C’è un’elettricità diversa nell’aria di Roma in questo febbraio 2026. Non è più solo l’attesa per un evento di costume, ma la consapevolezza di un popolo rugbistico che ha smesso di sentirsi l’invitato di pietra al tavolo delle grandi. Sabato 7 febbraio, alle 15:15, lo Stadio Olimpico aprirà i cancelli per Italia-Scozia, secondo atto di un Sei Nazioni che promette scintille.
Oltre ai punti in classifica, si gioca per la Cuttitta Cup, il trofeo istituito in memoria del leggendario pilone azzurro e tecnico degli scozzesi. Una sfida che negli ultimi anni è diventata un "classico" del torneo, spesso decisiva per evitare i bassifondi della classifica o, come accaduto più recentemente, per lanciare una delle due squadre verso le zone nobili del ranking mondiale.
L’Italia arriva a questo appuntamento dopo un tour autunnale convincente e una preparazione invernale focalizzata sulla disciplina.
Il CT Gonzalo Quesada sembra aver trovato il mix perfetto tra la solidità difensiva e l’imprevedibilità del triangolo allargato. "Contro la Scozia non puoi mai staccare la spina", ha dichiarato il tecnico in conferenza stampa. "Loro giocano il rugby più veloce del torneo, noi dovremo essere bravi a rallentare i loro punti d’incontro".
Dall’altra parte, la Scozia di Gregor Townsend arriva nella Capitale con la solita batteria di trequarti fulminanti. Nonostante l’avanzare dell’età, il genio di Finn Russell rimane il faro di una squadra che fa del gioco d’attacco la propria religione. Gli scozzesi cercano riscatto dopo le ultime prestazioni altalenanti, consci che l’Olimpico non è più terra di conquista facile come un decennio fa.
La partita si vincerà in due zone nevralgiche:
La mischia chiusa: Il pacchetto azzurro, guidato dal capitano Michele Lamaro, dovrà confermare i progressi mostrati nel 2025. Se l’Italia riesce a dominare la fase statica, toglierà ossigeno al gioco scozzese.
La sfida tra i n.10: Il confronto a distanza tra la gestione tattica di Paolo Garbisi e l’estro di Finn Russell sarà, come sempre, il tema dominante. Chi riuscirà a calciare meglio negli spazi profondi avrà la chiave del match.
Le previsioni parlano di uno stadio completamente esaurito. Sono attesi oltre 65.000 spettatori, con la consueta marea scozzese (la "Tartan Army") pronta a colorare le vie del centro già da venerdì sera. Ma il cuore pulsante sarà azzurro: dopo la vittoria storica del 2024 e le grandi prestazioni dello scorso anno, il pubblico italiano crede fermamente che battere la Scozia sia non solo possibile, ma l’obiettivo minimo per puntare alla parte sinistra della classifica.
Sabato pomeriggio, al fischio d’inizio dell’arbitro, non sarà solo una partita di rugby. Sarà il termometro della maturità di un’Italia che vuole continuare a ruggire.
Le probabili formazioni:
ITALIA: 15 Capuozzo, 14 Pani, 13 Menoncello, 12 Brex, 11 Ioane, 10 Garbisi P., 9 Varney, 8 Cannone L., 7 Lamaro (C), 6 Negri, 5 Ruzza, 4 Cannone N., 3 Ferrari, 2 Lucchesi, 1 Fischetti.
SCOZIA: 15 Kinghorn, 14 Graham, 12 Jones, 13 Tuipulotu, 11 Van der Merwe, 10 Russell, 9 White, 8 Dempsey, 7 Darge, 6 Ritchie, 5 Cummings, 4 Gilchrist, 3 Z. Fagerson, 2 Turner, 1 Schoeman.
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