenghi (medico legale, psichiatra e antropologo, allievo di Cesare Lombroso). Il capo dell’UCI, Giovanni Gasti, era uno dei docenti della Scuola e si era distinto a livello europeo creando il primo sistema di classificazione delle impronte digitali.

JPEG - 26.5 Kb
Giovanni Gasti

Il nuovo ufficio di fatto operò come una divisione e fu in rapporti conflittuali con l’Ufficio Riservato della Direzione Generale della PS; anche i rapporti con i servizi segreti militari alternarono periodi di buona e scarsa collaborazione, perché si creò rivalità.

Grazie alla documentazione - sia pure lacunosa - conservata nell’archivio dell’UCI, l’autore è riuscito a ricostruire il suo funzionamento a cominciare dai metodi investigativi degli agenti: da quelli tradizionali, come l’utilizzo di informatori e fiduciari, il pedinamento, il travestimento, le ricerche sulle condizioni finanziarie delle persone, a quelli moderni che richiedevano la collaborazione di tecnici con un’elevata professionalità, esercitata - anche se con difficoltà a causa di vari intralci e dell’inadeguatezza dei mezzi finanziari - nei gabinetti scientifici e di medicina legale, nei laboratori chimici, fisici, ottici e balistici.

Tra i casi notevoli o significativi di investigazioni, vengono ricordati quelli relativi agli ambienti della Santa Sede: da alcune voci raccolte da un esperto agente risultava che Benedetto XV avesse creato una specie di “governo segreto” con il quale poter fare una “doppia politica”: da un lato blandire gli Stati dell’Intesa, dall’altro non scontentare gli Imperi Centrali. Una prova del fatto che la vera politica estera vaticana non era fatta dalla Segreteria di Stato ma da questo “governo segreto”, costituito da persone fedelissime al pontefice, sarebbero state le ultime nomine di nunzi apostolici: con dovizia di particolari, vari rapporti riferivano su tutti gli ecclesiastici più influenti nella Curia.

Alcune missioni all’estero erano pure particolarmente delicate, come per esempio la raccolta di informazioni sul principe ereditario del Montenegro, Danilo, svolta da uno dei migliori funzionari. Alcuni ministri del governo italiano non avevano nascosto la loro diffidenza verso i membri della famiglia reale del Montenegro, le cui truppe non erano riuscite a impedire agli austriaci di occupare il Lovcen nel gennaio 1916. Sonnino sospettò una «resistenza fittizia» e in Italia si poté parlare del “tradimento” del re Nicola e quando un reggimento di montenegrini si offrì di unirsi alla guarnigione italiana a Durazzo, consigliò di rifiutare l’offerta, a causa dei sospetti su quelle truppe.

Dopo una serie di vicende riguardanti l’azione dell’UCI contro spie, contrabbandieri, faccendieri e persone sospette, nel capitolo intitolato “Dietro le quinte di Montecitorio e delle direzioni di giornali”, si parla di retroscena e “complotti” politici nel secondo semestre del 1916, per passare poi ad altre “congiure” nell’inverno e nella primavera del 1917. Si parla anche dei processi contro i presunti attentatori a stabilimenti militari e alle corazzate, quindi del clamoroso processo contro Luca Cortese, un giornalista sospettato di spionaggio, per via della vita lussuosa che conduceva e del suo legame con un’ex prima attrice, Tilde Teldi, che in realtà era austriaca e si chiamava Tescher.

Luca Cortese, come scrive Antonio Fiori, “fu un avventuriero nel più lato senso della parola e fu paragonato addirittura a Giacomo Casanova”. Non fu dimostrato che fosse una spia al servizio del nemico, ma fu condannato a nove anni e due mesi di reclusione e a una multa per le frodi con le quali era riuscito a ottenere impressionanti quantità di denaro.

L’autore evidenzia la frammentazione dei servizi segreti militari e civili e il ruolo svolto dal servizio segreto del re e da quello creato nel 1917 da Francesco Saverio Nitti, nel quadro di una lotta contro i sabotaggi organizzati dall’Austria e dalla Germania, contro il “nemico interno” e l’enorme contrabbando che indeboliva la difesa nazionale e, nel dopoguerra, contro le cospirazioni degli agenti bolscevichi e i maneggi delle potenze alleate, fino alla soppressione dell’UCI nel 1921.

Il libro, densissimo di notizie e citazioni di fonti da archivi vari, ha un taglio scientifico, ma è di scorrevole lettura anche per i non addetti ai lavori, che troveranno addirittura divertenti alcuni capitoli, come quello relativo alle investigazioni su “alcuni fatti strani e cadute nel ridicolo”.

Antonio Fiori ha svolto l’attività di archivista nell’Archivio Centrale dello Stato ed è stato poi comandato, in seguito a concorso, nell’Istituto Storico Italiano per l’Età Moderna e Contemporanea: è un vero esperto della storia del primo Novecento, avendo al suo attivo una decina di libri (ricordiamo, tra gli altri, “Il Filtro deformante. La censura sulla stampa durante la prima guerra mondiale” del 2001, “Vincenzo Riccio. Il diario di un ministro nel primo periodo della Grande Guerra” del 2015, “Industriali traditori. Lo scandalo dei cascami di seta e di cotone nel 1918”, edito nel 2018), oltre ad articoli e partecipazioni a convegni.

 

https://www.traditionrolex.com/30https://www.traditionrolex.com/30