Senz’altro significative appaiono le scelte didattiche di Svezia e Danimarca che stanno riducendo l’uso del digitale a scuola, puntando ad un ritorno di carta, penna e libri di testo cartacei per contrastare il calo delle competenze fondamentali.
La Svezia ha investito oltre 600 milioni di corone per i libri di testo e la Danimarca ha introdotto restrizioni sui dispositivi digitali per i più giovani. A quanto pare, l’apprendimento basato su cpmputer e tablet ha causato una minore comprensione del testo e compromesso la capacità di scrittura a mano, come hanno evidenziato i risultati deludenti di studi internazionali (come PIRLS), secondo i quali, inoltre, l’eccesso di schermi compromette lo sviluppo cognitivo e la concentrazione degli studenti.
L’obiettivo non è l’abbandono totale della tecnologia, ma solo la riduzione nell’uso eccessivo del digitale, ritornando ai metodi tradizionali per l’apprendimento di base, nella consapevolezza che le classi iper-digitalizzate stiano danneggiando lo sviluppo di competenze essenziali.
In Danimarca ormai c’è il divieto di cellulari e tablet per i bambini sotto i 6 anni, per proteggere l’apprendimento della lettura e scrittura manuale.
In Svezia il ministro Lotta Edholm ha affermato: “Gli studenti svedesi hanno bisogno di più libri di testo, poiché i testi fisici sono importanti per l’apprendimento”. In effetti il “Progress in International Reading Literacy Study” (Pirls) aveva già evidenziato i problemi scaturiti dall’eccesso di strumenti digitali.
“Esistono prove scientifiche evidenti del fatto che gli strumenti digitali compromettano anziché migliorare l’apprendimento- secondo il Karolinska Institute, una scuola svedese di medicina focalizzata sulla ricerca- Crediamo che bisognerebbe focalizzarsi sull’acquisizione delle conoscenze attraverso libri di testo stampati e competenze degli insegnanti, piuttosto che attraverso fonti digitali liberamente disponibili di cui non è stata controllata l’accuratezza”.
Anche l’Unesco ha lanciato un “appello urgente per un uso appropriato della tecnologia nell’istruzione”. E il rapporto dell’Agenzia, pur riconoscendo l’importanza del digitale, allo stesso tempo avverte che la tecnologia nell’istruzione non sostituire mai la formazione in presenza e da sostenere l’obiettivo di un’istruzione di qualità per tutti.
Secondo un sondaggio, in Italia 38,1% dei giovani sogna una scuola che unisca l’apprendimento online e la presenza fisica. Il 58,1% preferisce l’impostazione tradizionale, che privilegi i rapporti umani, mentre solo un 3,8% immagina, invece, un apprendimento interamente digitale. (Da https://www.vanityfair.it/article/s... )
Senz’altro questo cambio di rotta rappresenta un momento importante per chi crede nei rapporti umani e per tutti i promotori della protezione di profondità cognitiva e relazionale, poiché il benessere dell’individuo nell’apprendimento deve prevalere sulle logiche di mercato tecnologico.
Giovanna D’Arbitrio