L’alpino Luca Barisonzi, rimasto tetraplegico a seguito dell’attentato del 18 gennaio 2011 a Bala Murghab, in Afghanistan, in cui un infiltrato ha aperto il fuoco contro le truppe italiane, causando anche la morte del Caporal Maggiore Capo Luca Sanna, ricostruisce con precisione e profondità il comportamento dei soldati italiani durante la missione in Afghanistan.
Nel libro “La Patria chiamò” (Mursia, Euro 12,00, pagg. 144) a cura di Paola Chiesa la miglior risposta alle recenti affermazioni del Presidente degli Stati Uniti, secondo cui le truppe alleate “sarebbero rimaste nelle retrovie, lontane dalla linea del fronte”.
Le sue pagine mostrano un quadro opposto rispetto all’immagine di passività evocata nelle dichiarazioni americane: uomini e donne che hanno risposto senza esitazione e con una determinazione che non ha mai conosciuto “retrovia” come rifugio:
Il giovane caporale maggiore Luca Barisonzi ha ventun anni e non ha dubbi: risponde di sì alla chiamata del suo Paese, che risuona urgente ogni volta che sente intonare l’Inno di Mameli. La missione è un passaggio obbligato per chi, come lui, ha scelto la divisa. Per questo, nel settembre del 2010, è partito per l’Afghanistan, destinazione Bala Murghab, sulla Ring Road. Luca Barisonzi è stato ferito gravemente il 18 gennaio 2011, durante un attentato in cui morì il commilitone sardo Luca Sanna, e da allora è stato ricoverato prima al Reparto Unità Spinale dell’Ospedale Niguarda di Milano e poi in un centro di riabilitazione in Svizzera.
Nella sua vibrante testimonianza racconta i ricordi, i sogni e le speranze di un giovane soldato dei nostri tempi, dall’arruolamento volontario alla partenza per l’Afghanistan: gli aiuti umanitari, l’incontro con il popolo afghano e con i suoi bambini, i rapporti con i compagni e la vita quotidiana alla base, fino al tragico epilogo di una missione che per lui non si è ancora conclusa e che continua in ospedale, sulla sedia a rotelle, per riavere una vita il più possibile vicina alla normalità. La sua è la storia di un ragazzo come tanti, di un alpino come pochi, che insegna cosa significhino davvero oggi parole come coraggio, fratellanza, onore, spirito di servizio.
Il messaggio di Barisonzi è chiaro: quando la Patria chiama, la risposta non è mai nelle retrovie. È sul campo, nella responsabilità condivisa, nella presenza concreta. Ed è su questa verità che si fonda il contributo italiano alle missioni internazionali, ieri come oggi. Barisonzi mostra un’Italia militare che non arretra, che non delega, che non si sottrae.
“La Patria Chiamò”, è una testimonianza fondamentale che richiama l’attenzione su una verità storica e morale che non può e non deve essere distorta, in onore di chi, come Luca Barisonzi, ha risposto senza esitazione alla chiamata del proprio Paese e di chi, come Luca Sanna, ha pagato con la vita il prezzo più alto del servizio.
Luca Barisonzi (Voghera, 1990) si arruola volontario nell’Esercito Italiano nel 2008. Nel 2009 è assegnato in Lombardia, a Milano, nella caserma Santa Barbara, con l’incarico di fuciliere. Assegnato nel marzo del 2010 a Venzone all’8° Reggimento Alpini, Battaglione Tolmezzo, 6a Compagnia, parte per la sua prima missione all’estero, in Afghanistan, nel mese di settembre. Il 18 gennaio 2011 è ferito gravemente in un avamposto di Bala Murghab. Oggi, Sottotenente nel Ruolo d’Onore, Barisonzi è ancora in servizio. Con Mursia ha pubblicato La Patria chiamò (2012) e Storia di una rinascita (2025).
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In allegato: copertina in jpg di La Patria chiamò e di Storia di una rinascita